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Zero Gravity

La performance Zero Gravity nasce dall’osservazione di due sculture: Zero Gravity (2013) e Rainmaker (2016). L’azione si svolgerà in forma di laboratorio performativo collettivo il 25 e 26 agosto al Teatro Círculo, durante l’esibizione verrà prodotto un video-documento che andrà in proiezione dal 20 al 21 ottobre 2018 al ConFusión Festival ed.V di València.

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Le opere sopra citate (Zero Gravity e Rainmaker) diventeranno il motore creativo e fonte d’ispirazione per produrre una performance, dove movimento, azione e suono si fonderanno per esplorare emozioni latenti.

La gravità è la forza che regola l’attrazione tra i corpi, il suo risultato sulla terra è invariabile, in condizioni normali. Questo fenomeno rende possibile tutte le nostre azioni quotidiane e la sua invisibilità ne accresce il mistero. Un corpo sospeso è possibile osservarlo in assenza di gravità, è questo il luogo di indagine dove muoveremo i nostri passi.

L’arte offre sempre una visione e un significato inedito della realtà, nella performance Zero Gravity esploreremo la reazione del corpo pensando all’assenza di gravità in un luogo normale, una visualizzazione del fenomeno e un adattamento cognitivo e comportamentale. Una piccola orchestra eseguirà il suono della pioggia con il corpo così da farci sentire immersi in un’atmosfera artificiale dove l’inganno diventa credibile amplificando l’immaginazione del nostro racconto breve.

La gravità è anche una riflessione sul tempo, la mancanza di attrazione genera lentezza nei movimenti dilatando la nostra percezione della realtà. Un corpo in assenza di gravità si sposta anche senza alcuna azione fisica, le azioni diventano insolite, espressioni sincopate, aritmiche, un sottile gioco acrobatico che si prende gioco della normalità.

Il cadere diventa così l’azione che riequilibra un sistema senza memoria del passato, l’incidente è terapeutico quando si è persa ogni forma di conoscenza dell’io.

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Alba Amoruso – La voce muta del tempo

Fino all’11 agosto presso il Chiostro di San Benedetto in Conversano (BA) si terrà una mostra personale dell’artista Alba Amoruso (Bari 1959-2010)

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È interessante come spendiamo tutti i giorni della vita a congedarci, dicendo e sentendoci dire a domani, e, fatalmente, uno di quei giorni, che per qualcuno sarà stato l’ultimo, o non ci sarà più colui a cui lo abbiamo detto, o non ci saremo più noi che lo abbiamo detto.Jose Saramago

Quella dell’artista Alba Amoruso è stata una ricca produzione artistica che ha attraversato numerose fasi espressive: dalla fase del naturalismo favolistico alla fase dell’astrattismo lirico, alla ricerca figurativa dai connotati simbolisti, sino all’ultimo decennio dedicato alle tematiche ambientaliste e alle visioni del degrado urbano contemporaneo. Tecniche privilegiate sono la tempera e l’olio, rielaborate in maniera personale tramite una stratificazione ottenuta per sottrazione della materia cromatica a mezzo di panni e spugne, raschi e strofinature. La resa visiva delle opere mostra una realtà soggettiva, dalle forme accennate e dal colore debordante, dove ogni cosa si sgretola lasciando affiorare ricordi e impressioni. Con filamenti e velature, colature e gocciolature i dipinti celebrano la luce. Luce che illumina le città infiammate, le architetture allagate, le ombre arse dell’energia vitale delle cose, le distorsioni spazio-temporali, le figurazioni alterate, i paesaggi sfocati. Quinte iconografiche distorte e scenografie artificiose riflettono una narrazione emotiva che lascia presagire le oscure allusioni a un futuro molesto”. Maria Vinella

Alba Amoruso – La voce muta del tempo
CHIOSTRO DI SAN BENEDETTO
Dal 03/08/2018 all’ 11/08/2018
Via San Benedetto, 18 7014 – Conversano (BA) Puglia

MAS QUE NADA – Federica Perazzoli

Un’installazione ambientale, uno spazio abitativo che invade una grande porzione della galleria, una presenza architettonica composta da legni, mobili, oggetti, tessuti, plastiche, terra, stratificazioni di fogli, collages, giornali che rivestono completamente le pareti dello spazio espositivo: un archivio personale di ricordi e di oggetti recuperati nel tempo.

