Archivi categoria: Senza categoria

[…o cadi]

Dal 20 febbraio al 05 marzo 2020 presso il Centro Culturale ZeroUno ( Via Indipendenza, 1, Barletta ) verrà presentata la collettiva d’arte contemporanea a cura di Anna Soricaro in collaborazione con Franco Bulfarini[…o cadi]“, con opere degli artisti Alessandra Bisi, Armando Calvelli, Pietro Cinti, Silvano Fontanesi. La mostra, patrocinata dalla Fondazione De Nittis e Associazione Amici di Bottega, inaugura il 20 febbraio 2020 alle ore 18.00 . Il testo critico è di Anna Soricaro.

[…o cadi]

” Felice è un’orfana che sogna di diventare la prima ballerina all’Opera di Parigi. Insieme all’amico Victor, aspirante inventore, organizza un piano elaborato per scappare dall’orfanotrofio e realizzare il suo desiderio. Un film di animazione ambientato nell’incantato mondo della danza, in una fiabesca Parigi di fine Ottocento. Il racconto si concentra sull’importanza dei sogni, la piccola grande protagonista dovrà battersi con tutte le sue forze per vedere realizzato il suo sogno.

Il film racconta come nulla sia davvero impossibile ed è straordinariamente adattabile all’arte, spesso frutto di sogni di artisti che tengono in equilibrio una passione.

La citazione estrapolata dal film lascia pensare alle opere d‘arte, frutto di stimoli intimi che necessitano di perseveranza e tenacia per ‘ non cadere’. Il titolo rimanda alla forza e all’energia che ogni opera d’arte detiene, quattro sono gli artisti prescelti, Alessandra Bisi, Armando Calvelli, Pietro Cinti, Silvano Fontanesi pervasi da una ‘grazia insistente’ evidenziano la loro espressione in una esposizione tra astrazione e figurazione, fotografia e pittura, riuscendo a fare la differenza per energia compositiva e originalità espressiva.

Alessandra Bisi si presenta con due opere sorprendenti. Una gestualità che invade l’osservatore, salta addosso al pubblico e lo zittisce per la grandezza e la maestria di un mano abile, rapida e invadente. Una mano matura si muove sulla tela in cui c’è solo da tacere e stare a guardare poiché c’è uno studio attento e sapiente ed una grandezza abile che riesce solo ad imprimere quei solchi pastosi e a lasciare che ogni sensazione sia libera davanti a cotanta grandezza.

Armando Calvelli da sempre è stato affascinato dalla sua terra di origine, la Toscana. Attratto dalle chiese e dagli affreschi in esse contenuti, dalle sculture e scritture ha subito il fascino dell’antico e della storia trasferendo la sua passione nell’arte. Ammirando gli affreschi, specie quelli consumati dal tempo, attua pannelli in cui trasferisce la sua propensione per la figura umana sempre al centro della sua rappresentazione. Fuoriescono dalle soluzioni stratigrafiche uomini, sculture, angeli che quasi magicamente si palesano all’osservatore a seguito di una ricerca attenta, calibrata, studiata e grandemente resa tra sovrapposizioni diverse. Scortica, acidifica e appone per dare vita ad opere che sono piccoli capolavori dal senso estetico classico; un lavoro intenso e certosino si cela in ogni opera d’arte. Un’arte da studiare ed osservare a lungo per coglierne ricerca e studio, dettagli e sorprese. C’è un forte impatto emozionale a prima vista, ma tutto non termina nella figura rappresentata perché sul fondo si apre un mondo fatto di intenso lavoro e istinto. Una mano sapiente, si muove con maestria sul supporto, passando dall’aerografo alla macerazione della carta in olio e acqua finchè ogni strato non raggiunge la leggerezza sottile della pelle che si adagia allo strato precedente per creare una stratificazione complessa in cui si intravedono le trasparenze, esattamente come un affresco consumato dal tempo. Non c’è dubbio che si tratti di un’arte inconsueta realizzata con una tale maestria da non avere paragoni nel panorama artistico contemporaneo.

Pietro Cinti ha una grande sensibilità artistica oltre che una mente fervida e frizzante. Ha avviato la sua ricerca artistica partendo da Morandi e, distaccandosene grandemente, ha identificato uno stile personale intriso di cromie ben studiate e personificando un tratto che lo distingue dal qualunquismo. L’arte istintiva gli consente di lasciare e prendere un’opera più volte, ogni lavoro è frutto di diversi interventi, a volte radicali. I colori si alternano tra chiari e scuri, a volte la pece si oppone al candido bianco. Dipingendo solo per sé, senza dover piacere al pubblico, Cinti si lascia andare sul supporto dettato dalla passione cercando un equilibrio che gli consente soluzioni raffinate e distintive. Essendo istintiva l’espressione artistica che caratterizza l’artista, diventa inevitabile che il colore sia il protagonista di opere sempre differenti in cui campiture e losanghe affidano un’inquadratura sempre perfetta alla rea finale. Tutta l’arte di Cinti si basa su pochi elementi come l’automatismo del gesto, lo sfruttamento delle trasparenze e la vibrazione dei colori identificando soluzioni grandiose.

