La luce di Cinzia Fiorese

Da oggi, primo dicembre 2022 al 07 aprile 2023, presso la Galleria 70 (Via Pietro Calvi, 2, Milano) verrà ospitata la mostra personale di Cinzia Fiorese dal titolo ‘La luce‘ . L’esposizione, che è corredata da un testo critico di Chiara Gatti, presenta 25 tavole a velatura di tempera e foglia d’oro, in cui la forma geometrica provvede di anima e respiro lo spazio architettonico dipinto.

La Fiorese è artista antica a cominciare dalla tecnica, che riprende la trecentesca pittura con velature di tempera e foglia d’oro su tavola, e dai tempi di esecuzione, che al di fuori di qualunque osservanza delle regole di mercato arrivano a richiedere fino a quattro mesi per una singola opera. Ma anche l’ispirazione e il sentimento dell’artista veneta si riallacciano a un ambito lontano e mistico, che avendo provvisto di linfa secoli di trascorsa civiltà, può forse avere ancora oggi nella propria essenza qualcosa da dire, se vale da esempio e testimonianza il senso di sacro che emana dalle opere che qui presentiamo. I temi della Fiorese, del resto, sono appunto spesso sacri, non di rado annunciazioni ispirate agli omologhi di maestri prerinascimentali, come Gentile da Fabriano o Bicci di Lorenzo, dei quali pare che l’artista quasi aspiri a raccogliere il testimone. In luogo dei personaggi, a orientare la contemplazione sono qui forme astratte, colori di velatura, ritmi, trascrizioni di spazi indefinibili e, accanto a ciò, l’oro, sentito e interpretato nella qualità simbolica che rivestiva nei dipinti del medioevo, quale strumento di rappresentazione dell’incorporeo e di luce spirituale.

Cinzia Fiorese è nata a Bassano del Grappa nel 1974. Conseguito il diploma di stilista nel 1993, ottiene nel 1997 la borsa di studio Erasmus e va a frequentare la University of Fine Arts di Cardiff. Allieva di Riccardo Guarnieri ed Ennio Finzi, nel 2001 si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e incomincia a perfezionarsi nell’arte dell’incisione. Dotata di personalissimo talento e sostenuta da una grande abilità tecnica, dopo la partecipazione a diverse rassegne collettive (Canali/Canales, Facultad de Bellas Artes, Madrid, 2001; Biennale dell’Incisione Contemporanea, Mirano, 2004; L’Arte e il Torchio, Cremona/Cracovia, 2005) nel 2006 espone in una prima personale con la mostra Variazioni per Archi alla Galleria 70, che la presenta ancora nel 2007, nel 2009 e nel 2013. Da segnalare, nel 2010, la personale al Museo di Bassano del Grappa,e le partecipazioni alle Biennali di incisione a Bassano del Grappa (2013) e Ravenna (2015). Vive e lavora a Rosà in provincia di Vicenza.

Cinzia Fiorese – La luce
Dal primo dicembre 2022 al 07 aprile 2023

GALLERIA 70
Milano, Via Pietro Calvi, 2
Orario di apertura
da martedì a sabato 10-13,.0 e 16-19

Vernissage
1 Dicembre 2022, 18.30, su invito
http://www.galleria70.eu

Le Epifanie di Corrado Veneziano

Una mostra tra non-luoghi, loghi commerciali, bar code Isbn, passando per gli omaggi a La Divina Commedia di Dante e al Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Sarà visitabile da domenica 20 novembre (inaugurazione ore 18) a giovedì 22 dicembre 2022, presso Spazio Veneziano (via Reno 18.a) a Roma, la nuova personale di Corrado Veneziano, “Epifanie“, a cura di Francesca Barbi Marinetti con la collaborazione di Alessia Rosati. Tra le opere esposte, anche l’anteprima assoluta della mostra di Veneziano più importante del 2023: un lavoro dedicato al più geniale storico dell’arte italiana, Giovanni Battista Cavalcaselle, focalizzato sul suo conflitto tra classicismo e sperimentazione. Epifanie è aperta al pubblico dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20. Per visite in altri orari, telefonare al 366-1344326. Ingresso libero.

Le epifanie sono apparizioni soprattutto divine: mitologiche, religiose, sovrannaturali. Corrado Veneziano riprende questo senso della sorpresa visiva e lo lega con la scoperta dell’inaspettato all’interno del quotidiano. Si tratta di epifanie squisitamente umane, ma non per questo meno suggestive e fascinose. Come hanno rimarcato i suoi precedenti critici e curatori, da Achille Bonito Oliva a Marc Augé, Veneziano sollecita un “esercizio dello sguardo”, proteso a cogliere, tra marciapiedi e binari, occasioni di piacere, ricerca interiore e poesia.

Epifanie in questa prospettiva sono anche le scritture, laddove allentino la loro centralità grammaticale per farsi forma pura. Ed epifanie letterarie sono anche i connessi bar code editoriali, i Morse code, i loghi e i marchi commerciali: tutti reinterpretati e liberati sulla tela. Con tali premesse, anche due recenti lavori di Corrado Veneziano – Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e La Divina Commedia di Dante Alighieri – partecipano all’avventura di questi segni ordinari che si fanno arte. Si tratta di tele che riprendono gli schizzi di Leonardo dedicati a mai realizzati strumenti musicali e artigianali, e di alcune terzine di Dante, che Veneziano accosta al figurativo.

La personale espone infine alcune tele dedicate alle “investigazioni” di Giovanni Battista Cavalcaselle, forse l’epifania più autentica e profonda di Corrado Veneziano. “Si tratta di una parziale anticipazione e un primissimo confronto con il lavoro che Veneziano sta da tempo portando avanti – dichiara la curatrice Francesca Barbi Marinetti – una ricerca approfondita sullo studioso veneto e allo stesso tempo in rapporto con l’arte italiana, soprattutto rinascimentale. L’artista ridipinge i “taccuini da viaggio” di Cavalcaselle, reinterpretandone schizzi, frecce, didascalie. Recupera i dettagli più minuziosi e le scoperte del geniale storico. In tal modo, contribuisce a tracciare sorprendenti e rinnovate linee di storia dell’arte e di storia degli artisti italiani”.

Segnalato da:
Salvo Cagnazzo
Ufficio Stampa Uozzart
Mob: +39 392 1105394
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Web: https://uozzart.com/

Giovanni Kronenberg – Richard Nonas

Sara Zanin è lieta di presentare, nello spazio z2o project di via Baccio Pontelli 16, una mostra personale di Giovanni Kronenberg (1974) in dialogo con opere dell’artista americano Richard Nonas (1936-2021).
La mostra è pensata come momento di dialogo tra le ricerche scultoree dei due artisti a distanza di 20 anni dall’occasione in cui si incontrarono, ovvero il Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Ratti di Como del 2003, dove Richard Nonas era Visiting Professor e Giovanni Kronenberg uno degli artisti partecipanti.