Federica_Perazzoli–Mas_que_nadaÈ questa l’esperienza che attende il visitatore di MAS QUE NADA, prima mostra personale di Federica Perazzoli (Sorengo, Canton Ticino, 1966) alla Galleria Massimodeluca, a cura di Giorgio Verzotti (dal 26 maggio al 15 settembre 2018, inaugurazione venerdì 25 maggio dalle 19 alle 21)

Il progetto, realizzato appositamente da Perazzoli per lo spazio mestrino in occasione della 16ma Biennale di Architettura di Venezia, occupa entrambi gli ambienti di via Torino ed è composto da due parti collegate ma distinte, che definiscono la prima uno spazio aperto e vasto, e la seconda un luogo interno e intimo.

Protagoniste sono la figura paterna e la conseguente celebrazione e distruzione della stessa, un processo che dà vita a un’opera profondamente romantica e poetica legata all’architettura, uno spazio abitabile in cui lo spettatore è “obbligato” a entrare e con cui interagisce.

Théodore Strawinsky. La trasfigurazione poetica

Casa De Rodis a Domodossola, dal 2014 sede espositiva della Collezione Poscio, celebra con una grande mostra, a più di 40 anni dall’ultima esposizione in Italia, il pittore Theodore Strawinsky, figlio del celebre compositore Igor.

Dal 27 maggio al 27 ottobre 2018 l’ampia antologica Théodore Strawinsky. La trasfigurazione poetica, realizzata in collaborazione con la Fondazione Theodore Strawinsky, ripercorre le tappe della lunga carriera dell’artista, contestualizzando le varie fasi del suo stile, ma soprattutto immedesimandosi nello sguardo di Théodore per esplorarne il processo creativo.

3_TPIC-0000-0000-0226-detailIl dato oggettivo (un determinato oggetto, personaggio, paesaggio, scena), che sia frutto dell’immaginazione o tratto dalla realtà, per me trova il suo vero significato soltanto nella trasposizione poetico-plastica che ai miei occhi costituisce l’essenza stessa della pittura. È dunque, di fatto, una sorta di trasfigurazione“. Su questa riflessione di Théodore Strawinsky si fonda e si sviluppa la mostra che si concentra su quattro temi essenziali della sua opera: il paesaggio e la natura morta, completati dal ritratto e dal nudo. Una piccola sezione inoltre è dedicata ai lavori preparatori per il santuario di Getsemani a Casale Corte Cerro, in provincia di Verbania, poco distante da Domodossola.

14_TPIC-0000-0000-0011Nato il Russia nel 1907, Théodore ben presto abbandona il paese natale per seguire, con tutta la famiglia, il padre e fin dalla giovane età capisce che vuole dedicarsi alla pittura. La Svizzera prima e la Francia poi gli permettono di venire a stretto contatto con le personalità artistiche più influenti dell’epoca: Picasso che conosce e guarda da lontano, Georges Braqueche considera il suo maestro, André Derain che lo avvicina ai rudimenti del mestiere e più tardi il cubista André Lhote di cui Théodore frequenta l’Accademia tra il 1930 e il 1931.

Nonostante queste illustri frequentazioni e l’influenza durevole del cubismo sul suo linguaggio artistico, l’astrazione non ha mai convinto Théodore che coltiverà per tutta la vita un approccio figurativo e allo stesso tempo poetico della realtà, in opposizione ad una riproduzione mimetica e fotografica, tenendo sempre però come punto focale l’oggetto, il dato reale, che è il punto di arrivo e di partenza di ogni sua composizione.

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Ciò che conta è la creazione artistica, indipendentemente dal soggetto scelto. In tutte le arti c’è sempre un elemento poetico. Una poesia che ricerca una nuova definizione: ci serviamo delle parole come dei suoni, delle forme e dei colori“. Strawinsky definisce così la sua creazione artistica che non avviene d’après nature, ma si basa sulla memoria. Elementi fondamentali sono le forme e i colori che cattura prima con il disegno immediato e spontaneo e che trasferisce poi nella pittura, meticolosa e perfezionista, caratterizzata da composizioni costruite nei minimi dettagli e da una luce meditata e sostanziale.

28_TPIC-0000-0000-0855I paesaggi sono una componente importante nell’opera di Strawinsky e seguono i traslochi della famiglia, e poi di Théodore e sua moglie, raccontando anche i viaggi in Italia e nel Sud della Francia durante le vacanze. Oltre ai paesaggi, le nature morte costituiscono un secondo tema centrale nell’opera dell’artista. Il suo sguardo di acuto osservatore s’ispira spesso agli oggetti del quotidiano che lo circondano: la forza di queste composizioni risiede nella capacità di dipingere la realtà, che siano disegni, pastelli o dipinti, il medium è l’oggetto che dà concretezza e consistenza al tutto.
Il terzo tema sul quale la mostra si concentra è il ritratto, dove, come nelle nature morte, è possibile seguire i tratti caratteristici tipici della composizione dell’artista, ma allo stesso tempo hanno un valore documentario, svelando anche il suo universo personale e intimo. Il nudo in particolare è una testimonianza cruciale del suo stile e documenta la sua formazione che concilia composizione cubista e tradizione figurativa classica, sintetizzandole in una interpretazione unica e originale.

