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Pop my bling bling

Con pop my bling bling il mondo dell’arte si tinge di rosa, emanando charme e ambiguità che uniscono le emozioni e i desideri proiettati da artisti, curatori e galleristi.

Un ambiente levigato e glitter che nasce all’intersezione tra mostra e pop-up store, in cui ogni opera è parte di un dialogo più ampio attorno al sistema dell’arte contemporanea. In un confronto aperto con i concetti e le estetiche dell’effimero, la mostra si propone di evocare il senso di illusione e disillusione di quando la bolla scoppia.

Pop my bling bling

Nel corso del ventesimo secolo, gli artisti e le loro esistenze si sono resi fondamentali per la creazione di valore in una new economy dove l’arte, sempre più permeata dal quotidiano, si è rivelata una “forma pietrificata della vita economica”, come afferma lo storico d’arte Michael Baxandall.

Un’autonomia dell’arte condizionale alla realtà periferica, che tralascia tuttavia una libertà residua. In un flusso convoluto che scorre dal prodotto al processo, dal materiale all’immateriale, dal vendibile al non vendibile, pop my bling bling celebra una nuova forma di convivenza nata dall’eterno matrimonio e divorzio tra arte e mercato, capace di svelare altri orizzonti possibili all’interno di questa cornice conflittuale.

Attraverso live, performance e screening – interventi come proiezione ulteriore di sé – gli artisti si confronteranno con le dinamiche del sistema dell’arte contemporanea, speculando anche il complesso paradosso del self-marketing, con un tono che oscilla tra il critico e l’irriverente.

Pop my bling bling
THE FLAT – MASSIMO CARASI
Milano – dal 17 al 19 maggio 2017
Via Paolo Frisi 3 (20129)
+390258313809 , +39 0258313809 (fax), +39 022155325
carasi-massimo@libero.it
http://www.carasi.it

Other Places

Intragallery presenta la doppia personale fotografica degli artisti Matteo Basilé e Corrado Sassi, “Other Places”, che inaugurerà a Napoli il 18 maggio 2017, alle ore 19, negli spazi di Via Cavallerizza a Chiaia 57, con la presenza degli artisti.

MATTEO-BASILE-CARRARA-1Il titolo scelto per la mostra, “Other Places”, invita lo spettatore verso luoghi altri, evocando visioni di realtà immaginate.

Entrambi gli artisti si esprimono attraverso la fotografia; Basilé progetta accuratamente la sua visione, prevedendo con esattezza gli elementi che restituiranno il suo racconto, mentre Sassi ha un approccio più istintivo: fotogrammi da lui raccolti in velocità, vengono poi sovrapposti, per creare una suo ideale luogo altro.

OTHER PLACES – Matteo Basilé / Corrado Sassi

18 maggio / 30 giugno 2017

OPENING

Giovedì 18 maggio 2017

dalle 19.00 alle 21.00

Orario galleria: dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30, sabato dalle 10.30 alle 13.30

CORRADO-SASSI-NEBRASKA-2017

KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々ovvero “Qui si incarnano gli dei”

Generali Italia apre al pubblico Palazzo Morosini a Venezia offrendo la possibilità di visitare gratuitamente lo storico edificio, che ospiterà KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々, che letteralmente vuol dire “Qui si incarnano gli dei”. Una mostra che racconta, attraverso l’arte della fotografia unita alla pittura, la pratica più misteriosa delle arti marziali e la spiritualità che la contraddistingue: il Sumo.

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L’evento, promosso e organizzato da Generali Italia, in collaborazione con Arthemisia e contestualmente alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rientra nel programma di Generali Italia Valore Cultura, che ha l’obiettivo di sostenere le migliori iniziative artistiche e culturali e promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del territorio.

La mostra, che apre al pubblico dall’ 11 maggio al 16 luglio 2017, è curata da Xavier Martel, docente di storia dell’arte del XIX secolo all’Università Paris I.

Attraverso 33 opere l’artista giapponese Daimon Kinoshita – incisore di ukiyo-e – e il fotografo francese Philippe Marinig illustrano tramite la commistione della loro stessa arte il mondo della forza, dell’intelligenza e dell’accettazione di sé dei lottatori di sumo, i sumotori che diventano rikishi se professionisti.