Silvano Fontanesi è un fotografo che reinventa lo still life consentendo ad ogni scatto di essere un piccolo dipinto. Fotografa come se stesse utilizzando il pennello, si muove con la macchina come su un supporto bianco, allestisce la scena, predispone tutto con inquadrature e campiture di luce, è una complessa preparazione di giorni che porta allo scatto finale. Si muove come uno sceneggiatore della luce, come lo fu in fondo Caravaggio che, con la sua interpretazione della tecnica del chiaroscuro, ha anticipato l’uso della luce usata oggi per gli effetti speciali nelle produzioni fotografiche e cinematografiche. I due elementi della pittura di Caravaggio sono la luce e il buio, esattamente come nella fotografia di Fontanesi. Il contrasto tra luce e oscurità non crea discrepanza, piuttosto i due elementi si completano, seppur opposti, evidenziando anche i difetti degli oggetti rappresentati in una attenta scenografia pazientemente studiata. Una atmosfera di mistero inquadra la resa finale affidando la scatto finale l’input di emozionare e suggestionare il pubblico.

[…] Mai rinunciare ai nostri sogni. Senti l’equilibrio o…cadi. ‘Ballerina’, regia di Eric Summer , Eric Warin, ITALIA, 2017 ” – Anna Soricaro

Modern Ilaria. Il presente del passato

Le riflessioni sul tempo e la rivisitazione del celebre monumento funebre a Ilaria Del Carretto realizzato da Jacopo della Quercia. Sono questi i temi affrontati dall’artista lucchese Roberto Baronti nella sua personale dal titolo “Modern Ilaria. Il presente del passato”, a cura di Maurizio Vanni, esposta nel Lu.C.C.A Lounge & Underground (ingresso libero) dal 25 gennaio al 15 marzo 2020. L’inaugurazione ufficiale alla presenza dell’artista si terrà sabato 15 febbraio 2020 alle ore 18.

Baronti_Ilaria eclettica 2019

Quella di Baronti, da testimone del proprio tempo, è non solo narrazione, ma anche lucida provocazione. La serie di opere che propone – che sono immagini di sintesi – non sono citazioni, rivisitazioni, omaggi, rappresentazioni o decontestualizzazioni della figura di Ilaria, bensì una proposta originale che Sant’Agostino definirebbe “Il presente del passato”. Baronti fa riemergere dal suo archivio memoriale esperienze emotive, intellettive, sensoriali e a tutto questo aggiunge la sua visionarietà. “Connota la ‘Modern Ilaria’ – spiega il curatore Maurizio Vanni – in contesti implausibilmente possibili, improbabili, credibili, fantastici e, al tempo stesso, così prossimi all’interpretazione di un mondo digitale che cerca di non sopprimere la nostra identità”.

È come se l’artista ponesse un filtro sui ricordi e da lì partisse per riprogettare l’esistenza. “Baronti – prosegue Vanni – non vuole mettere in discussione il presente, anzi cerca di esaltarlo proprio partendo da un’immagine nota del passato. Le sue immagini ci propongono, in un tempo zero assolutamente originale, un impianto compositivo solo in apparenza classico violato da un elemento che, proprio nel passato, ha connotato la priorità percettiva dei più grandi capolavori della storia dell’arte: la luce. Lo spazio è quasi sempre determinante quanto le figure, non è mai ‘occupato’ casualmente e ritma le energie sprigionate dall’abbinamento delle forme”.

In tutto questo racconto Ilaria risulta essere un pretesto, una suggestione o un elemento iconografico comparativo che “ci sollecita a immaginare, a fidarci del non visibile provando a trasformare la ‘bellezza delle forme’ in strumento per deflagrare il velo di Maya che cripta tutte le cose del mondo”. Baronti ci ricorda che tutti noi abbiamo in dotazione naturale una speciale macchina per viaggiare nel tempo: i ricordi per andare nel passato, i sogni per muoversi verso il futuro.

Note biografiche Roberto Baronti
Nasce a Lucca e si forma al DAMS di Bologna specializzandosi in Arte negli anni ’80. Frequenta l’Académie de la Grande Chaumière di Parigi.
Negli anni ’90 è in Marocco sotto la guida dell’architetto Giulio Cappellini per produrre oggetti e complementi di arredo fino ai primi anni 2000. Sempre in Marocco continua la sua ricerca pittorica fino a fare la sua prima esposizione a Marrakesh nella galleria di Mustapha Blaoui nell’estate del 1993. Lasciato il Marocco continua a lavorare, fino a tutt’oggi, come libero professionista nel design e nella ristrutturazione e decoro di ville e abitazioni private di prestigio.
Nel 2009 intuisce l’uso dello scanner come nuova forma d’arte. Inizia una ricerca sperimentale adoperando vari tipi di scanner come macchina fotografica, usandoli direttamente sulle persone, sugli oggetti e sugli ambienti che va a ritrarre. Partecipa a varie mostre collettive.

