EN DIX ENCHANTE AL CASTELLO DI BITRITTO

Dal catalogo della mostra curata dal critico d’arte Antonella Colaninno

“Enchante, un suono delicato per una parola che racchiude nel suo significato anche l’incanto del valore estetico di ogni forma d’arte che affascina con l’intimità dei suoi linguaggi densi di simbologie velate. In“Percorsi di riflessione”riprende il cammino di “En-dix” attraverso i luoghi storici della nostra regione, ponendo a confronto sulla linea del tempo, alcune espressioni dell’arte contemporanea con le architetture del passato.

Nelle“Riflessioni”di Leonardo Basile la ricerca introspettiva apre nuovi orizzonti. Superfici luminose e trasparenze celesti inducono il fruitore alla meditazione aprendo le porte ad una dimensione profonda. Una sottile linea all’orizzonte si dilata alle estremità della tela dividendo ad emiciclo due zone luminose che si rispecchiano vicendevolmente, dove le ombre sono impercettibili aloni di oscurità. Ragione e sentimento si riflettono nella foschia degli azzurri nebulosi e nel dinamismo di sottili pennellate gialle che seguono una traiettoria vorticosa che converge verso il centro della “riflessione”. In Umberto Colapinto la sequenza di piccole case dai toni caldi e pastosi crea morbidi volumi che la luce scompone come facce di un cristallo. Presenze delicate di un mondo quasi chagalliano che riflette un’apparente adesione ad un vissuto senza ombre nel quale il silenzio regna sovrano e lascia immaginare un paesaggio atemporale. Il bianco predomina, quasi luce pura, nelle tele di Cesare Cassone dando in chi osserva la percezione di spazi infiniti. Astrazioni geometriche si sfiorano sospese in equilibrio in uno spazio senza tempo, nell’impenetrabile oscurità di uno sfondo in cui tutto si perde lasciando vita solo al “nulla”. Presenze enigmatiche si muovono nella ricerca figurale di Francesco Silvestri come ombre colorate tra vaste campiture luminose di verde e di azzurro. Un flashback cromatico per cogliere l’attimo di una azione collettiva che sublima il tempo di un istante. Corpi pregni di un dinamismo cromatico dove la luce scompone il dato formale creando un ritmo veloce di libere fusioni tonali. Amedeo Del Giudice rappresenta il mistero stesso della vita nell’universo femminile. La donna è per l’artista il completamento di una dimensione complessa a cui la natura affida il dono della vita.. Anche la simbologia dell’opera “Nido”lascia affiorare l’idea della fecondità e della protezione. L’uovo fecondato che si schiude alla vita all’interno di una cavità che ricorda il pube della donna. In Massimo Nardi il blu è il colore dell’armonia, della pace, dello spirito, mentre la filosofia orientale lo associa all’idea di immortalità. Schefling, nella sua “Filosofia dell’Arte”, asserisce che “ il silenzio è la condizione propria della bellezza come la calma di un mare tranquillo”. La luminosità e la magia di questa atmosfera sognante, la simbologia della sfera evocano messaggi nascosti. Nel continuo mutare delle cose, la perenne ricerca di punti di riferimento prevede l’esistenza di un “Codice della strada”, una segnaletica guida che è metafora del nostro libero arbitrio. Il colore rosso rappresenta nell’opera il “filo di Arianna”che indica la strada nel labirinto della vita. Colore questo, che rappresenta il simbolo della nostra volontà e che indica il percorso metafisico delle sfere e l’incedere sensuale della donna che spesso percorrono strade diverse. Per questo, la filosofia del “mutamento” è l’unica condizione certa dell’uomo nella ricerca continua di punti di riferimento. L’opera di Emanuele Rubini, ispirata anch’essa alla figura femminile, rappresenta la fragilità umana, una piccola fiamma flebile che nella durezza del marmo vuole esprimere la forza e la tenacia dell’uomo nella volontà di superare le debolezze delle proprie insicurezze. Gli interni dei caffè di Jovan Vulic invitano a momenti di pausa e di riflessive solitudini. L’apparente staticità della donna in attesa in primo piano denota una caparbia ricerca esistenziale nella dimensione del tempo soggettivo in questo artista che ha radici profonde nella tradizione di certa pittura romana. Il mondo fantastico di Salvatore Fiume evoca terre lontane tra arabeschi fluttuanti di broccati dorati. Le forme si dileguano nel vorticoso cromatismo mentre le atmosfere rinviano ai profumi d’Oriente tra aromi aspri e speziati ed essenze delicate e accattivanti come le magiche atmosfere dei suoi paesaggi. In Roberto Masia, infine, la riflessione evoca la memoria di un passato lontano. “Nel ricordo di una Villa del ‘700” l’artista rinvia ad atmosfere postimpressioniste rievocate anche a livello formale nella tecnica del fusionismo che unisce i colori sovrapponendo delicati tratti a punta di pennello a colpi di spatola decisi e corposi, nella ricerca continua di una “fusione”tra luce e materia.” Testo a cura di Antonella Colaninno

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