Gli artisti, che lavorano entrambi sullo stesso tema, raccontano le origini di questa antica lotta che è lo sport nazionale del Giappone dove i contendenti, immortalati nella quotidianità dalla macchina fotografica di Marinig, si allenano nelle heya (le palestre dette anche scuderie) o si affrontano nel dohyo (la zona di combattimento), indossando il mawashi (il caratteristico perizoma) e acconciando i capelli con la oi-cho mage (la particolare crocchia).
Nelle opere in mostra anche la rappresentazione dello yokozuna, il grande campione per eccellenza distinguibile perché durante l’ingresso sul dohyo indossa la pesante corda annodata detta tsuna. E a questa figura è dedicata un’intera sezione che narra il successo del giapponese Kisenosato, il 72° yokozuna in tutta la storia del Sumo, lunga più di 400 anni. Kisenosato, dopo aver vinto il torneo Grand Sumo di Spring 2017, ha raggiunto l’apice del successo a distanza di 19 anni dall’ultimo yokozuna giapponese.

L’evento vede come sponsor tecnici Shoei, Awagami Factory e Fujifilm, media partner Billionaire e Gatehouse. Gli artisti sono rappresentati da Atelier Visconti. sposta presso Archivio di Stato – via Pietro Oreste 45, Bari – dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.30; sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Apertura straordinaria anche il 2 giugno. Ingresso euro 4,00 informazioni 080.541.48.13

Ivano Tomat – Tracce e Sedimenti

Inaugura martedì 16 maggio, ore 18.30, presso la galleria Rilievi Contemporary Art, la mostra Tracce e Sedimenti di Ivano Tomat, che si snoda su due registri: quello del colore, con poche variazioni, prediligendo una gamma polverosa e smorzata; la contrapposizione tra pieno e vuoto, dentro e fuori, l’aggetto della materia o la sua corrosione.

Ivano TomatL’esposizione è una panoramica sugli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista: tre opere inedite del 2016-17, prive di riferimenti grafici, che indagano ritmo e geometrie insiti negli accostamenti di toni contrastanti, vengono messe a confronto con tavole o tele dove alfabeti magici affiorano dalla superficie, e con lastre “arrugginite” che contengono in nuce entrambe le direzioni, andando fino alle origini figurative dell’autore.

Ivano Tomat (Roma, 1957) comincia come disegnatore. Dopo l’Istituto d’Arte e gli studi di illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design si specializza in incisione a puntasecca. Nel 1993 l’acquerello diventa il suo medium, astratto, dai timbri squillanti e i profili sinuosi. Poi torna alla tela e alla commistione di mezzi e generi. Che si esprima attraverso il gesso, l’acrilico o il legno l’intera ricerca verte sull’analisi delle dualità: della materia, del pensiero, della natura, della forma.

In un secondo momento compaiono simboli misteriosi, chiavi di accesso a mondi arcani, lettere indecifrabili e foglie stilizzate. I caratteri runici, primitivi; le continue cancellazioni, i graffi; la fascinazione per l’ignoto, l’oscuro, caratterizzano queste immagini e contaminano molte delle prove seguenti.

Ivano Tomat 2Oggi è focalizzato su dipinti che diventano bassorilievo. Una cadenza regolare, pieno-vuoto-pieno-vuoto, accompagna lo studio dell’incontro tra primari, secondari, complementari. Rosso, verde, viola, attutiti e mai strillati. «Il colore è emozione istantanea, non c’è un segno da leggere, basta uno sguardo, ti colpisce subito» (cit. l’artista).