36_CP_E158(0)Una piccola sezione in mostra è dedicata al santuario di Getsemani a Casale Corte Cerro, non molto distante da Domodossola, esponendo i disegni preparatori realizzati da Strawinsky per affrescare i 170 mq del muro esterno della chiesa con le storie della salvezza, dell’annunciazione e della pentecoste. Théodore più volte si era confrontato con spazi architettonici sacri – nei mosaici per la chiesa d’Assy o nelle vetrate della cattedrale di Cristo Re a Friburgo solo per fare due esempi – e sempre si era interrogato su due aspetti principali: come fondere la decorazione con l’impianto architettonico e come aiutare il fedele nella meditazione attraverso la contemplazione delle opere. Gli studi e la preparazione per la decorazione del Santuario dei Getsemani lo impegnarono per più di due anni, ma la realizzazione fu rapida e dal giugno al dicembre del 1972 portò a termine l’opera che ancora oggi si può ammirare a Casale Corte Cerro.

39_TPIC-0000-0000-0703La mostra Théodore Strawinsky. La trasfigurazione poetica è anche l’occasione per scoprire Casa De Rodis, palazzetto di origine medioevale in Piazza Mercato, un tempo dimora della famiglia De Rodis, di antica nobiltà antigoriana, oggetto di un’attenta ristrutturazione, voluta fortemente da Alessandro Poscio. Dal 2014 questo spazio, è aperto al pubblico con l’obiettivo di esporre la collezione Poscio, ma soprattutto di farla dialogare con altri artisti e collezionisti in occasione di mostre temporanee, in un rapporto di integrazione con il territorio e insieme di apertura a esperienze artistiche più ampie.
Lo storico edificio è stato ripensato in chiave moderna recuperando gli elementi architettonici significativi del passato: manufatti in pietra, archi e cornici tardo medievali, soffitti a cassettoni, balconi in ferro battuto, in un’integrazione con la piazza del borgo storico cittadino.

Il catalogo, edito da Sagep Editori, presenterà i testi critici di Carole Haensler Huguet curatrice della mostra, Philippe Lüsher, storico dell’arte e Sylvie Visinand, conservatrice della Fondazione Théodore Strawinsky.

Piero Dorazio, Limina: il decennio 1975-1985

Piero Dorazio e VV8artecontemporanea di Reggio Emilia. Dal 13 maggio al 24 giugno, quella linea che è stata capace di coniare una delle espressioni più all’avanguardia e significative dell’astrattismo italiano del secondo Novecento s’innesta nel fil rouge che da oltre dieci anni definisce la ricerca di una galleria d’arte che non manca mai di distinguersi per la qualità della sua proposta culturale.

dorazio_ - CopiaNasce così “Limina”, la mostra dedicata al decennio 1975-1985 di Piero Dorazio che espone una quindicina di opere, tra quadri di grande, medio e piccolo formato, del grande artista romano.

Realizzata in collaborazione con la galleria Lorenzelli Arte Milano, la rassegna sarà inaugurata sabato 12 maggio alle ore 18.00.

“Limina” si richiama al ruolo innovatore e a quella tensione verso la ricerca dell’essenza ultima che ha sempre caratterizzato Dorazio fin da quando nel 1947 l’artista fondò il gruppo Forma 1, per poi affermarsi sulle maggiori ribalte nazionali e internazionali dell’arte contemporanea, dalla Biennale di Venezia al Moma di New York.
“Limina” è la scelta fuori dalle righe di un periodo dell’opera di Dorazio ancora poco frequentato dal mercato dell’arte, ma che raccoglie l’espressione più matura della poetica dell’artista, quando l’esuberanza del colore tipica degli anni Settanta e Ottanta viene domata dal rigore della linea, punta di riflessione più alta raggiunta nel rifugio dell’antico convento di Todi, dove Dorazio si stabilì nel 1974.
“Limina” è la terra di confine in cui osa avventurarsi VV8artecontemporanea, la galleria posta nel cuore del ghetto ebraico di Reggio Emilia che si dimostra sempre molto dinamica e propositiva rispetto alla ricerca artistica sia a livello locale e nazionale.

Piero Dorazio, Limina: il decennio 1975-1985” sarà visitabile dal 13 maggio a 24 giugno, presso la Galleria VV8artecontemporanea (via dell’Aquila 6c/6d, Reggio Emilia), da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 0522 432103, http://www.vv8artecontemporanea.it.

