Dalle sponde dell’Adriatico dodici artisti stanno guardando oltre

Dalle sponde dell’Adriatico dodici artisti guardano oltre
BARI- Fortino di Sant’Antonio Abate
21 febbraio – 1 marzo 2009 – Orario : 10/13 – 18/21

Si è inaugurata sabato 21 febbraio la collettiva d’arte contemporanea “Enkomion” , nella suggestiva cornice del Fortino di Sant’ Antonio Abate a Bari. “Dalle sponde dell’Adriatico dodici artisti guardano oltre”, è questo il sottotitolo che accompagna il disegno del Fortino sulla copertina della guida illustrata – curata dal critico d’arte Lello Spinelli, con la premessa della giornalista scrittrice Anna Sciacovelli – della mostra, nella prospettiva di un confronto interculturale con i paesi dell’altra sponda dell’Adriatico; la mostra infatti, è stata inaugurata dalla professoressa Rosa Alò, Console della Repubblica di Croazia, e si propone di raggiungere questo paese per far conoscere uno spaccato della cultura artistica meridionale contemporanea. Organizzatore della mostra è il Centro d’arte e cultura “Leonardo da Vinci” , presieduto dall’artista Leonardo Basile che ha curato l’evento , con la collaborazione del “Centro Studi Europeo Spinelli” e il “sitodellarte” di Massimo Nardi .

Recensione di Antonella Colaninno su Enkòmion

“Nonostante la carenza di strutture, l’insufficienza degli spazi espositivi per l’arte contemporanea del nostro territorio, i curatori degli eventi hanno aderito ad una politica culturale di fruizione dei monumenti quali castelli, chiese e palazzi per l’allestimento delle mostre, aderendo ad una idea che ha promosso nella nostra regione lo storico dell’arte Achille Bonito Oliva, e che consente di condurre una riflessione sulla continuità dell’arte tra passato e presente, superando le barriere di confine, e aprendo un dialogo tra storia, arte e paesaggio, valorizzando le testimonianze storico artistiche che accolgono nella tradizione del passato le culture delle nuove avanguardie artistiche.