La selezione delle opere in mostra stabilisce un’ideale conversazione tra i due artisti, all’interno di un dialogo in cui emergono, nelle rispettive pratiche, momenti in cui si possono ravvisare punti di contatto e di divergenza.

Entrambi gli artisti hanno sviluppato, in contesti differenti, una predilezione per oggetti e materiali inermi, muti e silenti, come il legno, le pietre, i metalli, i minerali e gli oggetti comuni: Nonas con un linguaggio post minimalista improntato alla serialità, Kronenberg, invece, con una ricerca orientata all’isolamento di oggetti colti nella loro intrinseca inusualità.

In entrambe le pratiche artistiche si può ravvisare una predilezione verso configurazioni formali frutto di spostamenti minimi, all’interno di modalità installative caratterizzate dall’economia dei mezzi e da scelte spaziali rigorose. Le opere di entrambi sono ispirate a una dimensione estatica e atemporale, in cui l’arte assume una valenza spirituale e meditativa in virtù di un’attitudine poetica che predilige l’essenzialità delle forme e di operazioni scultoree appena accennate, a volte quasi impercettibili.

La mostra è realizzata in collaborazione con P420, Bologna, che rappresenta Richard Nonas in Italia, ed è accompagnata da un testo dello storico dell’arte Riccardo Venturi.

Si ringraziano gli eredi dell’artista Richard Nonas per la gentile collaborazione.

Giovanni Kronenberg – Richard Nonas
z2o project – via Baccio Pontelli 16, Roma
in collaborazione con P420, Bologna

Dal 26 novembre 2022 all’ 11 gennaio 2023
Opening sabato 26 novembre 2022 | 26 novembre 2022 > 11 gennaio 2023

Orari apertura: solo su appuntamento
Per informazioni: T. +39 06 70452261 / info@z2ogalleria.it / http://www.z2ogalleria.it
Press office: Sara Zolla | press@sarazolla.com | T. + 39 346 8457982

La rivoluzione gentile di Qiu Yi

MA-EC Gallery presenta dal 24 novembre al 14 gennaio 2023 la mostra “La rivoluzione gentile“, prima personale a Milano dell’artista Qiu Yi, curata da Elisabetta Roncati.
Il progetto espositivo propone al pubblico tre installazioni, di cui una inedita, realizzate dall’artista tra il 2019 ed il 2022 e caratterizzate da un’intensa concettualità ed astrazione, sintesi esemplare della sua poetica visiva.

Qiu Yi, scultore cinese classe 1982 di stanza a Firenze, mira a coniugare elementi apparentemente distanti tra loro come cultura orientale ed occidentale, passato e presente, tradizione e contemporaneità esprimendosi tramite opere che condensano il suo vissuto artistico multiculturale con l’espressività tipica di alcuni movimenti storici quali l’Informale, il Concettuale e l’Arte Povera.

Partendo dalle filosofie tradizionali cinesi come confucianesimo e taoismo, l’artista rielabora significati e significanti per costruire connessioni tra mondi solo in apparenza distanti. Le installazioni di Qiu Yi entrano in contatto con gli spazi della Galleria che le ospita senza stravolgerli, ma creando un rapporto armonico in cui il visitatore diviene l’elemento centrale per iniziare il racconto.
Ed ecco dunque, nella prima sala della storica sede della MA-EC Gallery, apparire “Mille Parole” (2021): un’opera destinata ad accrescersi nel tempo e che prende il titolo dallo scritto del VI sec. d.C. di Zhou Xingsi utilizzato per l’insegnamento della lingua cinese. Presentata per la prima volta nel 2021 a Firenze, l’installazione questa volta è solo su carta di riso e non su tela.

I segni in inchiostro nero perdono i loro connotati linguistico-referenziali per invitare i visitatori a considerarli come puro gesto pittorico, comunque intriso di profondi significati. Non è semplicemente scrittura, ma nemmeno pura azione estetica: anche qui è il delicato equilibrio tra i due atti a prevalere.
A seguire si incontra “Ao Tu” (2019): alcune vaschette di pietra antica, utilizzate in passato per sciogliere la china, sono state tradotte in numerosissimi calchi. L’allestimento completo ne prevederebbe ben 500. E così il pieno ed il vuoto si interfacciano, l’Yin e lo Yang, l’universo maschile ed il femminile: tutto diventa fluido ed interscambiabile. Ancora una volta Qiu Yi diventa l’artefice di un collegamento tra esperienze ed elementi differenti, piegando la spettacolarità dei suoi interventi al potere della riflessione.
Chiude il percorso espositivo “Profezia” (2022) ispirata dal Daodejing di Laozi, mentre per la forma dal Tondo Pitti e dallo Schiavo Morente di Michelangelo.

Come in molte altre sue opere il punto di partenza è la materia organica, l’elemento naturale che secondo Qiu Yi è imprescindibile per aspirare all’equilibrio di fattori a cui tanto anela. Un’ulteriore particolarità di “Profezia” è la sua serialità: la materia di cui è composta la raffigurazione tende man mano ad asciugarsi ed è necessario aggiungere dell’acqua, fattore essenziale di vita, per riportarla al suo stato iniziale.
Passato e presente artistico quindi si incontrano dimostrando come tutta la creatività serbi in nuce una matrice classica.

Movimenti lenti, serialità, mise-en-scène: le installazioni di Qiu Yi richiamano le tradizionali pièce teatrali cinesi strizzando però l’occhio all’utilizzo dell’arte fatto dai suoi compatrioti a partire dagli Anni Ottanta del Novecento. Eppure l’intento dell’artista non è di rottura o critica palese. All’azione dirompente lui oppone un metodo differente: agire sulla strada della riconciliazione, usare la riflessione per indurre ad un cambiamento di prospettive che giunga, infine, ad una pacificazione. È quasi sempre necessaria una rivoluzione per apportare una ventata di cambiamento: quella di Qiu Yi è una “rivoluzione gentile” nei modi e nei toni, ma non per questo meno efficace od intrisa di profondi significati.