Sebbene abbia cominciato a esporre nel 1995, è dal 2000 che le occasioni di presentare i propri lavori si fanno più frequenti. Sono da segnalare le collettive: Universo mare, I classificato nella sezione installazioni del Concorso Nazionale Romanatura organizzato dalla Regione Lazio al Porto di Ostia (2003); Sagome 547, a cura di Horti Lamiani Bettivò (2005); L’arte seduta, Vitarte, Viterbo (2006); Impronta Globale, a cura di Daniele Arzenta all’ISA Istituto Superiore Antincendi, Roma (2009); Marche d’acqua, Premio internazionale di acquerello, Fabriano (2010); Insieme, Banca d’Italia, col Patrocinio dell’Ambasciata del Guatemala (2011). Con la mostra Tracce e Sedimenti Ivano Tomat, a quasi dieci anni di distanza dall’ultima personale al Museo degli Strumenti Musicali di Roma, propone una visione completa degli sviluppi della propria indagine che, pur nelle diverse direzioni prese, rimane sempre fedele a determinati presupposti: la magia della pittura, l’azione che scava nella profondità del piano, il gusto per la qualità non sofisticata degli elementi.

Ivano Tomat, Tracce e Sedimenti
mostra personale di pittura

Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017 ore 18.30
Dal 16 al 23 maggio 2017
Orari: dal lunedì al sabato 11.00-19.30

Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea di Firenze

È in programma da sabato 6 fino a domenica 15 ottobre 2017, nel Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso di Firenze, l’11° appuntamento con Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea di Firenze.

XI Florence Biennale 2017

Nata nel 1997 dalla felice intuizione di Pasquale e Piero Celona – decisi a puntare su una nuova esperienza di incontro tra pubblico e artisti-espositori -, “Florence Biennale” si è sviluppata fino a diventare una delle manifestazioni di riferimento per l’arte contemporanea a livello mondiale, che in dieci edizioni ha condotto a Firenze oltre 5.500 artisti provenienti da tutto il mondo.

A “ARS AEVI” IL “PREMIO LORENZO IL MAGNIFICO” E IL SOSTEGNO PER IL NOBEL
Nel solco della collaborazione con prestigiose istituzioni internazionali, la Direzione di Florence Biennale ha deciso di assegnare il “Premio Lorenzo il Magnifico” al Direttore del museo di arte contemporanea Ars Aevi di Sarajevo, Enver Hadziomerspahic, quale autore del progetto di pace ed espressione di una volontà collettiva internazionale; con l’occasione il 12 ottobre Hadziomerspahic presenzierà all’incontro dal titolo “Creatività e sostenibilità: exempla dai musei d’arte contemporanea”, ricevendo da Florence Biennale il sostegno ufficiale alla candidatura del museo della capitale bosniaca al Premio Nobel per la Pace 2018.

IL PATROCINIO DELL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL MEDITERRANEO

L’XI edizione di Florence Biennale potrà contare, tra gli altri, anche sul patrocinio dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (AMP), istituzione internazionale che dal 2005 raccoglie i membri di 26 paesi che si affacciano sull’omonimo bacino e che ha sede a

Malta. La concessione è giunta con una lettera a firma dell’ambasciatore Sergio Piazzi, Segretario Generale dell’AMP, il quale scrive: “A nome dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, ringrazio per l’invito rivolto alla nostra organizzazione a sostenere l’XI Edizione della Florence Biennale – eARTh: Creativity & Sustainability in programma per il mese di ottobre 2017. Con immenso piacere, comunico la concessione del patrocinio gratuito da parte della APM al summenzionato evento, che rientra nell’ambito dei lavori della 3° Commissione Permanente APM che si occupa di Dialogo tra le Civiltà e i Diritti Umani”.

L’IMMAGINE COORDINATA DELLA MOSTRA “FRUTTO” DI UN CONTEST PER STUDENTI

Due mani, che formano un tronco d’albero, nell’atto di abbracciare la frondosa chioma di un albero dai colori estremamente vivaci, su un fondo verde di diverse tonalità. È stata finalmente svelata l’immagine coordinata dell’XI Florence Biennale, l’edizione del ventennale. Nata grazie alla collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, la nuova immagine ha visto all’opera gli studenti dell’Accademia delle Arti Figurative e Digitali di Firenze, centro artistico e culturale di riferimento per tutti i giovani che decidono di acquisire una specializzazione professionale nel campo delle arti visive. Attraverso un contest i ragazzi sono stati invitati a sperimentare e a realizzare la loro personale visione del tema dell’XI Florence Biennale “eARTh: Creatività e Sostenibilità”.