Piero Dorazio nasce a Roma il 29 giugno 1927. Dopo il liceo classico, negli anni Quaranta approfondisce da autodidatta il suo interesse per la storia dell’arte, sensibilizzato anche dalla frequentazione dello studio del pittore Aldo Bandinelli, padre del suo compagno di scuola Angiolo. La sua formazione prosegue poi con gli studi incompiuti di architettura a La Sapienza di Roma. Le sue relazioni con gli artisti di quel periodo lo portano a fondare nel 1947 il gruppo Forma 1 insieme a Giulio Turcato, Concetto Maugeri, Antonio Sanfilippo e Carla Accardi. Nello stesso anno, entra in contatto con i maggiori artisti internazionali recandosi a Parigi, dove nel 1948 espone al “Salon des réalités nouvelles”. Nel frattempo, a Roma, è presente con le proprie opere alla Quadriennale e contribuisce all’organizzazione della mostra “Arte astratta in Italia”. Invitato nel 1953 per un seminario all’Università di Harvard, si trasferisce a New York dove presenta la sua prima mostra di disegni e la sua prima personale. Tornato in Italia, nel 1955 pubblica il compendio “La fantasia nell’Arte nella vita moderna” e nel 1957 presenta la sua prima personale a Roma. Nel 1956 e 1958 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1959 a Documenta 2 a Kassel. Nel 1960 espone di nuovo alla Biennale, in una grande sala personale. Lo stesso anno, all’Università di Pennsylvania, Filadelfia, inizia a dirigere il dipartimento di Belle Arti, incarico che ricoprirà nei successivi dieci anni, insegnando un semestre l’anno. Nel 1961 riceve il Prix Kandinsky e nel 1962 viene invitato a far parte del Gruppo Zero, con il quale parteciperà in seguito a numerose mostre collettive e pubblicazioni. Nel 1965 espone alla mostra “The Responsive Eye” al MoMA – Museum of Modern Art di New York. Nel 1966 presenta una seconda mostra personale alla Biennale di Venezia e l’anno successivo collabora con Giuseppe Ungaretti al volume “La Luce”. Dopo avere trascorso sei mesi a Berlino su invito dell’Accademia tedesca nel 1968, lavora a numerose mostre personali e viaggia in Grecia, Medio Oriente e Africa finché nel 1974 si trasferisce definitivamente a Todi, da dove continua a dipingere assiduamente e a partecipare alla vita artistica e culturale italiana e internazionale. Nel 1979 ha luogo la sua prima retrospettiva in Francia, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, mentre nel 1983 viene accolto con una retrospettiva del suo lavoro alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nello stesso anno partecipa con una selezione di opere alla mostra “Italian Art 1960-1980” presso la Hayward Gallery di Londra, nel 1986 riceve il Premio dell’Accademia di San Luca e nel 1988 presenta la sala personale alla Biennale di Venezia. Negli anni Novanta il suo lavoro è esposto in varie mostre, tra le quali un’ampia antologica al Museé de Grenoble nel 1990, alla Galleria Civica di Bologna nel 1991, e una personale al Museo civico di Atene nel 1994 e al Pac di Milano nel 1988. Nei primi anni Duemila le sue opere continuano a essere oggetto di mostre e riconoscimenti in Italia e all’estero. Muore a Perugia il 17 maggio del 2005

Piero Dorazio, Limina: il decennio 1975-1985
In collaborazione con Lorenzelli Arte Milano
Inaugurazione: sabato 12 maggio 2018, ore 18.00
Date: 13 maggio – 24 giugno 2018
Orari: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento.

PER INFORMAZIONI:
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OfficinARS – In Fieri

L’Associazione Villa Sistemi Reggiana presenta, dal 22 aprile al 12 maggio 2018, presso la sede di via Montagnani Marelli 18 a Gavassa di Reggio Emilia, “OfficinARS – In Fieri”, esposizione collettiva con opere fotografiche di Nilo Australi, Francesca Bonomini, Federica Gonnelli, Barbara Rossi, Antonella Zito, vincitori dell’omonimo concorso.

InvitoInserita nel circuito Off di “Fotografia Europea”, la mostra sarà inaugurata domenica 22 aprile dalle ore 18.00 alle 20.00. La presentazione delle opere sarà accompagnata dalle musiche del Quartetto d’Archi del Liceo Musicale Bertolucci di Parma, composto da Ion Mihail (violino), Francesca Gelmini (violino), Margherita Bianchi (viola) e Sabrina Giovanardi (violoncello), diretti dal Maestro Michele Pinto.

L’esposizione è realizzata con il patrocinio del Comune e della Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione con il Museo Storico Archeologico di Nola (NA), tappa successiva del progetto (9-30 giugno 2018).