Maggio 2010: Firenze, Galleria 64/rosso, personale Equilibri armonici curata da Marco Testa
Giugno 2011: Spagna, Almeria, personale alla AM Gallery di Ana Mercader
Settembre 2011: Spagna, Madrid, personale presso la Galleria Cristina Linares
Settembre 2012: Comune di Lorenzana, Pisa, mostra fotografica collettiva Shameless, a cura di Giorgia Madiai
Febbraio 2012: su richiesta di Galerie La Fayette Parigi realizza un progetto in 3D per le vetrine che verrà presentato a marzo del 2014
Gennaio 2013: inizia la sua prestigiosa collaborazione con Ferragamo che si ripete nel giugno 2013 con l’esclusiva realizzazione delle vetrine del negozio di Via Tornabuoni a Firenze in concomitanza con la settimana della moda Pitti Uomo.
Maggio-novembre 2013: è presente alla 55ª Biennale di Venezia a Palazzo Albrizzi con la grande istallazione Homo nell’ambito degli eventi collaterali della mostra Over Play a cura di Giancarlo Bonomo.
Giugno 2013: inizia una serie di ritratti di personaggi dello spettacolo, Giorgio Albertazzi, sua moglie, Sergio Rubini, Valerio Mastandrea, che sfocerà in una mostra itinerante all’apertura del Festival del Cinema di Venezia nel settembre 2014.
Luglio 2013: è selezionato dalla Galleria Carré Doré di Montecarlo (Principato di Monaco) come artista permanente ed è immediatamente fatto partecipe della mostra Summer Mix in galleria fino a settembre. Esporrà ancora a Montecarlo a novembre 2013 nell’ambito della rassegna dedicata alla New Technology Art con la mostra Face to Face.
È in stretto contatto con la Fondazione RFKennedy di Firenze per la realizzazione di una grande mostra su Robert e John Kennedy che dovrà prendere il via a Washington e andare poi a New York, principali sedi della Fondazione RFKennedy.

Baronti_Silaria, 120x108 cm, 2017

MODERN ILARIA. IL PRESENTE DEL PASSATO
a cura di Maurizio Vanni
Lu.C.C.A. Lounge&Underground
dal 25 gennaio al 15 marzo 2020
orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero
Inaugurazione sabato 15 febbraio 2020 ore 18

Per info:
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca
tel. +39 0583 492180 http://www.luccamuseum.com info@luccamuseum.com

Addetto Stampa Lu.C.C.A.
Michela Cicchinè mobile +39 339.2006519 m.cicchine@luccamuseum.com

Collezione Palma Bucarelli | Segnali

In occasione di ART CITY WHITE NIGHT 2020, sabato 25 e domenica 26 gennaio Fondazione Cirulli presenta la mostra-evento Collezione Palma Bucarelli | Segnali, a cura di Marco Scotti.

Collezione-Palma-Bucarelli

Palma Bucarelli, una delle critiche d’arte più affermate del ‘900 e per oltre trent’anni direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, aveva scrupolosamente raccolto per anni i manifesti che riceveva come invito alle mostre organizzate in gallerie, musei, rassegne e kunsthalle di tutto il mondo, mettendo insieme una storia visiva delle esposizioni tra gli anni Sessanta e Settanta, un’enciclopedia del progetto grafico per l’arte e al tempo stesso una straordinaria testimonianza della sua rete di rapporti. Oggi grazie alla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli una selezione di questi manifesti è per la prima volta visibile al pubblico, segnali di una stagione di grandi mostre e artisti leggendari.

Ma chi era Palma Bucarelli? Solo colei che cavalcò la storia dell’arte italiana per decenni e lanciò nel nostro paese grandi artisti? È stata molto di più: una vera monument woman italiana ha salvato in modo rocambolesco tante opere d’arte nascondendole ai nazisti.

Partendo proprio dalla storia di questa donna bella, colta ed elegantissima e dalle sue parole, negli spazi di Fondazione Cirulli sabato 25 gennaio, alle ore 21.15, andrà in scena uno spettacolo che intreccia la sua storia con gli artisti, gli uomini di cultura e di cinema che ha incontrati (amati e odiati), con gli anni della Dolce Vita, con Picasso e Warhol. Parlerà lei e parleranno gli altri, dall’Italia all’America e ritorno. A recitare sarà lo straordinario Matteo Belli, accompagnato dagli interventi pop della performer Raffaella Silva. Dj set (rigorosamente con vinili) curato da DeFe- Atlantico Sound System – con una cavalcata tra i brani iconici dell’epoca. Il tutto cucito e curato da Andrea Maioli.