La rivoluzione gentile. Mostra personale di Qiu Yi
a cura di Elisabetta Roncati

MA-EC Gallery via Santa Maria Valle 2, 20123, Milano
Opening: 24 novembre ore 18-21

dal 24 novembre 2022 al 14 gennaio 2023
martedì – venerdì 10.00-13-00 / 15.00-19.00; sabato 15.00-19.00

Ennio Godani – DAL SACRO AL PROFANO

Da sabato 1 a domenica 16 ottobre presso lo spazio espositivo del Circolo degli Artisti, in Pozzo Garitta, 32 ad Albissola Marina (SV) si terrà la mostra personale di Ennio Godani DAL SACRO AL PROFANO. L’inaugurazione è prevista a partire dalle ore 17 del Primo Ottobre, pv.

Nato nel 1950, ENNIO GODANI effettua gli studi al Liceo Artistico di Savona. Si diploma nel 1968 e dal 1972 è prima Assistente e poi Docente nella cattedra di Discipline pittoriche nello stesso Liceo.
L’interesse per il teatro lo porta a seguire il Corso di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano. Nel 1973 firma scene e costumi per “Aulularia” di Plauto, messa in scena al Teatro “Milanollo” di Savigliano. Conosciuto inizialmente per le “Uova” e i “Menhir” posti su lastricati e paesaggi sconvolgenti, passa poi ad una pittura astratta dove lìnee, punti e colori si inseguono sulla tela.

Partecipa a collettive e personali alla Galleria “La Fontana” di Savona. Nel 1976 è presente alla collettiva “II 30×30” allo Studio Rotelli di Finalborgo. Successivamente si accosta alla decorazione su ceramica e crea manufatti e piatti (suoi quelli in majolica delle “Serate gastronomiche Fornacine”). Nel 1977 decora numerosi piatti con Eliseo Salino per la Festa provinciale de l’Avanti di Savona.
Nell’estate del 1978 e 1979, sotto il Patrocinio dell’Associazione Culturale A.I.C.S, propone le sue ceramiche nello spazio espositivo “Il Piatto” a Noli. Ritorna all’antico amore per il teatro e nel 1980 crea con altri artisti, i bozzetti per le maschere de “Le Streghe” portate in scena nel Piazzale del Priamàr di Savona con scenografie di Eliseo Salino e regia di Renzo Aiolfi.

Si dedica anche alla grafica pubblicitaria per marchi e manifesti. Dal 2009 al 2015 è Art Director della Rivista Enogastronomica “Forchettiamo”.
Dal 2014 è Docente di Disegno, pittura e decorazione su ceramica all’Unitre di Borgio e di Pietra Ligure. Nel 2017 dona all’ambulatorio oncologico dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure alcune sue opere.
Nel 2019 inventa “Padelle d’Arte da Rubare” depositandone il marchio. La manifestazione riscontra molto successo e attenzione da parte del pubblico e della critica locale; l’evento viene ripreso e mandato in onda su Rai3 Liguria.
Nel Luglio 2019 espone le sue tele e alcune ceramiche nello Spazio Arte DOC per la Mostra “En plein Air”dove presenta al pubblico le “Diablesse” e gli “Ex Voto”. Sempre nel 2019 scrive la sceneggiatura della “pièce” comica “La Doppia Verità” e ne cura anche il progetto scenografico.

Durante la sua attività di Docente di scenografia, pittura e decoro all’Unitre, reinterpreta nel suo studio ” I Tarocchi” e icone dipinte su tela e tavola. Una sua “Virgo Carbutae” è posta sulla strada provinciale 43 di Calice ligure, in frazione Carbuta, (visibile su Google maps).
Nel luglio del 2021 crea una “Padella d’Arte” per Anna Mazzamauro, consegnatale durante la rassegna teatrale di Borgio Verezzi. Il 5 agosto 2021 viene proiettata sulla facciata della Chiesa Parrocchiale delle Fornaci di Savona la “Madonna della Neve”, patrona del borgo marinaro.

Dal dicembre 2021 la sua “Notre Dame de la chance” viene posta su tavola e illuminata nottempo, sulla provinciale 46 di Calice Ligure in località Eze.dove l’artista risiede (v.Google maps). Il maestro Godani partecipa alla rassegna “Rigorosamente 20×20” a Pozzo Garitta di Albissola Mare.

Durante l’anno scolastico 2021-2022 stringe una collaborazione con una docente di sostegno dell’Istituto Comprensivo C. Colombo di Savona con i bambini della primaria e cura la parte artistica e tecnica del Progetto “Van Gogh visto dai bambini”. A aprile 2022 le opere dei mini artisti vengono esposte all’interno della Faggeta della Barbottina in occasione della Giornata ecologica sulle foreste e a Giugno 2022 affisse all’interno dei resti antichi della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo in occasione della manifestazione sulla Pace “fiori e spighe di grano”, con grande successo e stupore da parte delle maestre e delle famiglie dei piccoli allievi.

A maggio 2022 le sue “Padelle” sono esposte nella rassegna “Verezzi in fiore” e nel giugno è presente alla seconda edizione di “Padelle d’Arte da Rubare” da lui ideata. Nel luglio 2022 crea una Padella per Katia Ricciarelli in occasione del Festival teatrale di Borgio Verezzi. Nell’agosto 2022 espone alcune sue “Madonne” provocatorie nel “Gazebo della Madonna” a Savona in località Fornaci .Interessanti anche i dipinti erotici del “Cabinet Secret” che ogni artista del tempo passato ha nel suo portfolio.

Il maestro continua a vivere e creare opere a Eze nel Comune di Calice Ligure, ove è possibile visionare la sua produzione.

Ennio Godani – DAL SACRO AL PROFANO
Dall’1 al 16 ottobre 2022
Circolo degli Artisti
Pozzo Garitta, 32
17012 Albissola Marina (SV)
circ.artistialbisola@libero.it

Le cose che accadono

L’esposizione LE COSE CHE ACCADONO presenta le opere esito della Residenza Lido La Fortuna a cura di Caterina Angelucci e Luca Zuccala, promossa dall’Associazione Culturale Lido Contemporaneo in collaborazione con il Comune di Fano – Assessorato alla Cultura e Beni Culturali e Fabbrica Urbana, svoltasi nel mese di maggio. 
Il progetto mira a promuovere e sostenere il lavoro di artisti under 35 invitati a confrontarsi con le peculiarità artistiche, culturali e paesaggistiche del territorio marchigiano.

Gli artisti in mostra sono Nicolò CecchellaAndrea MartinucciDavide Serpetti e Caterina Erica Shanta. Accompagneranno questo poker di artisti le opere di Danny AvidanJingge Dong e Oscar Contreras Rojas, tre pittori internazionali che hanno fatto della città di Fano luogo di elezione e ispirazione. 