Dopo i positivi riscontri ottenuti con la mostra inaugurale, allestita nel 2017, l’Associazione Villa Sistemi Reggiana ha proseguito la propria attività rivolta agli artisti emergenti attraverso un secondo concorso ad accesso gratuito, al quale hanno partecipato fotografi di età compresa tra i 20 e i 40 anni.

Una giuria professionale, composta da Gianantonio Cristalli (scultore e docente di Scultura, Presidente della commissione), Mauro Carrera (curatore e critico d’arte) e Mauro Davoli (fotografo), ha selezionato i cinque vincitori – Nilo Australi, Francesca Bonomini, Federica Gonnelli, Barbara Rossi, Antonella Zito – le cui fotografie sono state inserite nel catalogo 2017-2018 dell’Associazione Villa Sistemi Reggiana insieme alle opere di Alketa Delishaj, Pietro Dente, Jessica Ferro, Giuseppe Graziosi e Erjon Nazeraj, vincitori della prima edizione del concorso.

«Nel persistente dissidio tra presente e futuro, tra l’essere ancorati all’adesso e il proiettarsi verso il futuro – spiega Maria-Teresa Crispo, Presidente di Villa Sistemi Reggiana – si inserisce la ricerca di Nilo Australi, convinto che grazie alla scienza le nostre abitudini siano cambiate, ma che i criteri per tradurle in realtà si nutrano di simboli e metafore inalterate nel tempo. Francesca Bonomini ci racconta invece del senso di frustrazione, oppressione e prigionia che la società liquida conferisce. Un gioco di rappresentazioni pirandelliane, di maschere che si alternano e si contrappongono. Quel confine labile, percettibile che è riconoscibile anche negli scatti di Federica Gonelli. Qui l’impossibile diventa visibile, facendo scorgere altri mondi, delineando altri percorsi. Itinerario apparentemente opposto è quello intrapreso da Barbara Rossi in “Changing Landscape”, in cui si indagano mondi e forme di uno spazio, naturale e costruito, in modo che questi possano ricondurci a noi stessi, nel tentativo di ritornare alle radici, al mito, all’archetipo. La ricerca dell’identità è alla base anche del progetto “Mondi inanimati” di Antonella Zito. Questo processo euristico spinge l’individuo ad uscire dall’incertezza, dall’impersonalità, dalla omologazione a cui potrebbe tendere. La denuncia dell’immobilismo, apatia ed ipocrisia, diventa essa stessa un grido, uno slancio, un invito al dialogo ed un’apertura al mondo».

Nel corso dell’esposizione sarà presentato il catalogo “OfficinARS”, con testi di Mauro Carrera e Maria-Teresa Crispo, relativo all’attività 2017-2018. Si terranno, inoltre, diversi eventi collaterali, segnalati sul sito http://www.villasistemireggiana.it e sulla pagina http://www.facebook.com/villasistemireggiana. La sede di Villa Sistemi Reggiana è accessibile da lunedì a venerdì con orario 9.00-17.00, sabato e domenica ore 18.00-20.00. Sabato 12 maggio 2018, ore 18.00-20.00, finissage con interventi di esperti del settore.

Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 272405, info@villasistemireggiana.it.

Nilo Australi, Atlas MundiNilo Australi nasce nel 1988 a Figline Valdarno (FI). Si laurea all’Accademia di Belle Arti di Firenze, sezione Pittura-Progetto, e ottiene il diploma europeo di Multimedia Designer. Come pittore, illustratore e scenografo ha collaborato con Fresnel Multimedia produzioni cinetelevisive. Ha co-curato la mostra e il catalogo “LIBRopera”. Ha ottenuto diversi premi e menzioni.

Francesca Bonomini si diploma al Liceo Artistico di Piacenza e all’Accademia di Belle Arti di Brera, specializzandosi successivamente in Scenografia cinematografica e televisiva. Utilizza mezzi differenti, soprattutto la fotografia e il computer, aprendo anche al 3D e al video, senza tuttavia abbandonare la manualità insita nel disegno e nella pittura.

Federica Gonnelli nasce a Firenze dove frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora tra Firenze e Prato. Dal 2001 sviluppa una ricerca che si situa al limite tra le discipline canoniche delle arti visive. Sovrapponendo vari elementi grazie alla trasparenza dell’organza, amplia i suoi progetti con la realizzazione di installazioni e videoinstallazioni.

Barbara Rossi (Parma, 1988) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Lavora come fotografa di architettura in Germania. La sua ricerca personale si basa sull’osservazione e l’analisi delle relazioni tra uomo, territorio e tempo. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia.