La mostra-evento e le performance saranno presentate nell’edificio retrostante Fondazione Cirulli, ex factory Simongavina, ingresso da Via Emilia, 275. Locale non riscaldato. A riscaldare, oltre agli artisti, anche un bicchiere di vino offerto da Tenuta Bonzara.

Parte della collezione di manifesti di Palma Bucarelli andrà poi ad arricchire il percorso espositivo della mostra L’archivio animato. Lavori in corso che narra il Novecento attraverso l’arte, il design, la pubblicità, la fotografia, la grafica, l’industria percorrendo in maniera trasversale il ricco archivio della Fondazione Cirulli.

Guido Pinzani. La forma nel tempo della forma

A undici anni dall’antologica dedicata a Guido Pinzani (Firenze, 1939), la Galleria Open Art di Prato mette in mostra, dopo un’attenta selezione, circa trenta lavori, tra sculture in legno di grande formato (è recente l’acquisizione di una di queste da parte della Fondazione VAF per la collezione permanente del MART) e bronzi, ciascuno dei quali fuso in un unico, prezioso, esemplare. Saranno parte del percorso espositivo anche alcune opere protagoniste nel 2018 della mostra cinese di Pinzani presso lo Sculpture Museum di Qingdao, seconda città al mondo per estensione superficiale.

Guido_Pinzani,_Nuotatrice,_1990,_bronzo,_esemplare_unico,_cm_42x93x18

Dal 18 gennaio al 7 marzo 2020, la Galleria Open Art di Prato (Viale della Repubblica, 24) ospita la mostra “Guido Pinzani. La forma nel tempo della forma“.

In questa nuova antologica, sono soprattutto le opere di grande formato ad essere protagoniste, molte delle quali inedite, mai esposte o pubblicate prima, esemplari unici come sempre nella sua ricca produzione, opere che chiariscono e confermano l’immutabilità del suo percorso. Un percorso che, maturato nel flusso dei favolosi anni Sessanta, e dopo avere assorbito, e soggettivato la lezione informale, non si è mai allontanato da visioni attente ai temi della forma, dell’oggetto e dalla ricerca di un puntuale profilo estetico.

«L’opera di Guido Pinzani – spiega Maria Letizia Paiato – risponde in maniera autonoma e autorevole a una delle più tormentate domande dei secoli XX e XXI: che cos’è la scultura moderna? Una domanda che di converso rimbalza nell’attualità con una risposta che apre forse al quesito più corretto da porsi: non tanto che cos’è la scultura? Piuttosto chi è lo scultore oggi? Nella sua personale riorganizzazione della storia dell’arte, che guarda al primitivo, al mito, alla cultura orientale e occidentale, Guido Pinzani con le sue sculture definisce, oltre al concetto di forma nel tempo stesso della forma, anche e soprattutto chi è l’uomo, chi è l’artista e chi lo scultore».

L’inaugurazione si terrà sabato 18 gennaio alle ore 17.30, alla presenza dell’artista. Accompagna la mostra un catalogo bilingue edito da Carlo Cambi Editore, con un testo critico di Maria Letizia Paiato.

GUIDO PINZANI. La forma nel tempo della forma

Galleria Open Art, Prato
18 gennaio – 7 marzo 2020
Catalogo Carlo Cambi Editore
Testo critico di Maria Letizia Paiato

Guido Pinzani, Nuotatrice, 1990,
bronzo, esemplare unico, cm 42x93x18

La Galleria Open Art è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 15.00-19.30, sabato ore 10.30-12.30 e 15.00-19.30. Ingresso libero.

Per informazioni: T. +39 0574 538003

galleria@openart.it
http://www.openart.it
http://www.facebook.com/galleriaopenart/

Evento segnalato da CSArt di Chiara Serri

Nuove Astrazioni all’ OGA

Dopo ‘La Collezione Astratta’, esposta all’Ospizio Giovani Artisti nel 2014, e ‘La Collezione Geometrica’ nel 2018, ecco le Nuove Astrazioni di sette artisti internazionali (Kate Balsley, Anna Beata Baranska, Irina Escalante-Chernova, Werther Germondari, Christian Merrill, Toni Mitjanit, David Anthony Sant) come sempre provenienti dalla Collezione dell’OGA.

Nuove-astrazioni-hexagonsLila

Kate Balsley (Milwaukee, USA, 1981). Dopo essersi laureata con un BFA in produzione cinematografica e studi presso l’Università del Wisconsin-Milwaukee, ha vissuto brevemente a New York City e Barcellona prima di conseguire un Master in comunicazione di massa e arti mediatiche presso la Southern Illinois University-Carbondale nel 2009. I suoi lavori narrativi, documentari, sperimentali ed animati sono stati esposti in tutto il mondo in luoghi come il Museum of the Moving Image, l’Antology Film Archives e l’Institute of Contemporary Art di Boston.