Dall’11 al 30 settembre 2022, Giovanni Gaggia, artista e fondatore di Casa Sponge, ospita Le cose che accadono, a cura di Caterina Angelucci, Andrea Tinterri e Luca Zuccala.La mostra itinerante ha fatto tappa a Fano presso Fabbrica Urbana nella sede di Palazzo Montevecchio a Fano e si muoverà, infine, a Milano dal 6 al 18 ottobre 2022, nella sede della casa d’aste Artcurial. 

Le cose che accadono sono una rivelazione, una miscela di assonanze e corrispondenze scaturite durante le settimane di ricerca sul territorio di Fano. Lampi di ricordi, reminiscenze, coincidenze accesi nell’intenso dialogo osmotico con la città, che si riverberano nel lavoro di ogni artista e nel percorso espositivo. 

Una lettura inedita di un territorio prezioso, saturo di storia e storie che l’artista rilegge e reinterpreta attraverso la propria sensibilità, i propri occhi. Uno sguardo colto e “straniero” che accoglie e fa proprie le peculiarità della terra, della comunità e del territorio, fondendosi e confondendosi con essi, fino ad arrivare a qualcosa che non si stava cercando ma che, improvvisamente e inspiegabilmente, si manifesta quale tassello prezioso per la propria ricerca. 

Per Andrea Martinucci Le cose che accadono sono tele di diverse dimensioni che inaugurano la serie Le Suites, stanze profonde, vissute da desideri, emozioni e paure che chiedono di essere abitate con un’esperienza diversa. Attraverso stratificazioni, strappi, composizioni caotiche e gesti reali – come trasportare le tele all’interno di una valigia che Martinucci porta con sé, immergere le stesse nell’acqua del mare e infine calpestarle come in una danza rituale-, i lavori intendono distruggere la distanza oculare con la superficie pittorica, mettendo in discussione il valore della figura. 

Caterina Erica Shanta presenta, attraverso un’installazione composta da una proiezione video, una traccia audio e un disegno a grafite su cartoncino nero, Calante: una tensione alla caduta, una perdita di equilibrio in cui la terra sprofonda nel mare Adriatico. Indagando il fenomeno dell’erosione costiera, Shanta omaggia la porta d’acqua, imprevedibile e sovversiva, che aggira l’azione umana e la inghiottisce. 

Si interroga sul concetto di natura umana, invece, Davide Serpetti indagando il rapporto tra icone e potere. Come spiega l’artista: “La mia opera indaga il rapporto tra questi due poli, attraverso l’utilizzo di tre elementi: l’eroe, la scultura e gli animali. Nel mio lavoro, ciascuno di questi elementi funziona come forma iconografica – rappresentante uno scopo, un ideale, un’emozione – che mi permette di interrogare il concetto di natura umana nella sua interezza. Negli ultimi anni, i miei soggetti hanno iniziato a indagare l’identità in modo non binario, perseguendo un modello di rappresentazione androgina.” 
Esseri dall’identità indefinita, spesso assimilabili ad animali, come quelli raffigurati nelle pagine della Monstrorum historia di Ulisse Aldrovandi, bestiario seicentesco di animali fantastici, conservato nella Biblioteca Federiciana di Fano.

Nicolò Cecchella, presenta un’installazione composta da una fusione in ottone raffigurante gli occhi dell’artista e da un calco del suo corpo in alluminio: un’impronta contenente acqua marina che, come una lente naturale, ingloba luce e allo stesso tempo riflette l’esterno, delineando la figura di quello che potremmo definire un Narciso Inverso.

Infine, l’opera Diaframmacomposta da una pellicola di gomma lattice ambrata, posta all’interno di un telaio metallico che, esposta alla luce naturale, rivela frammenti di materialità profonde: la terra proveniente da uno scavo archeologico e la polvere calcarea di conchiglie frantumate. 

Due temporalità che si ricongiungono in una sorta di finestra temporale, in una membrana carsica o una diapositiva geologica. Il progetto di residenza ha visto il coinvolgimento di personalità che appartengono a importanti realtà culturali e sociali di Fano e della sua provincia, che nel corso della permanenza hanno contribuito a fornire gli strumenti di indagine agli artisti per una vasta e approfondita conoscenza del territorio.
Maria Chiara Salvanelli
Press Office & Communication
Via Bocconi 9
20136 Milano
cell + 39 3334580190
mariachiara@salvanelli.it

La Pittura dell’ Immaginifico

“La Pittura dell’Immaginifico” degli artisti toscani Claudio Cargiolli, Marco Manzella e Alessandro Tofanelli in mostra, dal 4 al 31 agosto 2022, presso il Museo Le Stanze della Memoria di Barga (LU).

Presentata da Giovanni Faccenda, l’esposizione è organizzata da Bernabò Home Gallery con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Consiglio regionale della Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Barga, grazie al contributo di Idrotherm 2000 S.p.a.

L’inaugurazione si terrà giovedì 4 agosto alle ore 18.00, alla presenza di Caterina Campani, sindaco del Comune di Barga, di Laura Piangerelli di Bernabò Home Gallery, degli artisti e della curatrice Lucia Morelli.

Il titolo della mostra – “La Pittura dell’Immaginifico” – fa riferimento alla preponderante assenza di tempo che caratterizza le opere esposte, fatte di materia concreta e di luce labile, di piccoli dettagli che celano un mondo. Luoghi astratti, luoghi onirici, luoghi effimeri, che risuonano tra le pietre di Barga, il borgo dell’arte, amato e apprezzato da artisti e poeti.

«Barga – spiega Caterina Campani – ha una vocazione di città aperta all’arte. Barga è un luogo di fascino e tradizione dove troviamo case di pittori che ne hanno scritto la storia; artisti che hanno scelto la cittadina come musa ispiratrice. Borgo d’arte di influenza fiorentina e ricco di gallerie, mostre ed eventi a carattere nazionale ed internazionale, capace di attrarre turismo d’eccellenza da tutte le parti del mondo».

Il percorso espositivo, allestito all’interno del Museo Le Stanze della Memoria, comprende oltre trenta dipinti, molti dei quali inediti, realizzati da Claudio Cargiolli (Ponzanello,1952), Marco Manzella (Livorno, 1962) e Alessandro Tofanelli (Viareggio, 1959).

