I PRERAFFAELITI CON IL SOGNO ITALIANO

A partire da oggi (e fino al 6 giugno) al Museo d’Arte di Ravenna è possibile visitare la prima mostra in Italia (e basterebbe questo a significare l’importanza dell’evento) sui Preraffaeliti. Curata da Claudio Spadoni, Colin Harrison e Christopher Newall, e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune, dal MAR e dall’Ashmolean Museum di Oxford, la mostra si prefigge lo scopo di dettagliare il ruolo artistico e culturale del nostro Paese nel movimento preraffaellita.

Il movimento preraffaellita nasce in Inghilterra nel 1848, in pieno periodo vittoriano, su iniziativa di tre giovani pittori (Dante Gabriel Rossetti, William Hunt e John Millais) che, animati dalla loro irrefrenabile smania adolescenziale di cambiamento, diedero vita alla Confraternita con l’intento di rivoluzionare l’Arte e con questa la società, in totale antagonismo con la morale e le ipocrisie vittoriane, imponendosi come risposta all’accademismo ufficiale, per il recupero di un’arte spontanea, ispirata alla natura e identificabile con l’arte dei pittori del passato – prima di Raffaello, naturalmente.

La lucentezza dei colori, l’attenzione ai particolari naturali, l’estrema semplicità e l’intensità dell’espressione furono gli elementi della pittura medievale che affascinarono quel gruppo di giovani pittori. L’Italia con la sua arte, il suo paesaggio, la sua letteratura,la sua storia e le vicissitudini politiche che in quegli anni viveva, fu il motore della loro ispirazione: essi intendevano guidare la riforma della pittura inglese verso una soggettistica emotivamente sincera e personale, rifiutando le immagini convenzionali legate al metodo accademico.

Lo storico (ma anche disegnatore) John Ruskin fu il primo e importante fiancheggiatore del gruppo (nonostante il suo risentimento nei confronti di Millais che gli aveva “fregato” con molta disinvoltura la bella moglie), prendendone le difese, quando le loro opere fecero le prime apparizioni nelle esposizioni della Free Society e della Royal Academy di Londra, imbestialendo la critica benpensante. Il loro attegiamento era considerato irritante perchè ostentava disprezzo nei confronti dell’autorità e delle regole della Royal Academy, dove comunque i tre avevavo studiato. Oltre a ciò anche per il modo di sviluppare la tematica sacra con inquietante e scandaloso realismo, mettendo a fuoco ogni particolare naturale come se fosse visto a microscopio. Questo del resto era il fascino della loro pittura che ammaliava Ruskin e che , oggi ai nostri occhi, continua ad affascinare anche perchè ci preannuncia le allucinate visioni dei simbolisti e dei surrealisti.

Ma se inizialmente l’arte dei preraffaelliti prese ispirazione dall’arte italiana, con riferimento al periodo medievale e pre rinascimentale, a partire dagli ultimi anni del 1850 la loro attenzione si orientò anche ai dipinti del sedicesimo secolo e in particolare a quelli veneziani. Dipinti come “Dolce far niente” di Hunt, sono inimmaginabili senza l’esempio del Manierismo, mentre Aurelia (L’amante di Fazio) di Rossetti è disegnata col linguaggio, addirittura, del maestro di Urbino.
Insomma, alla fine, il Preraffaellismo mutò in quello che è comunemente chiamato “Movimento Estetico” e gli scritti di critici come Algernon Swinburne e Walter Pater sul Rinascimento italiano furono sicuramente un riferimento per i pittori inglesi in cerca di liberare il loro operato da prosaici e, forse, inutili argomenti narrativi.

Concludo aggiungendo qualcosa sul “Dolce far niente” di Hunt citato pocanzi, un dipinto con una storia a dir poco inquietante: In origine ritraeva la modella Annie Miller , di cui Hunt era follemente e perdutamente innamorato (non che questo, all’epoca, accadesse raramente) ma che con la quale decise di rompere immediatamente ogni tipo di rapporto, venuto a conoscenza del fatto che la “donnaccia” (è un eufemismo: nel testo originale ci ho messo ben altro) si faceva ritratte contemporaneamente da altri (“Solo ??!! Ci aggiungo io malpensante dei miei tempi). Hunt lasciò il dipinto incompleto. Dopo qualche anno lo riprese, ispirandosi però alla moglie, sposata in quegli anni e che morì nel dare alla luce un figlio. Il risultato è tutto da vedere: una immagine sensuale e nello stesso tempo struggente, ispirata alla popolare filosofia della vita italiana, riuscendo ad unire in una dimensione onirica i tratti somatici delle due donne amate dal pittore.

MAR – Museo dell’Arte Ravenna
Via di Roma,13 – 48100 Ravenna

Info: http://www.museocitta.ra.it
Tel. 0544/482477-482356

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