Puglia – padiglione regionale 54^ Biennale d’Arte di Venezia a Bari nella sede di Santa Scolastica: Una mostra che non mostra.

Ho appreso della scomposta reazione pubblica di Vittorio Sgarbi, giovedì sera in Santa Scolastica all’articolo di Pietro Marino di presentazione del Padigllione Puglia a Bari – pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno dello stesso giorno – leggendo questa mattina un’altro articolo dello stesso Marino.
Non ho partecipato alla inaugurazione di quella mostra perchè non ne ho condiviso le finalità e il metodo di “arruolamento” sin dalle prime ore e perchè ho una viscerale antipatia nei confronti della ‘persona’ Sgarbi e sgarbismo pensiero….non ne sopporto la vista in televisione figuriamoci la sua presenza fisica e fastidiosa voce da giocatore di tressette. Non ho partecipato a quella inaugurazione (e non ne ho parlato per nulla) perchè immaginavo cosa sarebbe successo…..e che è successo. Non ne sono, però, contento: è un’ulteriore mortificazione dell’ARTE perpetrata da un individuo abietto e mercificatore che ha illuso i partecipanti a quella mostra facendogli credere che queste mega collettive territoriali segnino la riscossa dalla presunta “cosa nostra” del sistema che lega critici gallerie e musei e che assicureranno riscatto, visibilità e prestigio ai 58 “fortunati” della Puglia Nord come ai prossimi cinquanta del Grande Salento – venerdì prossimo l’inaugurazione nell’ex Convento dei Teatini a Lecce, ndr.
La verità è un’altra e ce la evidenzia Pietro Marino nel suo articolo, e cioè “che la Mostra di Bari resterà inutilmente confinata nelle cronache locali, come tutte le altre. Può specchiarsi nella sua sostanziale dignità formale (tutto il contrario dell’ammasso veneziano). Ma la deve al fatto che la massima parte degli autori sono i “soliti noti”, integrati nel pur fragile sistema locale che critici-gallerie-istituzioni-collezioni del territorio hanno costruito con pazienza e fatica negli anni. La deve al fatto che gli inviti sono stati stilati da un asse saldato tra un assessore alla Provincia con conoscenze e vocazione da collezionista ed alcuni artisti attestati fra Accademia e gallerie baresi che contano. Un asse che ha subito una decina di imposizioni dal “fondo Sgarbi”, ma ha anche saputo resistere ad ulteriori allargamenti. E alla fine, una scelta è stata fatta: ma senza responsabili, nè motivazioni critiche, ne progetto culturale. Con un uomo solo al comando insultante.” Questa è la “Biennale democratica” di Sgarbi.

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