«In un ordine esclusivamente alfabetico – scrive Giovanni Faccenda – conosciamo Claudio Cargiolli quale virtuoso interprete di un surrealismo colto, nobilitato da endogene influenze che rimandano agli aristocratici antichi: dai Maestri primitivi a quelli del Rinascimento italiano. Marco Manzella, diversamente, appare piuttosto cantore ispirato di un realismo diresti talora nostalgico, continuamente impreziosito da riflessi memoriali, abbandoni che indovini personali, sia quando essi appartengono alla sfera delle illusioni o a quella, più amara, dei disincanti. Di Alessandro Tofanelli potremmo invece sottolineare come siano, invero, tutti autoritratti sentimentali i soggetti dei suoi dipinti: luoghi, scorci, vedute e visioni che appartengono alla sua vita di uomo e di artista quali appigli o – per meglio dire – riferimenti essenziali, cardini imprescindibili quando i dubbi si addensano nella mente senza il conforto di alcuna, remota, fuggevole certezza. Ecco, allora, la pittura intervenire salvifica, mostrando ai più sensibili orizzonti della mente dove ancora sia dato di incontrare qualche riverbero evanescente di utopie mai tramontate, gli ultimi bagliori di sogni ad occhi aperti, la scia luminosa di una ormai sperduta stella polare».

La Pittura dell’Immaginifico” è la prima mostra pubblica promossa da Bernabò Home Gallery a Barga, luogo scelto da Laura Piangerelli per l’apertura di un nuovo spazio espositivo in aggiunta alla sede storica di Trezzo sull’Adda (MI). «Barga città onirica, al di là dall’apparire fenomenico – annota la gallerista. Barga città di pietra, sospesa su una nuvola».

L’esposizione è visitabile tutti i giorni con orario 10.30-12.30 e 17.30-22.30. Ingresso libero. Catalogo edito dalla Regione Toscana disponibile in mostra con i testi istituzionali di Caterina Campani, sindaco del Comune di Barga, e di Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana, la prefazione di Giovanni Faccenda, un testo storico di Lucia Morelli, una riflessione della gallerista Laura Piangerelli e un ricco apparato iconografico. Per informazioni e approfondimenti: http://www.bernabohomegallery.it, http://www.comune.barga.lu.it.

Claudio Cargiolli, Luce da Est, 2021, olio su tela e tavola, cm 25×47

Claudio Cargiolli nasce a Ponzanello nel 1952, piccolo borgo nei pressi di Fosdinovo (Massa Carrara). Ha frequentato il Liceo Artistico e poi in seguito l’Accademia di Belle Arti di Carrara, città dove vive e lavora. Fin dall’inizio, curioso, libero, privilegia l’immaginazione e la fantasia, lontano da ogni concessione alle mode, ma sempre attento e rigoroso nel ricercare la buona pittura e nello sperimentare le antiche tecniche e gli artifici pittorici a lui più congeniali. Giovanissimo partecipa, dal 1968 in poi, a numerose rassegne di pittura. La sua prima mostra personale si colloca nel 1971, presso la galleria “Fillungo” di Lucca, curata dal critico e grande storico dell’arte Pier Carlo Santini, che lo seguirà per molti anni nella sua ricerca artistica. Con queste precoci esperienze, continua il suo percorso fino a diplomarsi all’Accademia nel 1974. La pittura di quegli anni, di formazione, di ricerca, di sperimentazione, si caratterizza con una produzione dominata da soggetti enigmatici, figure dai volti cancellati e composte per frammenti. Dal 1983 e negli anni a seguire, Cargiolli riesce ad assegnare ordine alle sue visioni e forma ai suoi sogni, la pittura prende a consolidarsi proprio nella misura in cui i volumi, le forme e gli oggetti, si collocano sulla tela in un racconto fantastico. Gli accostamenti al limite dell’incongruenza fra scene, visioni e descrizioni diverse, concorrono alla costruzione di una realtà metafisica, soffusa di poesia, irreale e tuttavia rasserenante, pur nella sua impossibilità. Tale processo di ricerca e lavoro si incrementa e si concretizza dalla seconda metà degli anni ‘80; da quel periodo inizia, infatti la collaborazione con la galleria Forni di Bologna e il ciclo di esposizione di alto prestigio in Italia ed all’Estero. Da segnalare fra le numerose mostre personali e partecipazioni collettive, le antologiche svoltesi a Palazzo Ducale di Massa e Palazzo Ducale di Urbino. Oggi Cargiolli, nel suo incessante perfezionarsi, compone immagini sempre meno affollate, immagini ad alta definizione, trasognate, pure, atemporali, destinate ad un colloquio privato, fino a condensarsi in una tenerezza di affetti che sono degli autentici atti d’amore.

Marco Manzella, Vergine X, 2002, tempera su tavola, cm 100×90

Marco Manzella, nato a Livorno nel 1962, dopo il Liceo Artistico si è diplomato in restauro, occupandosi per diverso tempo di dipinti murali e tecniche artistiche antiche, per poi dedicarsi definitivamente alla sola pittura. Ha iniziato l’attività espositiva nel 1985 sviluppando il suo interesse per alcuni episodi della pittura toscana quattrocentesca e per l’arte figurativa della prima metà del ‘900. Alla fine degli anni ‘90 inizia un avvicinamento alla pittura figurativa dell’area anglosassone, soggiornando a lungo negli Stati Uniti. A partire da questo periodo gli interni dei primi anni si aprono verso visioni ricche di colori caldi dove l’elemento acqua prende sempre una maggiore importanza. Nel 1998 partecipa al Plein-air Internazionale di Mirabel, organizzato dalla città di Darmstadt (D) iniziando un fruttuoso rapporto con alcune gallerie tedesche. Inoltre, da sempre attratto dalla cultura iberica, dal 2001 il suo lavoro viene riconosciuto anche in Spagna con una serie di mostre in spazi istituzionali. Nel 2004 i Laboratoires Boiron di Lione hanno scelto un suo dipinto per una loro campagna pubblicitaria in Francia. Nei lavori degli ultimi anni si conferma la vocazione per una pittura di forte valore narrativo. Alcune composizioni recuperano il tema del paesaggio, immaginato però come costruzione artificiosa staccata da qualsiasi riferimento ad un luogo reale. Parte della sua produzione è dedicata alla grafica, che comprende disegni ed acqueforti. Ha collaborato nel corso degli anni con numerose gallerie italiane (tra queste Stefano Forni, Bologna; Poggiali e Forconi, Firenze; Entroterra, Milano) e straniere (Galerie Artis, Darmstadt; Jorge Alcolea, Madrid e Barcellona). Vive e lavora a Viareggio e Brescia.