Antonella Zito, pugliese d’origine, vive e lavora ad Amsterdam. Grafica pubblicitaria, fotografa e video maker, si ispira alla psicologia e a tutto ciò che parte dal singolo individuo, fino alla contestualizzazione nella società e nell’ambiente. Le sue opere sono realizzate tramite set fotografici studiati nei minimi dettagli per ricreare situazioni vissute, ambienti e personaggi surreali.

Villa Sistemi Reggiana è un’associazione che opera nel settore dell’arte e del volontariato, a cui aderiscono individui che si impegnano, in forma del tutto gratuita, a promuovere iniziative ed eventi tesi alla diffusione e alla sensibilizzazione verso l’espressione artistica. La scelta di individuare e promuovere artisti emergenti è suggerita dalla originaria destinazione dell’immobile di via Montagnani Marelli, ottocentesca scuola per fanciulle povere di Gavassa (RE). Le attività promosse dall’Associazione tendono inoltre a stabilire un legame tra l’arte e la solidarietà, sostenendo un’associazione che gestisce un orfanotrofio a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo.

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Informazioni:
Villa Sistemi Reggiana
Via Montagnani Marelli 18, Gavassa, Reggio Emilia
Tel. 0522 272405
info@villasistemireggiana.it
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Ufficio stampa:
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Il restauro della croce di Chiaravalle

La croce di Chiaravalle, conservata nel museo del Duomo di Milano, è tra i capolavori che di recente ha riscoperto il proprio splendore grazie a “Restituzioni 2016”,  il programma del Progetto Cultura di Intesa San Paolo.

croce-di-chiaravallePuò lo studio su un manufatto come la croce di Chiaravalle diventare un “modello esportabile” per studiare un’opera complessa all’atto delicato del restauro?
Dopo l’accurato restauro, il percorso di valorizzazione è proseguito con un’attività di studio multidisciplinare del prezioso cimelio medievale, di manifattura veneziana, rimasto per secoli un vero e proprio enigma per la ricchezza e la complessità di tecniche e di culture che rendevano difficile una datazione univoca del pezzo.

I risultati dello studio che hanno riservato diverse sorprese, aprendo nuovi orizzonti di ricerca e d’interpretazione dell’antico manufatto orafo, intendono essere discussi con un pubblico più vasto di esperti, storici dell’arte, soprintendenti, conservatori, scienziati, studenti, all’interno quindi di una globalità dei saperi umanistici e tecnico-scientifici non autoreferenziale ma condivisa: un cantiere possibile delle conoscenze e delle pratiche.
Tutto questo sarà presentato all’interno del Salone nella giornata del 22 marzo con l’incontro “Neutroni, elettroni e fotoni per guardare dentro la croce di Chiaravalle. Un esempio di multidisciplinarietà messa in pratica ” dalle ore 14.00 alle 18.00 presso la Sala Diamanti (Padiglione 6).

A introdurre l’incontro sarà Letizia Caselli, responsabile scientifico del progetto internazionale “La città dei musei. Le città della ricerca”; ad accompagnarla ci saranno Giulia Benati, direttore e conservatore delle raccolte della Fabbrica del Duomo di Milano, Maria Pia Riccardi, professoressa del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Pavia e Daniela Di Martino, ricercatrice del Dipartimento di Fisica dell’Università Milano Bicocca

 

SALONE INTERNAZIONALE DEL RESTAURO DEI MUSEI E DELLE IMPRESE CULTURALI XXV EDIZIONE

– 21-23 marzo 2018, dalle 9.30 alle 18.00
– Ingresso con registrazione obbligatoria
– Quartiere Fieristico di Ferrara (Via della Fiera, 11)
http://www.ferrarafiere.it

Sarà previsto un servizio di navetta gratuito dalla stazione alla fiera.

Segreteria Organizzativa

ACROPOLI SRL
Capo Progetto
Carlo Amadori direzione@acropoli.com
Responsabile di Segreteria
Omar Marcacci omar.marcacci@salonedelrestauro.com
Ufficio Commerciale
Alessandra Filippini alessandra.filippini@salonedelrestauro.com
Segreteria
Francesca Bonsanto segreteria@salonedelrestauro.com
Ufficio Tecnico
Responsabile: Arch. Rossana Amadori rossana.amadori@salonedelrestauro.com
Arch. Ilaria Ierardi ilaria.ierardi@salonedelrestauro.com
Arch. Annalisa Giorgetti annalisa.giorgetti@salonedelrestauro.com
Catalogo
Alessandra Schiavi alessandra.schiavi@salonedelrestauro.com
Amministrazione
Deborah Amadori deborah.amadori@salonedelrestauro.com

Tel. +39 051 6646832 – 864310 – 8659338
Fax +39 051 860965
info@salonedelrestauro.com
http://www.salonedelrestauro.com
facebook: Salone del Restauro
twitter: salonerestauro
youtube: FieraRestauro
instagram: restauromusei

Il programma completo della manifestazione e l’elenco espositori saranno disponibili sul sito http://www.salonedelrestauro.com

Labyrinth

Dal 10 aprile al 29 giugno 2018 la Fondazione Adolfo Pini presenta – durante la Milano Art Week in concomitanza con miart – la mostra Labyrinth, un progetto site-specific realizzato dall’artista Jimmie Durham, a cura di Gabi Scardi.