Tra i progetti presentati è stato scelto l’elaborato della senese Chiara Bruni, classe 1988, la quale, attraverso la tecnica del fotomontaggio, ha voluto rendere la coesione dei due argomenti principali del tema: creatività e sostenibilità. Tutti gli elaborati presentati dai partecipanti al contest saranno visibili durante i giorni della Florence Biennale, in uno spazio dedicato alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze all’interno del Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso.

IL TEMA E I LINGUAGGI DELL’XI EDIZIONE

Con il titolo tematico di “eARTh – Creatività e Sostenibilità”, l’XI edizione di Florence Biennale – si propone di contribuire a delineare una visione del futuro in cui creatività e sostenibilità siano principi fondanti di un “ecosistema” d’arte e cultura ove prevalga il rispetto della natura e di tutte le forme di vita sulla Terra. In questa prospettiva la differenza culturale e la biodiversità non sono intesi quali regni distinti e paralleli, ma sono invece parte di una sorta di processo evolutivo simbiotico da preservare e alimentare. In adesione al tema, saranno presenti in mostra opere d’arte digitale, video arte, fotografia, performance e installazione d’arte, nonché pittura, disegno e calligrafia, tecnica mista, scultura, arte ceramica, arte tessile e gioiello d’arte.

SELEZIONI APERTE E PROROGA DEL TERMINE DI ISCRIZIONE

Con la direzione organizzativa di Jacopo Celona e la curatela artistica di Melanie Zefferino, l’XI edizione di Florence Biennale continua a prender forma. E in considerazione delle numerose domande di partecipazione pervenute, la Direzione della mostra ha deciso di ampliare gli spazi espositivi e di estendere i termini di candidatura fino al 15 giugno.

Gli artisti interessati a presentare la propria candidatura presso il Comitato di Selezione Internazionale della Florence Biennale, che esaminerà il portfolio e il curriculum di ciascun candidato, sono invitati a visitare la sezione dedicata del sito ufficiale della manifestazione http://www.florencebiennale.org/  partecipare oppure a scrivere un’email all’indirizzo info@florencebiennale.org.

One day I broke a mirror a Villa Medici

L’Accademia di Francia a Roma apre Villa Medici a Yoko Ono e Claire Tabouret con la mostra “One day I broke a mirror“, dal 5 maggio al 2 luglio 2017. È il secondo momento del ciclo di esposizioni Une, ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e curato da Chiara Parisi.

One day I broke a mirrorOne day I broke a mirror si annuncia come una tappa imperdibile nel ricco calendario internazionale di quest’anno, un’esposizione concepita dall’artista-icona Yoko Ono e da Claire Tabouret, classe 1981, rivelazione dell’ultima generazione.

One day I broke a mirror è il titolo dato da Yoko Ono a questa mostra, che esplora principalmente il decennio 1960-1970 della produzione di un’artista multidisciplinare, tanto attiva nella scena underground newyorkese da ridefinire e rappresentare assieme al movimento Fluxus – nel solco della ricerca di John Cage – l’arte di quel periodo. Tra “istruzioni”, coinvolgimento del “caso” ed esperienze sensoriali, le sue opere richiedono la partecipazione attiva del pubblico per essere complete e totali.

La critica verso ogni forma di guerra e l’armonia tra i popoli sono tematiche costanti nelle installazioni e nelle performance di Yoko Ono, così come il suo attivismo politico che si sublima in poesia, l’insofferenza per il convenzionale, l’adesione ai movimenti pacifici di protesta.

Questi e altri elementi risuonano nelle grandi tele di Claire Tabouret, nei suoi corpi imballati, corazzati, costretti. L’artista ha conquistato il riconoscimento della critica grazie alle sue tele dai colori acidi, stranianti e atemporali, le sue donne guerriere dallo sguardo risoluto, il suo esercito di bambini mascherati nell’atto di brandire lance luminose, a metà tra un quadro di Paolo Uccello e l’immaginario di Guerre stellari. Dopo la partecipazione alle mostre Shit and Die di Maurizio Cattelan e L’illusione della luce a Palazzo Grassi, nel 2014, Claire Tabouret torna in Italia con quaranta nuove produzioni realizzate nel suo atelier di Los Angeles, dove vive e lavora.