Alessandro Tofanelli, L’ora legale, 2022, olio su tavola, cm 40×40

Alessandro Tofanelli è nato a Viareggio nel 1959. Si è diplomato all’Istituto d’arte di Lucca e ha frequentato l’accademia di Brera a Milano. Durante la sua permanenza a Milano Tofanelli ha collaborato come illustratore per importanti riviste pubblicate da Rizzoli e Mondadori. Nel 1973 ha vinto due borse di studio offerte dalla Banca Mercantile per l’Università Internazionale dell’Arte e nel 1975 il premio “La Resistenza” e il primo premio al concorso internazionale “INA-Touring” a Palazzo Strozzi di Firenze. Nel 1984 ha vinto il premio “Giotto d’Oro” e nel 1987 il premio “Under 35” a Bologna, il premio “Onda Verde” a Firenze e il premio internazionale “Ibla Mediterraneo”. Nel 2011 è stato pubblicato un racconto di Antonio Tabucchi ispirato ad un suo dipinto (A. Tabucchi, “Racconti con figure”, Palermo, Sellerio, 2011). Diverse case d’asta internazionali trattano i suoi dipinti, tra queste Christie’s di Londra. Le sue opere pittoriche fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, nazionali e internazionali. Alessandro Tofanelli ha sempre unito la sua pittura al suo lavoro di fotografo professionista, video-documentarista e regista. Nel 2005 è uscito il suo primo lungometraggio come sceneggiatore e regista, “Contronatura”, che ha vinto il Premio speciale della giuria al Festival di Viareggio Europacinema e il Festival Nice di New York e San Francisco del 2005-2006. Nel 2012 ha completato il secondo lungometraggio, “Il segreto degli alberi”, e ha vinto il Premio Monicelli al Festival di Viareggio Europacinema.

Bernabò Home Gallery è una galleria specializzata in arte moderna e contemporanea. Lo spazio nasce da un’esperienza professionale pluridecennale e ospita le importanti personali di alcuni dei più grandi nomi del panorama artistico del ‘900 e contemporaneo. Bernabò Home Gallery propone nei propri spazi, dipinti e sculture con un focus particolare rivolto verso opere grafiche dei grandi maestri nazionali e internazionali. La mission della Home è di proporre a visitatori e collezionisti, mediante le opere proposte, un percorso culturale attraverso i maggiori movimenti artistici del secolo scorso, che prosegue con i linguaggi contemporanei degli artisti rappresentati. Un’attenzione particolare e scrupolosa viene riservata al livello esecutivo delle opere proposte; considerando sia il livello tecnico del manufatto, che l’originalità del linguaggio. L’attenzione e la cura dei particolari fanno della galleria un luogo dove una passione personale, negli anni, si è evoluta e trasformata in autentica professionalità.

Il Museo Le Stanze della Memoria è ubicato in un palazzo del centro storico di Barga realizzato attorno al 1500; per generazioni qui vi abitarono le famiglie Colognori, che si distinsero per le loro notevoli qualità di ebanisti e mobilieri apprezzati anche oltre il territorio di riferimento. L’edificio fu poi distrutto dai bombardamenti dopo lo sfondamento del fronte il 26 dicembre del 1944. Per anni ridotto a un cumulo di macerie, è stato poi recuperato dall’Amministrazione comunale per destinare lo spazio a luogo della memoria così come testimoniano anche le diverse targhe in pietra apposte sui muri esterni dell’edificio in ricordo di eventi importanti per la cittadina e di personalità care alla comunità di Barga. Il Museo è stato inaugurato il 31 marzo del 2007 in occasione del bicentenario Garibaldino con una mostra di documenti e cimeli dedicata a Garibaldi.
Da allora il Museo ha ospitato importanti mostre d’arte, diventando uno dei luoghi della cultura di Barga.

Segnalato da : CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano, 54, 42121 Reggio Emilia

Art Stays 2022

Dal 7 luglio al 18 settembre 2022, si svolgerà Art Stays, Festival internazionale di Arti contemporanee di Ptuj che quest’anno celebra il suo primo ventennio. Tra i più importanti festival di arti visive in Slovenia e in Europa, grazie a Jernej Forbici e a Marika Vicari, Art Staysè un evento di riferimento per artisti, gallerie internazionali, musei e fondazioni.

Postproduction, Festival Art Stays 2022 e’ un viaggio che ha, in ogni singola opera ed artista scelto, inizio in una delle passate edizioni ma che nel rinnovarsi e riproporsi nel presente, accetta la sfida importante di proiettarsi verso il futuro. Tra gli appuntamenti che renderanno unico: le mostre, cuore pulsante del progetto, la performance: Post-Opera di Lynn Book, Sara Korošec – Muzikačaka , Erika Vicari –Transversal Project con video di Beti Bricelj, l”installazione Free All di Costantino Ciervo, il Video Mapping live set di Movimento Creative Label, la presentazione del film The Mill & The Cross di Lech Majewski; l’inedito AV Live set di Marko Batista, Vitreous Sky – Flight of the Last Bird.

Il programma riflette sulla possibilità e responsabilità di analizzare ART STAYS e sull’opportunità di presentare nuove direzioni e lo sviluppo del festival. La scelta, basata sul carattere multidisciplinare e le opere più iconiche, vede la partecipazione di Regina José Galindo, Santiago Sierra, Yoko Ono, Ferdinando Prats, Zul Mahmod, Robin Meier, artisti hanno segnato la storia Noriko Obara, Laszlo Laszlo Revesz, Perino&Vele, Michelangelo Galliani, Lech Majewski, Dušan Fišer, Alex Pinna, Tobia Ravà, Resi Girardello, Leo F. Demetz, Stojan Kerbler o artisti in residenza, che hanno creato nuovi processi sociali e comunicativi tra cui Matthias Langen, Felipe Aguila, Jaša, Marek Schovanek, BridA, Nemanja Cvijanović, Interno3 (Manuel Frara).

Il programma completo è disponibile sul sito http://www.artstays.si
Postproducrion, Festival Art STAYS, 2022
Direttori e curatori: Jernej Forbici e Marika Vicari
Weekend inaugurale: 7 luglio – 10 luglio 2022
Date: 7 luglio- 18 settembre 2022

Organizzatori del Festival: KUD Art Stays, Prešernova ulica 1, 2250 Ptuj, info@artstays.si

Info Point Festival: Galerija Art Stays, Slovenski trg 1, 2250 Ptuj.

Performing PAC 2022

Torna Performing PAC, il format dedicato ad un tema attuale nell’ambito degli studi delle arti visive contemporanee. Una piattaforma aperta al pubblico che per l’edizione Estate 2022 indagherà il rapporto tra arte contemporanea e natura, sviluppato attraverso opere video, materiali d’archivio, interventi di artisti, critici e curatori che esplorano l’interazione tra paesaggio e immagine nella pratica e nella ricerca artistica contemporanea.

