Tra segno e volume è Mario Colonna

Uno degli artisti più noti del panorama artistico pugliese, sue opere pubbliche sono presenti in varie città italiane . Ex direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bari, figlio d’arte di generazioni di artisti. Opera e vive a Bari. Pittore e scultore dalla formazione classica ma dallo sguardo rivolto alla contemporaneità.


Di lui così scrive Luigi Dello Russo:
E’ reduce da “ Per luoghi e paesi” , una molto coinvolgente, nonché apprezzatissima, mostra a Monopoli: un percorso eretico ed eversivo rispetto al tradizionale quanto consumato e consumistico mito della ‘Mediterraneità’. Ora Mario Colonna, figura storica – come il padre – dell’ arte pugliese ( pugliese solo in quanto nativo e non per limitazioni geografico-culturali ) ribalta la scelta precedente e si presenta qui, nella Galleria Adsum, con ‘altre’ scelte, con ‘altre’ forme : scultura-materia e pittura-segno.

E’ che l’autore è artista sperimentale senza fossilizzazioni di generi e di tecniche. Perizia e ricerca che gli pervengono dal suo apprendistato originariamente di bottega: quindi non solo pittura, ma anche scultura ed inoltre disegno e mosaico…e nello specifico della plastica ancora varietà di materiali: alluminio e terracotta, bronzo e gesso, legno e pietra.
Pur in una discontinuità di tematiche la scultura si presenta – come nella sua pittura più riconosciuta – magma sofferto: contratto od espanso fino alla dissoluzione trasparente per cui le singole opere sono trasfigurazioni spirituali di una materia dolorante che volge alla macerazione se non alla decomposizione e alla dissoluzione.

Su una piccola stele traforata che fa intravedere una luce filtrata s’impone un’arcaica maschera funebre : la morte e un possibile al di là. Altro impatto religioso-metafisico impongono ‘La piramide umana’ e ‘La nave dei folli’ in cui figurine di uomini affannati si agitano drammaticamente , ma inutilmente, in una ricerca prometeica di potere o di titanica velleitaria aspirazione divina .Meglio rimanere sulla povera terra , come fa ‘Luca, il diverso’ che cerca con le braccia protese comunicazione ed affetti.

Una seconda sezione dell’esposizione è dedicata ai disegni pastellati mai usciti, come anche i lavori della terza sezione, dallo studio-grotta pieno di tesori di creatività. Il disegno, così sottovalutato se non disprezzato dalle nuove generazioni di artisti o di velleitari sedicenti tali. Non esiste in natura, né si offre alla percezione del vero, bensì traduce in conoscenza intellettuale la nozione sensoriale della realtà, opera cioè un processo di astrazione e ideazione…non a caso Heghel lo definiva come idea “ incarnata in forme sensibili” pertanto strumento principe intellettuale e concettuale perchè se – a dire di Winckelmann – “ la bellezza è percepita dai sensi, ma è la mente che la riconosce come tale e la comprende”. Sono nature morte, ma vivificate da una luce più o meno presente tra i neri profondi, le infinite variazioni di grigi e i piccoli vuoti di chiari: una oscurità che nasconde perchè poi illumini di più. Si rinnova così l’antica poesia della quotidianeità, da Chardin a Morandi, privilegiando però il farsi e il disfarsi della materia-vita sotto la luce del divenire trasfigurante e mutante.

Infine l’ultima sezione, la più complessa e proprio perciò la più enigmatica: vedute della realtà che diventano metafore visive o fantasie inconsce come visioni reali. Il Prospero della shakespeariana “Tempesta” afferma: “Siamo fatti della stessa materia dei sogni”…e viceversa – freudianamente – I sogni sono fatti della stessa materia di noi. Qui non si sfrena solo la ‘terra straniera’ che è in noi ma anche la cultura immagazzinata e sedimentata nella memoria secondaria fino all’amigdala. In una società, carnefice e vittima di mass-media visivi appiattiti sul presente, il passato iconico, nello specifico delle singole individualità non massificate, ritorna come elemento dissonante, scompigliante ed eversivo. Aveva ragione Warburg quando sosteneva che la storia dell’arte si fa con i fantasmi e gli anacronismi!

Qui una spiaggia di giovani irrequieti e mossi visti a ‘volo di uccello’ che si aggrovigliano a gruppi come in un inferno dantesco alla Doré, là un classico baccanale romano tra maschere veneziane e grottesche rinascimentali in un ‘festino’ memore del kubrickiano ‘Eyes wide shut’ o una fredda e surrealistica scenografia alla Clerici vivificata e sconvolta da corpi e volti deformati tra Bosch ed Ensor…ed altro ancora. Qui la tecnica è mista, perché ‘mista’ è la vita del nostro io interiore: una linea disegnativa che ora è geometrico-analitica per architetture fantastiche ora è serpentinata e sregolata in deformazioni espressionistiche per corpi e volti mescolando così Bauhaus e Manierismo.

Il tutto macchiato e imbevuto di colori pastello dai toni acidi ed elettronici, che corrodono ironicamente o sarcasticamente le invenzioni fantastiche, surreali ed orgiastiche in cui si mescolano mito e realtà. La Realtà di sempre che diviene Mito, Mito che si ripresenta come Realtà. Mutamenti di entropia della vita naturale, che è il tema di fondo dell’arte del Colonna: la bellezza della vita che si trasforma in violenza e degenera in morte.

Dal “Dialogo della natura e di un islandese” di Giacomo Leopardi: “…trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra..e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile..”. E’ questa bellezza e terribilità della natura che Mario Colonna ci mostra!

ADSUM Artecontemporanea
via Marconi, 5 (Palazzo della Meridiana) – Terlizzi(BA)
Art director : MARIA BONADUCE e GIOVANNI MORGESE
Critico e storico dell’arte: LUIGI DELLO RUSSO
Grafico design: RAFFAELE PORFILIO
Ufficio stampa: NICOLO’ MARINO CECI
http://www.retearte.itadsum.arte@libero.it Tel. 3476502478

“Tra segno e volume” dal 14 novembre al 7 dicembre 2010

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