Anna Beata Baranska (Ilza, Polonia, 1981) Dal 2001 al 2006 ha studiato Pittura presso la Facoltà di Arte dell’Università di Lublin, in Polonia. Si è poi specializzata in pittura, video e fotografia. Nelle sue opere tocca temi politici, culturali ed antropologici. Nel 2006 si è diplomata con la professoressa Jacek Wojciechowski e il suo diploma ha ottenuto il premio Dean e dal 2016 ha conseguito un dottorato in arte. Dal 2007 le sue opere sono state proiettate o esposte in numerosi festival e mostre internazionali.

Irina Escalante-Chernova (Camagüey, Cuba, 1977) è una compositrice e pianista. Nel 2000 ha ricevuto il premio “Residence” al 27 ° Concorso Internazionale di musica elettroacustica e arte sonora, a Bourges, in Francia, per il suo primo pezzo elettronico “La Primavera del Angel”. Nel 2001, ha conseguito la laurea in Musica in composizione presso l’Istituto superiore delle arti dell’Avana, ha proseguito gli studi presso il Dartmouth College dove ha conseguito un Master in musica elettroacustica. Dal 2012 lavora come assistente professore di musica al G.Gwinnett College.

Werther Germondari (Rimini, 1963) Artista visivo, performer e filmmaker. Attento a dinamiche innovative sperimentali neo-concettuali che si caratterizzano per un gusto ironico e surreale, svolge dai primi anni ottanta una ricerca attraverso numerosi media espressivi. Ha partecipato a esposizioni in gallerie private e spazi sperimentali internazionali, alternando installazioni d’ambiente, videowork e atti performativi, focalizzando l’attenzione su elementi nascosti, attinenti a una visione reale, sociale e politica. Nel 2013 ha ideato l’Ospizio Giovani Artisti.

Christian Merrill (Marysville, USA, 1991) ha conseguito il BFA in Art and Technology presso la Ohio State University nel 2014. Dopo la laurea ha lavorato nell’industria per diversi anni come animatore e scenografo presso il Columbus State Community College. Opere in mostra: “Submersible”, una rappresentazione visiva della percezione in base alla variazione d’età. ‘Collapse, Replace, Rebuild’ si occupa del concetto di distruggere se stessi, per ricostruirsi più forti. Viene utilizzata la geometria di base, che si basa molto sulle ombre, per creare motivi intriganti.

Toni Mitjanit (Manacor, Spagna, 1977). Dal 2010 si esprime attraverso la videoart, la computational art, il generative design e l’animazione sperimentale. Esplora sempre nuove vie espressive attraverso creative coding, using data visualization, human/machine interaction, autonomous agents e randomness. Le sue opere si concentrano di fatto sulla creazione di animazioni, grafica e suoni sorprendenti per mezzo di codici creativi autonomi, prodotte mediante la codifica in diversi linguaggi di programmazione.

David Anthony Sant (Sidney, 1968) Dopo aver lavorato per molti anni alla di creazione di immagini bidimensionali, i rapidi progressi della tecnologia digitale a prezzi accessibili lo hanno spinto a sperimentare la creazione di immagini in digitale e ha scelto di lavorare interamente in video, partecipando con i suoi lavori a molte mostre collettive internazionali. Ogni suo lavoro è un tentativo di esplorare il linguaggio visivo dell’immagine in movimento e una ricerca della posizione e dello spazio vissuti all’interno degli ambienti urbani.

Nuove Astrazioni
Dal 07 al 18 gennaio 2020

OSPIZIO GIOVANI ARTISTI
Roma, Via Cernaia, 15, (Roma)
Orario di apertura
solo su appuntamento, scrivendo a wgermondari@mac.com
Vernissage
7 gennaio 2020, h 18 – 20.30

Banksy e la (post) street art

Si intitola “Banksy e la (post) street art” la collettiva dedicata al movimento artistico underground, che avrà luogo presso il Museo PAN di Napoli dal 23 dicembre al 16 Febbraio 2020

Banksy e la (post) street artIl Museo PAN, che da sempre rappresenta punto di riferimento per la diffusione dell’arte contemporanea, ha già affrontato nel 2015, con la mostra “Shepard Fairey #OBEY”, il delicato tema della street art come espressione artistica a tutti gli effetti, in questa occasione il curatore Andrea Ingenito propone al pubblico un racconto più ampio, che prende vita dall’artista più discusso del momento Banksy, per poi passare all’esuberante e coloratissimo Mr. Brainwash e ai lavori di Obey che sono inseriti come anelli di congiunzione tra le prime due sale, per poi concludere il discorso con l’italiano Mr. Savethawall.