Come per ogni appuntamento di PERFORMING PAC, il punto di partenza è una mostra realizzata in passato dal PAC e quindi il protagonista non poteva non essere l’icona della land art Richard Long con la mostra a lui dedicata nel 2004 Richard Long – Jivya Soma Mashe. Un incontro in India, a cura di Hervé Perdriolle. Un progetto inedito e singolare che affiancava all’arte del maestro inglese le opere di Soma Mashe, membro della tribù indiana Warli. Artisti differenti tra loro ma accomunati dal rispetto e dalla sensibilità estremi nei confronti del paesaggio e della natura.

Marta Dell’Angelo. TARARA – 9 July 2017 Mount Aragats, 2017, 2017. Still video. Courtesy l’artista

Il titolo di quest’anno richiama un’intervista a Long del 1 luglio 2003 pubblicata sulla rivista “The Art Newspaper”. Alla domanda sul criterio di scelta delle mete delle sue leggendarie camminate, l’artista rispose: “l’amore per un determinato luogo”; ma, più precisamente, Take me to the place I love strizza l’occhio alle parole di Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers nel celebre brano Under the Bridge, dove il cantante chiede “di essere portato nel luogo che ama”, la Los Angeles dei suoi affetti, per superare uno dei periodi più bui della sua vita.

Gli artisti invitati al PAC – Dorothy Cross, Lara Almarcegui, Marta Dell’Angelo, Ettore Favini e Antonio Rovaldi, Flatform, Richard Long, Francesco Simeti, Melanie Smith, Ilaria Abbiento. Special events: Barbara and Ale, Michelangelo Frammartino – raccontano o ritraggono un luogo reale, metaforico, metafisico o immaginario tra fascinazioni, introspezioni e affondi critici, declinando in termini anche molto diversi la propria poetica, che riguarda temi come l’immersione nella natura, la memoria e le mitologie dei luoghi, il rapporto dell’uomo con l’ambiente, il clima e la politica.

PAC – Padiglione dell’Arte Contemporanea
via Palestro 14
Milano — 20121

ORARI
10—19:30
giovedì 10—22:30
Lunedì chiuso
Ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura

PERFORMING PAC. Take me to the place I love

Ephemera – Festival italiano dedicato alla Cultura Immateriale

Verrà presentato giovedì 16 giugno alle ore 18.30 alla Libreria Martincigh, Udine Ephemera, il primo festival italiano dedicato alla Cultura Immateriale ideato, curato e diretto da Eleonora Cedaro, Michela Lupieri e Rachele D’Osualdo.

Immaginato e progettato come un Festival per tutti, Ephemera accenderà i riflettori su alcuni luoghi simbolo del patrimonio naturale e artistico del FVG — Prato d’Arte Marzona, Vigne Museum, Palazzo Lantieri, Libreria Martincigh e Trieste Contemporanea — attraverso un calendario di eventi distribuiti da maggio a ottobre in cui si intrecciano diverse discipline.

Ephemera nasce dalla necessità di raccontare il contemporaneo.
In antitesi con le modalità virtuali di vivere la socialità sperimentate durante la pandemia, questo progetto propone forme d’arte che si attivano solo attraverso la fisicità e l’interazione con le persone.

Dopo la presentazione ufficiale, Ephemera entrerà nel vivo delle attività giovedì 16 giugno alle ore 18.30 alla Libreria Martincigh di Udine con la mostra Here, There & Everywhere di Riccardo Arena, Cristina Burelli, Michela Lupieri e con Corposa, video ideati dagli studenti del Laboratorio di Elementi Visivi del Progetto del Corso di Laurea in Design degli Interni del Politecnico di Milano coordinato dai proff. Francesca Telli, Massimiliano Maini e Piero Pozzi.

Sabato 18 giugno dalle 18 alle 21 il Prato d’Arte Marzona a Villa di Verzegnis, i danzatori di Arteffetto Danza, coordinati da Marta Melucci / Compagnia Schuko e accompagnati dal Coro Zahre di Sauris, proporranno una serie di performance in dialogo con le opere site specific di Sol LeWitt, Bruce Nauman, Richard Long, Dan Graham. La giornata si aprirà alle ore 9 con un Saluto al Sole per l’inizio dell’estate.

Martedì 21 giugno alle ore 20 il Vigne Museum a Rosazzo — progetto di Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle — ospiterà la sound performance del musicista e compositore statunitense Alvin Curran. Lo stesso giorno, Solstizio d’Estate e Giornata Mondiale della Musica e dello Yoga – patrimonio immateriale dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO – si terrà un laboratorio per celebrare la meditazione.

Sabato 25 giugno alle ore 21 al Palazzo Lantieri di Gorizia Fabio Accurso, Giorgio Pacorig e Veniero Rizzardi proporranno una sound performance per liuto, tastiere e live electronics nel Salone da Ballo del palazzo, sede dell’importante opera Skies di Michelangelo Pistoletto. Due momenti dedicati allo Yoga (ore 18.30) e al Movimento apriranno la serata.

Ephemera ritornerà venerdì 16 settembre alle ore 18.30 a Trieste Contemporanea con la mostra personale di Riccardo Arena curata da Michela Lupieri.

Bruce Nauman, Truncated Pyramid Room, Richard Long, Tagliamento River Stone Ring, Vincent Péraro, Casetta bianca (visione d’insieme), Prato d’Arte Marzona, Villa di Verzegnis. Crediti fotografici Caterina Erica Shanta
Ephemera è un progetto nato dall’incontro di tre professioniste della cultura – Eleonora Cedaro, Michela Lupieri e Rachele D’Osualdo, è prodotto dall’Associazione culturale ETRARTE, in collaborazione con PerForm ASD e gode del supporto di importanti partner: Altreforme, Associazione culturale Amariana, Associazione Culturale CLIC – psicologia e psicomotricità, Comunità di Montagna della Carnia – Rete CarniaMusei, Creaa Snc, ArteffettoDanza, Dramsam – Centro Giuliano di Musica Antica, Libreria Martincigh, Palazzo Lantieri, Teatro Miela Bonawentura, Trieste Contemporanea, Vigne Museum, Yemovement, Centro Noita Yoga e Coro Zahre di Sauris.
Ephemera è nato grazie al prestigioso sostegno di una rete di cultural mentors, rappresentative dei presidi culturali del territorio del Friuli Venezia Giulia e non solo: Monika Branicka, Cristina Burelli, Giuliana Carbi Jesurun, Elda e Giovanna Felluga, Carolina Lantieri-Piccolomini e Gaia Stock.
Il progetto è finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e sostenuto dalla Fondazione Friuli e dalla Fondazione Pietro Pittini, sponsor del programma laboratoriale.