1bis_Durham_Public Monument for the Birthday of Rome_1995_02Jimmie Durham è una delle maggiori personalità artistiche del presente. Intellettuale, saggista e poeta, oltre che artista visivo, dagli anni Sessanta il suo lavoro evidenzia il sistema di convenzioni all’interno delle quali viviamo; convenzioni che riguardano le idee, i comportamenti, la storia e le sue interpretazioni. Metterle in discussione significa aprirsi al dubbio, evidenziare la sfaccettatura della realtà, lasciare emergere una molteplicità di visioni possibili.

Le sue opere consistono, in molti casi, in arrangiamenti di materiali naturali o industriali, innestati gli uni sugli altri; materiali che normalmente sfuggono all’attenzione o risultano troppo al di sotto di ogni valore per essere classificati; queste opere equivalgono dunque a commenti sulla natura delle cose e sul loro valore. In altri casi le installazioni si compongono di oggetti trovati o creati: oggetti che sono concentrati di quotidianità, che narrano storie, e ci dicono chi siamo. Alla base della sua pratica c’è infatti la volontà di restituire alle cose la possibilità di presentarsi nella propria essenza; di decostruire le sovrastrutture che le circondano, e con esse i concetti cardine della civiltà del consumo.

In questa logica si inserisce l’attenzione che l’artista dedica al tema dell’architettura, elemento da sempre centrale nella sua poetica. Dell’architettura, nel corso degli anni, Durham ha voluto scardinare l’assertività, la monumentalità. L’oggetto della sua critica è il senso di stabilità, che rende l’individuo certo e perentorio e lo sottrae al dubbio imbrigliandone l’attitudine critica.

Per la Fondazione Adolfo Pini l’artista crea un nuovo progetto, appositamente concepito, lavorando sullo spazio esistente e sulle sue strutture. In particolare, Durham porta all’esterno ciò che normalmente è “dentro” il corpo dell’architettura; rende visibili i materiali che lo compongono, rivela ciò che sta sotto il rivestimento: i “visceri”, le “interiora”; il rimosso; Innards, appunto. Per estensione, l’artista affronta così la questione di ciò a cui si dà spazio o ciò che si cela; di ciò che si dice o si omette. Al progetto abbina un video del 1994, The Man Who Had A Beautiful House, legato a un’idea di abitare che viene prima, e va al di là delle pareti di un edificio. Nello spazio rifinito ma carico di passato della Fondazione, attraverso il tema dell’architettura, l’artista si confronta una volta di più, con l’idea del costrutto sociale e culturale e con le strutture, con le convenzioni, con le categorie che l’accompagnano.

Dopo aver presentato i primi tre progetti site specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci e Memory as Resistance di Nasan Tur, con questa nuova mostra la Fondazione Adolfo Pini prosegue pertanto il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci, con l’obiettivo di porsi quale luogo di incontro e valorizzazione della scena dell’arte giovanile nazionale e internazionale a Milano.

Labyrinth

A cura di Gabi Scardi

Dal 10 aprile al 29 giugno 2018

Preview stampa: 9 aprile ore 11.00

Opening: 9 aprile ore 18.30

Orari: da lunedì a venerdì

ore 10.00 – 13.00 | 15.00 – 17.00

Fondazione Adolfo Pini

Corso Garibaldi 2, Milano

Ingresso gratuito

Tel. 02 874502

http://www.fondazionepini.it

Facebook: Fondazione Adolfo Pini

Lempertz – Arte Moderna e Contemporanea

Il mercato dell´Arte, e in particolare contemporaneo, è estremamente forte in Germania, paese da una forte tradizione collezionistica e dalla ottima potenza economica. Lempertz gode un primato tra le case d´aste tedesche e con le sue sedi espositive a Colonia, Monaco e Berlino ha di una visibilità capillare sul territorio, ma anche a livello internazionale, con uffici a Bruxelles e rappresentanze a Londra, Parigi e Milano.