La scelta di aprire il percorso con Banksy non è casuale, oltre ad essere uno dei principali protagonisti dello scenario artistico attuale ha un particolare legame con la città di Napoli. Risale al 2010 la sua prima misteriosa apparizione in città con il murales (poi purtroppo vandalizzato) rappresentante l’Estasi di Santa Teresa, dopo poco ci fu lo stencil in Piazza dei Girolamini chiamato la “Madonna con la pistola”, le prime tracce – e fino a poco tempo fa le uniche – del graffitaro inglese in Italia. Non sembra essere un caso che abbia scelto da subito Napoli per firmare a suo modo la culla dell’arte per eccellenza. Proprio come impone il “Banksy – pensiero”, anche la cultura napoletana fa dell’ironia e dell’irriverenza la sua personale risposta a quelle che reputa ingiustizie da parte del sistema. In questo contesto, Mr. Brainwash rappresenta invece l’evoluzione della figura dello streetartist, mondano e verypopular non disdegna i salotti buoni del jet-set, OBEY sceglie il termine “Obbedire” come provocatoria risposta ai dettami imposti dai mass-media, divenuto celebre con i suoi “manifesti – non autorizzati” diffusi durante la campagna elettorale di Barak Obama, è il più “politicamente-impegnato” tra gli streetartist. Mr. Savethewall rappresenta l’Italia in questo excursus, dimostrandosi una voce fuori dal coro, recepisce gli stimoli provenienti dai linguaggi utilizzati dai suoi colleghi rielaborandoli con personale ironia e spirito critico, attraverso una tecnica a basso impatto ambientale che riserva il muro da danni permanenti.

Attraverso dunque una rosa di circa 70 opere provenienti da collezioni private e da gallerie italiane e straniere, una sala video e una sala selfie, viene raccontato il fenomeno artistico del momento, con tutte le contraddizioni e i continui interrogativi che i loro protagonisti volutamente riservano allo spettatore.

Just blue. A monochrome exhibition

locandina Just blueDal 22 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020 la galleria Sanlorenzo Arte di Piazza Bordoni 4, a Poppi (AR), ospita “Just blue. A monochrome exhibition ” , collettiva a cura di Silvia Rossi con il patrocinio del Comune di Poppi .
Domenica 22 dicembre, alle ore 17, l’inaugurazione ufficiale con brindisi e panettone per augurare buone feste a tutti gli intervenuti.

LA MOSTRA

La galleria Sanlorenzo Arte chiude il 2019 con una collettiva incentrata sul colore blu.

Un esperimento che vuole coinvolgere gli artisti e indagare come ciascuno interpreti e giochi con questa tinta che simbolicamente ci rimanda a vari significati: dal manto sacro della Madonna al colore di pace, dalla nostalgia che sa evocare fino al rilassamento che istintivamente ci richiama alla mente.

opera 3 - E mellow di Luigi FrancischelloI quindici autori sono stati chiamati a presentare un proprio lavoro che abbia come dominante il blu in una qualsiasi sua sfumatura, indipendentemente dal tema o dalla tecnica utilizzata, al fine di creare una mostra che sia estremamente eterogenea nei supporti quanto nelle tematiche, ma tutte legate dal filo sottile e potente del colore.

“Just blue” è un viaggio attraverso opere che spaziano tra grafica, pittura, collage, fotografia e ready-made. Una full immersion profondamente emozionale: la varietà dei soggetti e degli stili si compongono tra loro per restituire una visione d’insieme composta di sfaccettature e vibrazioni in grado di accogliere e dare le più intime impressioni.

Il risultato è un’incredibile wunderkammer monocromatica, e come tale non può che regalare una piccola sorpresa dietro l’altra, grazie a una raccolta di lavori di straordinaria qualità.

I protagonisti di “Just blue” sono Antonella Agnello, Roberta Bissoli, Giuseppe Bocci, Marisa Casaburi, Francesca Donatelli, Luigi Francischello, Giorgio Fileni, Maura Giussani, Chiara Monaco, Ada Nori, Walter Reggiani, Luigi Saiu, Tatiana Tochilina, Cetti Tumminia ed Emanuele Vittorioso.

La collettiva sarà visitabile, con ingresso libero, tutti i giorni dalle 9 alle 19.

opera 2 - Futuro di Francesca Donatelli

 

Segnalato da Marco Botti

Le origini di Lorenzo Chinnici

Palazzo Lo Sciotto ospita dal 20 Dicembre 2019 al 7 Gennaio 2020 le opere del Maestro Lorenzo Chinnici (Merì, 1942). La mostra rappresenta l’occasione per immergersi non solo nell’arte ma anche nella magica atmosfera natalizia. In esposizione i Presepi inediti del Maestro ed una collezione di Dipinti unica nel suo genere.

LE MIE ORIGINIAlla mostra espositiva delle opere del Maestro si aggiunge la presentazione di TELE NASCOSTE. Il libro è scritto da Diego Celi, arricchito dalla prefazione di Josè Van Roy Dalì (figlio di Salvator Dalì) e pubblicato da Giambra Editori. Il testo non celebra l’arte di Chinnici, ma scandaglia emozioni e retroscena delle tele del Maestro.