Si avvia così, una riqualificazione del territorio nel rispetto della storia e nella prospettiva di una crescita nel futuro. Non meno importante è il risultato estetico di questo incontro; lo spettatore vive un’emozione completa in una dimensione allargata del tempo, vivendo una esperienza di straordinario fascino. Leonardo Basile, curatore e organizzatore della mostra, è presente anche come artista; l’opera “Mare”, un acrilico e smalto su tessere ( 60 x 100), è un lavoro costruito su una semplicità compositiva e sul raffinato gioco di contrasti tra zone scure e zone luminose, nell’accostamento simmetrico e ragionato di tessere. E’ il gioco di luce e di colore sulle varianti del blu e dell’azzurro a creare l’effetto di impercettibili volumi, in una delicata sequenza di poetiche geometrie. L’artista barese Massimo Nardi si è specializzato in ceramica a Bari, dopo essersi diplomato al Liceo artistico di Lucca; ha lavorato come scenografo al Teatro Petruzzelli ed è stato insignito nel 2008 del “Premio Ambiente” alla carriera. Il dittico “Ulivo in fiamme”( 150 x 200) acrilico e olio su tela, è una visione fantastica di un elemento caratterizzante del nostro patrimonio naturalistico; la tradizione dei parietari e l’ulivo secolare rivivono in questa particolare interpretazione di tono surrealista. Il tronco dell’ulivo è un insieme di nervature avveniristiche che si vestono di una folta chioma di piccole foglie. Si tratta di una visione poetica che passa attraverso una resa espressionistica del dato formale. L’enigmatica presenza del profilo di donna lascia un interrogativo sul rapporto tra l’uomo e la natura. Giacinto Franco, anche lui artista barese, presenta un olio su tavola ( 40 x 108) dal titolo”Gemelli diversi”, in cui la luce è il mezzo di comunicazione che consente agli oggetti di interagire tra loro, creando un dialogo misterioso fatto di riflessi di superfici specchianti, di ombre e di trasparenze. Una finestra sullo sfondo che mostra oltre un paesaggio urbano con costruzioni moderne, e in primo piano due oggetti in vetro di design; un omaggio forse alla poetica morandiana in una interpretazione nuova, più aderente ad un realismo metafisico. L’opera “Figuratività”dell’artista calabrese Francesco Silvestri ( acrilico su mdf 40 x 40) sperimenta nuove forme di espressionismo nell’elemento figurativo. C’è quasi un annullamento della forma e della tridimensionalità; il fondo non proietta in profondità le figure, ma le spinge in primo piano, per un senso di indefinito, di vuoto, nonostante l’equilibrio tonale delle campiture in verde e azzurro. Le figure sono sagome leggere, dai profili incerti e allungati in cui il grafismo sembra dileguarsi nel colore; anche nelle figure in primo piano è il colore a creare l’indeterminatezza della forma; le pennellate veloci danno un senso di instabilità e di movimento, di dinamismo della linea, che pure nella sua incertezza mantiene una ponderatezza, crea un gioco di equilibri. Sullo sfondo le silhouettes delle figure hanno paradossalmente un peso che è quello emozionale e psicologico che si rileva nella postura. Un’indagine introspettiva che sperimenta nuovi linguaggi figurativi attraverso l’espressionismo del colore. M. Luisa Valenzano si è laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti; nell’opera “Sete”( acrilico su tela 100 x 150) c’è una aderenza al dato reale che si sublima nella sua semplicità; una mimesis della realtà in una atmosfera di sospensione metafisica. La composizione è costruita sul contrasto tra la forte luminosità esterna, e le tonalità oscure dell’ambiente interno, in una descrizione fredda e analitica, essenziale nel suo rigore; un razionalismo che però lascia percepire le fragilità dell’uomo contemporaneo, chiuso nella prigione del suo apparire, in una quotidianità apparentemente semplice, svuotata di slanci e di passioni.
La giovane artista barese Margherita Ragno presenta il pastello dal titolo”Nudo”( 170 x 80); attraverso la delicatezza dei toni costruisce un’immagine di donna di prorompente fisicità, che si riallaccia alla tradizione dei nudi rinascimentali, e ad un filone già ripreso da artisti contemporanei come Botero o Antonio Bueno. Una fisicità che si compiace e si svela ignara di ogni volgarità, e che si veste di una eleganza cromatica di raffinata sensibilità.
L’artista siciliano Rosario Mercuri con la sua installazione “Il telefono”si discosta dal filone figurativo per seguire le sperimentazioni dell’arte concettuale, dove oggetti della quotidianità diventano simboli di un percorso estetico e sociale alternativo. L’oggetto diventa simbolo di una realtà che riduce l’immagine a pura icona, i cui significati trascendono il dato puramente emozionale seguendo un percorso concettuale.
Francesco Mestria, artista lucano diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari è l’unico artista scultore presente nella mostra con l’opera “Life”. Il suo percorso artistico si riconduce al filone già sperimentato dall’artista americano George Segal. L’individualismo delle figure rappresenta la volontà di ricercare una dimensione sociale dell’uomo; l’isolamento della figura è solo apparente, perché il suo volume si inserisce nel contesto spaziale circostante; la sua solitudine è quella della incomunicabilità La quotidianità del gesto si sublima nella teatralità della costruzione, che acquista un valore scenografico. Amedeo Del Giudice, artista napoletano, docente e poi preside nei Licei Artistici, costruisce le sue inquadrature con una solida impostazione, in cui il taglio fotografico e la diversa tecnica di esecuzione rendono opere come “Donna con girasoli”( acrilico e acquerello su tela 75 x 115) un apparente collage, per il contrasto tra il nudo di donna marmoreo, per la solidità della forma, e il fascio di girasoli eseguito con un tratto nervoso, con l’uso di aranci e di verdi. Un gioco di colori che contrastano con l’immagine in negativo del nudo di donna. “Paesaggio con barca”dell’artista barese Giuseppe De Sario presenta un’eleganza di accostamenti cromatici che variano dalle tonalità pastello come il rosa e il celeste, ai toni caldi del marrone e del blu. La barca sulla spiaggia diventa un oggetto prezioso della quotidianità, che viene interiorizzato dall’artista e sentito con grande poesia.
Cesare Cassone è un artista autodidatta nelle cui opere la composizione si smaterializza dal punto di vista formale e si costruisce attraverso l’uso del colore; i suoi spazi sono quelli puramente emozionali e per questo ogni rappresentazione figurativa diventa puro artificio formale; la sua esperienza persegue perciò, l’adesione ai concetti dello Spazialismo, per il quale la tela diventa l’alter ego, lo spazio su cui proiettare le nostre emozioni. Il suo lavoro “Sfere gialle”,un acrilico su cartoncino (90 x 75) è una proiezione non del dato visibile, ma di ciò che quella esperienza comunica sul piano oggettivo e personale.
Infine, Magda Carella, artista barese creatrice dell’opera “Ama l’arte”( tecnica mista 70 x 50), nella quale possiamo rilevare un aspetto sociale, se consideriamo il graffito una forma di arte pubblica, che rivela messaggi culturali di un determinato contesto urbano. La ragazza che si ferma davanti al graffito per leggere il pensiero di Gustave Flaubert evoca una memoria letteraria, che pone comunque una riflessione sugli aspetti dell’arte contemporanea.”

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