One day I broke a mirror_1

http://www.villamedici.it/it/programma-culturale/programma-culturale/2017/05/yoko-ono-e-claire-tabouret-one-day-i-broke-a-mirror/

Ricomposizioni – Mostra personale di Silvio Natali

Dal 22 aprile al 18 maggio 2017 ExpArt studio&gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena (AR), presenta “Ricomposizioni”, personale di Silvio Natali a cura di Silvia Rossi.

Senza titolo-1L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.

Sabato 22 aprile, dalle ore 17, l’inaugurazione in galleria con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge.

LA MOSTRA:
“Ricomposizioni” è il titolo scelto da ExpArt per presentare la mostra personale di Silvio Natali, artista marchigiano dalla singolare cifra stilistica.
Un’opera che scompone, sforma, analizza e infine riassembla con uno sguardo che unisce e mescola una moltitudine di stili e correnti, interpretando in modo innovativo e singolare i soggetti.

Le dense pennellate espressioniste, così racchiuse in recinti di colore ben delineati, creano sgomento e interrogativi. L’approccio apparentemente naïf si contrappone alla sistematicità dell’analisi della forma e della composizione, raccontando con occhi diversi la quotidianità del paesaggio urbano e naturale.
I colori, a tratti acidi, controbattono alle tinte tenui, esaltandone la dimensione concettuale e riflessiva, astraendo il soggetto naturale a puro dinamismo.
La primavera nello spazio espositivo casentinese è dunque scandita da un autore apprezzato a livello nazionale e all’estero per il suo linguaggio distintivo, che attinge con sapienza al passato per dare vita a uno stile pienamente contemporaneo.

L’ARTISTA:
Silvio Natali, classe 1943, è originario di Corridonia (MC).
Autodidatta, espone per la prima volta nel 1986 nel suo paese natale, per poi espandere la propria attività in tutta Italia e in Europa, fino ad arrivare negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi.
Presente in tutte le principali pubblicazioni del settore, la notorietà del suo lavoro si è espansa a macchia d’olio, imponendosi ben presto all’attenzione degli esperti del settore.
Le opere di Natali sono custodite in importanti collezioni pubbliche e private.

http://www.expartgallery.com
http://www.silvionatali.com

Martedì 18 aprile 2017

Ufficio Stampa – Marco Botti
tessera ODG 118843 – cell. 3475489038
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

“OUT OF HERE “| MATTEO SANNA| Solo show | GALERIE 95, BIEL, SWITZERLAND

There is one thing that we do every day, every hour, every minute and every second almost without even realizing: breathing! On average are made to 13 breaths in a minute, and then multiplied by one hour is 780 breaths in a day are about 18720.

matteo-sanna-inviteLife begins with the first breath and ends with the last, in the middle is our life. The breath is closely linked to all levels of our being.

The breath is certainly the most important symbolic act and concrete and necessary, totally connected with the concept of independent living.

This new cycle of Sanna’s paintings, leaves from mature awareness of how important the breath has in our lives. Not only technical (the pictorial action is completed through the drafting of color on the canvas by means of breaths that create fluctuating images and in constant motion) In the breath we find everything we need for development; not only the opportunity to experience the opposite, but also how to unify them, how to enter to access were deeper and deeper.

Between one extreme of non figuration and its opposite of figuration, the painting of Matteo Sanna standing there in the middle, with a freedom, a freshness and a truly amazing vitality. Where “vitality” are not to be understood only of the sign and the color mobility, energy flows and the dynamics of the forms that are still among the strong points and qualifying, immediately perceptible, the figure of his way of thinking and doing painting.

What, in fact, more vital and essential perception of living and move? Or the time and space, that is the figure or landscape? Not described, not told. But sublimated, filtered and rendered the essence of light, rhythm, flow.

The breath is the rhythmic movement that animates.