È in questa location d’eccezione che Lorenzo Chinnici inaugura la sua nuova mostra in terra natale, Pace del Mela, il paese di adozione del Maestro. Dopo una carriera espositiva internazionale che ha toccato città quali Parigi, Milano, Londra e New York, è giunto il momento per Chinnici di confrontarsi con le proprie radici, di ritornare alle origini. Scene bucoliche punteggiate da spiagge, pescatori, barche di legno, lavandaie e contadini a lavoro. Protagonisti simbolici e ‘senza volto’ che rievocano i colori e i ricordi di una Sicilia governata dagli umori del cielo e del mare.

Lorenzo Chinnici ed il comune di Pace del Mela, affidano ai GIOVANI del comprensorio della Valle del Mela, l’intera organizzazione, progettazione e finalizzazione di questo Vernissage, come segno di speranza, una sfida per ripartire dal buio con un raggio di luce fatta di figli di questa terra martoriata, protagonista negli anni, per una serie di fatti spiacevoli dovuti all’inquinamento.

L’ARTE portavoce con il suo richiamo di un messaggio puro di speranza e di salvezza.

Luisa Gardini – Grèspittura 2009-2017

La galleria per le arti contemporanee Intragallery è onorata di ospitare nei suoi spazi la mostra personale dedicata all’artista Luisa Gardini dal titolo ‘ Grèspittura 2009-2017’, in cui saranno presentate al pubblico una selezione di sculture prodotte dal 2009 al 2017.

LGardini
Luisa Gardini, Senza titolo, 2011, grès dipinto ad ossido, 19x27x20 cm

Luisa Gardini, (Ravenna 1935), ci continua a stupire con i suoi lavori così attuali e contemporanei.
Formatasi a Ravenna, poi all’Accademia di Belle Arti di Roma, fu allieva dell’artista e poeta Toti Scialoja, che la introdusse alla produzione dei maestri di quegli anni, in particolare subì il fascino di Twombly, Burri e Pollock.

Segno e materia. Questi i due universi indissolubilmente congiunti e interdipendenti della produzione artistica di Luisa Gardini.
Nel mio percorso sono sempre stata interessata all’indistinzione tra tecniche. Non sempre riesco a scindere la parte scultorea del mio lavoro da quella pittorica, perché vedo molte tele come sculture grazie alla loro matericità.“ (Luisa Gardini)

Dal gesto intimo, segnico, su carta e dagli assemblaggi dadaisti degli esordi, Luisa Gardini giunge negli anni alla materia, all’antica e atavica tradizione della terra, giocando sempre sulla sottile bipolarità dell’apparenza, oggi sottolineata dall’utilizzo degli opposti cromatici, bianco e nero. La deformazione della plastica è ricorrente nei suoi manufatti, articolata senza alcuna valenza tormentata, bensì evidenziando la forza e l’energia degli elementi che la sottendono. Non si tratta di passaggi seriali ma di elaborazioni uniche, dove la terra, il duro e fermo grès nello specifico, è protagonista assoluta di un gesto, che diviene segno e metamorfosi. La scatola contenitore per eccellenza, forma che ha accompagnato il percorso dell’artista, si arricchisce oggi di superfici maturate, segnate da impulsi nuovi, passaggi che raccontano una felice urgenza espressiva, intima e variamente decorativa.” (Cit. Claudia Casali, direttrice del Museo delle Ceramiche di Faenza)

Sebbene la sua produzione artistica sia stata molto prolifica sin dagli anni ’50, Luisa Gardini ha sempre voluto tenersi al riparo dei riflettori delle scene artistiche e dalle logiche di mercato. Fu nel 1982 che Scialoja la obbligò a fare la sua prima mostra alla Galleria Grafica dei Greci.
In quell’occasione ho esposto lavori già pronti e dopo anni di lavoro in studio, ho preso coscienza di cosa significasse il distacco fisico dalle mie opere. All’inizio non è stato facile.” (cit. Luisa Gardini)

È solo nell’ultimo decennio che l’artista Luisa Gardini sta ottenendo i meritati riconoscimenti al suo talento e al suo tratto personalissimo, con importanti mostre a lei dedicate.
Questa mostra napoletana, vuole quindi essere sia un tributo che un’occasione per scoprire e apprezzare parte del lavoro di un’artista sicuramente riservata, ma indiscussa e rilevante voce del contemporaneo storico italiano.

Le ceramiche sono state prodotte presso la Bottega Gatti di Faenza.

