Un addio a Fernanda Pivano

Non ho letto molto di Fernanda Pivano (a dire il vero solo i suoi “Diari (1917-1973)” , che sono una raccolta di aneddoti ed episodi tratti dalla sua straordinaria vita) ma sono stato , lo sarò per sempre , comunque legato a lei (e come me tanti altri della mia età , e anche di più) in un rapporto di stima e rispettosa riconoscenza per tutto quello che ci ha donato nella sua lunghissima vita di traduttrice.
Forse non avremmo letto – oppure l’avremmo fatto in tempi diversi con effetti diversi sulla nostra cultura – l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, tutti gli autori della beat generation fra i quali Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e per finire coi giovani autori come Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk e Jonathan Safran Foer. Non dimenticando Ernest Hemingway , di cui è stato amica personale e traduttrice di gran parte delle sue opere in Italia.
Fernanda Pivano è morta ieri , 18 agosto 2009 , lasciando un grande vuoto nella cultura italiana. La ricorderemo per sempre …. come ricorderemo “Il suonatore Jones” tratto da Spoon River che qui voglio riportare in sua memoria.Grazie Nanda

“La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tuti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento – solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta –
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.” – Edgar Lee Masters

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