Lempertz dedica una asta alla Fotografia e struttura la vendita di contemporaneo in diverse tornate, proponendo gli highlights in una evening sale seguita il giorno successivo dall´asta tradizionale: il format è consolidato e ha già permesso di ottenere ottimi risultati e attrarre un collezionismo attento e diversificato.

LempertzImportante opera già assicurata per la prossima vendita è Superficie acroma di Piero Manzoni, l´artista italiano che insieme a Fontana e Yves Klein ha inaugurato il nuovo capitolo della pittura astratta e concettuale. Opera del 1959, la tela sarà senz´altro un catalizzatore d´interesse per collezionisti e raffinati cultori, Italiani e internazionali.

Siamo a un mese alla chiusura del catalogo e stiamo lavorando alacremente per proporre un´asta ricca di opere straordinarie: siamo felici di valutare nuove proposte!
Per informazioni, e per proporre le vostre proprietà in asta, la invitiamo a contattare:

Carlotta Mascherpa,
Responsabile Lempertz Italia
milano@lempertz.com
T +39 339 8668526

Piero Manzoni
Superfice acroma. 1959
Caolino e tela grinzata, 50 x 40 cm
Stima: € 400.000 – 500.000

Take me a question

TAKE ME A QUESTION è un progetto di arte pubblica a cura di Andrea Lerda pensato per Caraglio, cittadina in provincia di Cuneo e a lungo sede del CeSAC – Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, organo parte dell’Associazione Culturale Marcovaldo che ha chiuso i battenti nel 2016.

Tamara Janes, Alter Ego, 2013, still da video. Courtesy Boccanera Arte Contemporanea , Trento copia

Il progetto prende vita su uno dei numerosi cestini pubblicitari che il Comune di Caraglio ha chiesto di installare all’agenzia Cladi Pubblicità di Torino e sparsi per tutto il centro del paese. 
 Individuando questo contenitore di arredo urbano come spazio dedicato alla riflessione artistica e non alla propaganda pubblicitaria, il progetto intende attivare una riflessione sul ruolo dell’arte all’interno di un territorio che per diversi anni è stato protagonista della scena artistica nazionale e internazionale.

Prendendo in prestito le parole di Vito Acconci, TAKE ME A QUESTION vede “l’arte pubblica, in quanto luogo di raccolta per le persone, [che] funge da modello per la città” Un’arte pubblica che “ristabilisce gli spazi popolati che portano a discussioni che portano a dibattiti che portano a riconsiderazioni che portano alla rivoluzione. In un mondo di centri commerciali, l’arte pubblica ristabilisce la piazza”.

TAKE ME A QUESTION chiama in causa dunque l’arte contemporanea come strumento in grado di porre interrogativi ed evocare riflessioni, stimolando una riflessione sul suo ruolo all’interno della comunità locale e globale.

10 artisti verranno invitati a realizzare un progetto site specific a cadenza mensile. Attraverso la produzione di un poster d’artista, un cestino pubblicitario diventerà l’interlocutore per mettere in comunicazione arte e spazio pubblico dando forma a riflessioni e sollecitando una partecipazione collettiva.

La dimensione di non sense che il titolo del progetto evoca è il pretesto da cui partire per l’attivazione di una riflessione critica e partecipata tra spettatore, spazio pubblico e opera.

“To take something” (in italiano “prendere qualcosa”) è l’invito a vedere l’arte come un contenitore al cui interno sono depositati significati e contenuti. “Take me a question”, frase che risulta evidentemente sgrammaticata, è a questo punto una provocazione, che volontariamente intende generare una sensazione di disturbo e di messa in discussione di tutte le grammatiche convenzionali.
 Take me a question racchiude l’invito all’interazione, lasciando intendere la presenza di due attori che generano un vero e proprio dialogo. Da un lato si pone una domanda, dall’altro si fornisce una possibile risposta. Ma i ruoli sono intercambiabili e allora le domande e le risposte diventano infinite.

Il primo intervento che inaugura il 3 marzo 2018 alle ore 16 sarà realizzato dall’artista FRANCO ARIAUDO e sarà visibile fino al 31 marzo 2018. Si ringrazia per il supporto alla produzione COLLI indipendent art gallery di Roma e l’artista.

TAKE ME A QUESTION. Un progetto di interazione tra arte e spazio pubblico

Da marzo a dicembre 2018

Cestino pubblicitario – Via Roma 83 – Caraglio (CN)

A cura di Andrea Lerda

Inaugurazioni: a cadenza mensile. Prima inaugurazione: 3 marzo 2018 ore 16 con il primo intervendo dell’artista Franco Ariaudo

Courtesy per l’immagine copertina del progetto: Tamara Janes, Alter Ego, 2013, still da video. Courtesy Boccanera Arte Contemporanea, Trento

Sito internet: https://takemeaquestion.weebly.com