“Luisa Gardini – Grèspittura 2009-2017”

LUISA GARDINI

OPENING

SABATO 23 NOVEMBRE

Dalle 11.00 alle 14.00

23 novembre 2019 / 11 gennaio 2020

 

Intragallery

Via Cavallerizza a Chiaia, 57  80121, Napoli

 

End. Words from the Margins, New York City

Martedì 12 novembre, presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio della Harvard Graduate School of Design, si aprirà ufficialmente la mostra di Antonio Rovaldi e Francesca Benedetto, esito del progetto di Antonio Rovaldi vincitore della quinta edizione dell’Italian Council, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

antonio -rovaldiPromosso dalla GAMeC in partnership con l’Harvard Graduate School of Design, il Kunstmuseum di San Galloe Magazzino Italian Art di Cold Spring (NY), End. Words from the Margins, New York Citysarà presentato al pubblico dai curatori del progetto: Lorenzo Giusti, Direttore della GAMeC, insieme a Steven Handel, Visiting Professor di Ecologia e Francesca Benedetto, Design Critic, membri della facoltà di Harvard GSD nel Dipartimento di Architettura del Paesaggio.
La presentazione sarà moderata da Anita Berrizbeitia – Direttore del Dipartimento di Architettura del Paesaggio e Professore alla Harvard GSD e Charles WaldheimJohn E. Irving Professor di Architettura del Paesaggio e Direttore di Office for Urbanization alla Harvard GSD.

End. Words from the Margins, New York City costituisce un elogio al guardare e attesta la possibilità di descrivere la città e il suo sviluppo attraverso la percorrenza fisica dei luoghi, con l’idea che una rinascita consapevole della società possa generare dagli spazi più marginali, che segnano un confine non soltanto geografico, ma anche politico e antropologico.

L’idea cardine è di raccontare la metropoli più iconica al mondo, New York, da un punto di vista inedito: i suoi margini. Rovaldi ha camminato lungo i cinque boroughs (distretti) che la compongono – Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island – per esplorarne i bordi estremi e il suo waterfront, trattando temi molteplici: il verde delle aree ai margini della città in relazione all’espansione urbanistica, i detriti urbani mostrati in una nuova contestualizzazione, la relazione tra fotografia e produzione letteraria e, ancora, la fotografia come costruzione di un romanzo visivo che si compone intorno alla città.

Da questo viaggio sono nate una serie fotografica e un’installazione sonora, in mostra in questi giorni all’Università di Harvard e aperta al pubblico fino al prossimo 20 dicembre, che restituiscono l’immagine complessa di una New York periferica e meno conosciuta, e i cui soggetti raccontano ciò che resta del verde in prossimità dell’oceano, delle aree di laguna, delle zone incolte di difficile accesso, degli svincoli autostradali che segnano i confini della città e l’inizio del waterfront.

Una serie di mappe, disegnate per l’occasione dall’architetto paesaggista Francesca Benedetto, contribuisce inoltre a fornire un ulteriore livello di lettura delle opere, mostrando le continue trasformazioni urbanistiche, geografiche e meteorologiche della città. Le mappe di Benedetto, in relazione agli elenchi di viaggio di Rovaldi, sono esposte sotto forma di vetrofanie lungo tutta la facciata del GSD, accendendosi e spegnendosi con la luce del sole ridisegnando continuamente i confini della città.

Completa il progetto la pubblicazione The Sound of Woodpecker Bill: New York City, edita da Humboldt Books, che include, oltre al testo di Antonio Rovaldi, le mappe realizzate da Francesca Benedetto e contributi di Francesca Berardi, Cecilia Canziani, Anna de Manincor, Claudia Durastanti, Lorenzo Giusti, Steven Handel e Mario Maffi.

Attraverso i loro interventi, gli autori condividono una New York ordinaria, nascosta e distante, contribuendo a fornire uno sguardo essenziale e contemporaneo attraverso cui scorgere il futuro della città, dei suoi quartieri e dei suoi abitanti. Dopo Boston, il volume sarà presentato al Kunstmuseum di San Gallo (Svizzera)e pressoMagazzino Italian Art di Cold Spring (NY).

Il 13 febbraio 2020 la mostra di Harvard si sposterà a Bergamo, negli spazi espositivi dell’Accademia Carrara, dove il progetto della GAMeC sarà ospitato fino al 18 maggio.In questa occasione una serie di nuove azioni – tra laboratori, escursioni, esplorazioni, incontri e conferenze – prenderà forma, trasformando l’esperienza di Antonio Rovaldi a New York in un modello per indagare, analizzare e discutere i confini della città di Bergamo, promuovendo una consapevolezza del margine come “spazio di scrittura del domani”.
Il programma, concepito come parte integrante della mostra stessa, sarà sviluppato in collaborazione con l’Accademia di belle arti G. Carrara e coinvolgerà artisti, architetti, urbanisti, filosofi e scrittori.

Immagine:
Antonio Rovaldi
April 15, 2017
41st Rd and 10th St, Queens
Realizzata grazie al sostegno di Italian Council (2019)