Matteo Sanna

+39 3285469597
http://www.matteosanna.it

Matteo Sanna

“Out of Here”
21.04 – 3.06.2017
Galerie 95

Aarbergstrasse 95 Biel, Switzerland

Pablo Echaurren. Du champ magnétique Opere 1977-2017

8.Du champ magnétique. Il luogo, la Scala del Bovolo, è parte integrante di questa mostra. Una mostra incentrata sulla rilettura dell’opera di Duchamp che, guarda caso, si svolge lungo una scala, ed è proprio una scala che ha reso celebre nel mondo (sin dalla partecipazione all’Armory Show nel 1913) Marcel Duchamp col suo “Nudo che scende una scala”. Il “nudo” (“nu” in francese) diventa dunque “noi” (“nous” in francese), noi che saliamo e scendiamo la Scala del Bovolo siamo dunque protagonisti di questa mostra, non solo semplici spettatori ma attori. Il “salire” e lo “scendere” sono perciò azioni centrali nella ideazione e costruzione dell’esposizione site specific.

Pablo Echaurren. Du champ magnétique
Opere 1977-2017

“La révolution mise à nu par ses agitateurs, même”: Pablo Echaurren rilegge Duchamp

Scala Contarini del Bovolo, S. Marco 4299, 30124 Venezia
9 maggio – 15 ottobre 2017

Mostra a cura di Raffaella Perna e Kevin Repp. Promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris di Roma.

L’esposizione propone una serie di opere realizzate nell’arco di quarant’anni in cui Pablo Echaurren dialoga con l’ombra del padre dell’arte concettuale Marcel Duchamp. Il percorso della mostra si sviluppa lungo lo spazio fisico della Scala Contarini del Bovolo, che nella sua forma a spirale (bovolo in dialetto veneziano significa chiocciola) rimanda emblematicamente alla coppia di opposti alto/basso e ascesa/discesa.

Traendo spunto dall’opera duchampiana Nu descendant un escalier, l’artista ha concepito una serie di cartelli segnaletici che invitano lo spettatore, con un gioco di parole onomatopeico, a salire le scale (Nous ascendants un escalier) e poi a discenderle (Nous descendants un escalier).
La mostra è anche un viaggio nel tempo lontano/vicino e immaginato/vissuto che collega tre date: 1917, 1977 e 2017.
1917: anno in cui Duchamp presenta il ready-made Fountain, l’opera provocatoria per antonomasia.
1977: abbandonata per qualche tempo la professione di artista, Echaurren, legandosi alla corrente ironica e creativa dei cosiddetti indiani metropolitani, elabora con il gruppo un nuovo linguaggio collettivo basato sull’uso delle provocazioni duchampiane ma in chiave politica, creando fanzine, disegni, collage e dando vita a happening a sorpresa.
2017: l’artista decide di recuperare i materiali legati a quei momenti, quaderni, appunti scritti e disegnati, proponendo anche nuovi lavori che mettono in evidenza la possibilità di servirsi ancora oggi di Duchamp come un palinsesto su cui tracciare un percorso personale.

Il fulcro della mostra è rappresentato da una serie di collage che entrano in rotta di collisione con i materiali cartacei della “boîte verte”, la scatola duchampiana intitolata La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1934). Un’opera che rappresenta per Echaurren non solo un personale oggetto d’affezione ma anche uno stimolo e uno spunto di riflessione sul fare arte come prassi legata alla dimensione del pensiero.

La scatola, com’è noto, contiene la riproduzione di appunti, foto, disegni e fogli strappati relativi all’elaborazione del Grande Vetro. Una sorta di cassetta degli attrezzi ma anche un potenziale collage. Echaurren, che sin dal 1969 ha praticato la via del collage accanto alle altre discipline artistiche, ha utilizzato copie dei facsimile della “boîte” per realizzare cinquanta lavori in un’ideale partita a scacchi con il grande maestro. Al fine di rimarcarne l’importanza, un esemplare originale della scatola è materialmente presente nella mostra.

A conclusione dell’itinerario, la scultura di ceramica U/siamo tutti Duchamp, una copia dello storico orinatoio firmato R. Mutt, sulla quale Echaurren è intervenuto applicandovi una sorta di tatuaggio realizzato con una tecnica desunta dal compendiario della grottesca faentina cinquecentesca, trasformando così l’oggetto in una suppellettile straniante attraverso un détournement in bilico tra medioevo, graffitismo, passato e presente, alto e basso.

Catalogo Silvana Editoriale

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio. Questa è la direzione in cui l’artista si è mosso da allora, sempre alla
ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione, senza mai adagiarsi sul già fatto.
Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, realizzando illustrazioni, manifesti e copertine, tra cui quella del best seller Porci con le ali , nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra “alto” e “basso”, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.
Dopo il Duemila, la sua poliedrica produzione è stata presentata in alcune esposizioni personali: Pablo Echaurren. Dagli anni settanta a oggi (Chiostro del Bramante, Roma 2004); Pablo Echaurren a Siena (Palazzo Pubblico, Siena 2008); Crhomo Sapiens (Museo della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Roma 2010-11); Lasciare il segno (MAR, Ravenna 2011); Al ritmo dei Ramones (Auditorium Parco della Musica, Roma 2006); L’invenzione del basso (Auditorium Parco della Musica, Roma 2009); Baroque’n’Roll (MACRO, Roma 2011); Matta: Roberto Sebastian Matta, Gordon Matta-Clark, Pablo Echaurren (Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2013); Iconoclast (Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra 2014); Contropittura (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, 2015-16); Make Art Not Money (Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago del Cile 2016).

Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017
“La révolution mise à nu par ses agitateurs, même”: Pablo Echaurren rilegge Duchamp
Scala Contarini del Bovolo, S. Marco 4299, 30124 Venezia

inaugurazione martedì 9 maggio – ore 18.00-21.00
data di chiusura: 15 ottobre 2017
orari di apertura: 10.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00
chiuso il lunedì

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net

Gian Butturini. People and Borders

Da quest’oggi Fondazione Stelline (Corso Magenta 61, Milano) presenta una importante retrospettiva per riscoprire anche in Italia l’opera di Gian Butturini (Brescia, 1935 – 2006), fotografo sensibile e autentico, sempre sul campo nei conflitti più importanti degli anni ‘70 e ‘80, in Italia e all’estero.

Gian ButturiniDopo la riscoperta internazionale da parte di Martin Parr, che lo ha incluso nella sua mostra londinese “Strange and Familiar” (2016) – unico italiano presente insieme a Henry Cartier-Bresson, Paul Strand, Robert Franck e Garry Winogrand -, la mostra “Gian Butturini. People and Borders” ripercorre il suo lungo viaggio fotografico alla ricerca del senso dell’uomo e della sua umanità, ai confini del mondo; un confine geografico, ma soprattutto culturale e mentale, che Butturini sente suo immedesimandosi nella condizione degli “ultimi”.

Appunti fotografici di un uomo della strada che fotografa uomini della strada” sono le parole con cui Butturini apre il suo primo lavoro fotografico, “London by” (1969) libro cult e ormai introvabile, che descrivono perfettamente tutta la sua produzione. L’uomo e il senso dell’umanità attraversano tutte le sue immagini, rendendoci partecipi dello sguardo candido e curioso, vero e vivo, coerente e incoerente, dell’uomo Butturini, prima che del fotografo. Questo sguardo prende corpo in inquadrature magistrali di una purezza e suggestione rara. Fotogrammi a tratti pieni di dolore, polemici, ma anche ironici e sarcastici, sempre soffusi di poesia, toccati dalla grazia di un gesto, dalla dolcezza di un’espressione.

Oltre sessanta le opere in mostra, tra cui diciotto rarissime vintage print firmate dall’autore e mai esposte prima: dalle immagini del progetto “London” (1969), al conflitto nell’Ulster (1971), fino al viaggio a Cuba con Fidel Castro (1971), al Cile di Allende (1973) e Pinochet (1987), al Portogallo dopo la rivoluzione dei Garofani (1975), al Fronte Polisario nel Sahara occidentale (1982), insieme all’importante capitolo dedicato all’antipsichiatria di Basaglia (1975) e ai movimenti operai con gli scioperi dei metalmeccanici (1973).

La mostra è inserita nelle iniziative di PHOTOFESTIVAL ed è a cura di Alessandra Klimciuk. Realizzata dalla Fondazione Stelline con la collaborazione dell’Associazione Gian Butturini e il prezioso contributo di Heillandi Gallery di Lugano, con il patrocinio della Regione Lombardia e Comune di Milano, la mostra vuole segnare solo l’inizio di una nuova ricerca approfondita sulla sua sconfinata produzione.