Giacomo Zaza – Deflections

Dal 4 al 24 giugno presso l’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa di Lecce si terrà la mostra Deflections, ideata e curata da Giacomo Zaza . Patrocinata dalla Provincia di Lecce e dal Polo Biblio-Museale Catromediano, la mostra si avvale della collaborazione della Galleria Tiziana Di Caro di Napoli.

Il progetto espositivo presenta un panorama artistico polisemico costellato di numerosi deviamenti e spostamenti. Come afferma il curatore Giacomo Zaza: “Deflections presenta l’opera di cinque artisti contemporanei impegnati in pratiche intermediali riflessive capaci di intervenire nei processi socio-culturali. Queste cinque pratiche si muovono, quasi fossero una forma di vita in evoluzione, seguendo molteplici direttive, tra diversi espedienti tecnici (dal disegno al video, dalla scrittura poetica all’oggettuale), verso momenti discontinui di esercizio critico e immaginazione politica – producendo un mutamento della nostra esperienza e del contesto (tanto iconografico quanto architettonico) dell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce.

Da Paola Mancinelli (Taranto, 1974), Antonio Della Guardia (Salerno, 1990) e dall’artista svedese Lina Selander (Stockholm, 1973), all’iraniana Shadi Harouni (Hamedan, IR, 1985) e l’artista cubana Glenda León (La Habana, 1976), l’arte contemporanea rigenera l’alterità e la ricchezza sensibile del mondo mettendo in campo delle “deviazioni” visive che attuano cambiamenti e abbandonano le vie ordinarie del nostro sguardo e del nostro pensiero. Produce una gamma mista di spazio e tempo mutevoli, non filtrati da quei linguaggi mediali che aspirano a garantire una percezione immediata.

I cinque artisti restituiscono a modo loro gli ambiti multiformi e impregiudicati della realtà. A ogni artista corrisponde una “deviazione” cognitiva e visiva. Ciascuna deviazione ci allontana dai campi abituali – che oggigiorno possiedono un elevato tasso di mediatizzazione schematizzante – e ci avvicinano a immagini nate dall’esplorazione, dal racconto, dalla negoziazione. Immagini che possiedono nuove implicazioni culturali”.

Le cinque esperienze in mostra aprono continui momenti di contatto con orizzonti riflessivi. Sempre Zaza precisa: “Seguendo il percorso della mostra nell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa, ci troviamo subito di fronte alle opere di Shadi Harouni, i cui temi sono immersi nella storia dell’Iran. Harouni agisce all’interno di determinati contesti per rivelarne alcuni inaggirabili (la perdita, la repressione, la guarigione, l’identità). Racconti intrisi di sarcasmo e di riflessioni sulle frustrazioni degli scenari globali di un dissidente curdo fanno da sottofondo sonoro alle riprese video di una mucca che si muove liberamente nella vecchia casa del dissidente in Kurdistan (in The Owl’s Made a Nest in the Ruins of the Heart, 2021). Oppure l’arazzo con la scritta Xanî – “casa” – (ricamata in caratteri curdi) nell’opera Xanî Xanî Xanî come vessillo di un concetto fondamentale (la casa ma anche il luogo in cui si nasce e si vive, la comunità), implicitamente politico e sociale, all’interno del fasto barocco e decorativo della chiesa di Lecce. In Harouni vi è sempre un mostrare senza veli: anche la tomba del Sufi del Kermanshah – una tomba che in Iran era stata volutamente nascosta – ritorna alla memoria. Un esercizio simile è svolto dall’importante installazione di Lina Selander The Weight of Images dove un tavolo poggiato su uno specchio diventa una sorta di schermo che restituisce le immagini di un video sottostante il piano: il video mostra immagini lentissime, alcune delle quali tratte da album fotografici, ma con riferimenti frammentati e altalenanti all’olocausto degli ebrei.

L’arte fornisce una libera sperimentazione del guardare in assenza di scopi determinati e limitanti. Per Antonio Della Guardia questo contributo all’osservare il mondo corrisponde a un vedere più lontano, un prospettare secondo direttrici che abilitino “mediazioni” per vedere diversamente: Per un Prossimo Reale. Le sue opere a Lecce prendono spunto dagli studi del medico William Horatio Bates (1860-1931), autore di un metodo di rieducazione della vista senza l’uso di occhiali. Questo metodo ispira l’artista a un largo ventaglio di esperimenti performativi che coinvolgono lo spettatore. Si tratta di presenze scultoree e installative che possono essere agite: dispositivi che sollecitano l’esercizio di uno sguardo immaginifico. Uno sguardo che attraversa lentamente il tempo e lo spazio. Un altro esempio di attraversamento tra input visivi e mentali è l’opera di Paola Mancinelli La nostalgia del nome, nata dall’interesse umano di misurare il mondo. E, dato che l’attraversamento comporta sempre il confronto con l’ignoto, “l’incommensurabile”, Mancinelli propone un lungo listello dorato (una cornice) su cui è posata una lunga fila di ditali colmi di argilla, tranne l’ultimo, vuoto, segno dell’incertezza e dell’inconoscibile.

Mentre in Glenda León l’incertezza si nasconde dietro immagini che possono sembrare consuete, invero sono allusive e portatrici di nuovi significati. Nel video Dirigir las nubes una mappa evanescente è la metafora di un discorso poetico per il corpo e la mente. La mappa del mondo sembra definirsi nella lenta conformazione delle nuvole per poi restare in movimento. Un ulteriore esercizio di contemplazione è il video Hablando con Dios che affronta la tecnologia come fenomeno contemporaneo e la desacralizzazione di ciò che è canone. Glenda León lascia che osserviamo l’ambiente di una chiesa cattolica: qui vediamo ragazzi e ragazze assorte con la testa chinata verso un bagliore. Tale scena potrebbe suggerire una conversazione intima con un Essere Superiore, un’esaltazione della Fede, e invece riprende delle persone assorte nei loro telefoni cellulari. Il video è metafora dell’estraniamento nella vita di oggi, una vita dove si raggiunge la conoscenza assoluta e l’ebbrezza di essere onnipresenti attraverso il web”.

Informazioni
Lecce, ex Chiesa di San Francesco della Scarpa
Inaugurazione Opening: 4 giugno 4th June 19:00-21:00
Data Date: 4-24 giugno 2022 / 4th – 24th June 2022
Orari mostra Exhibition hours: 10:00/12:00 – 17:00/20:00
Catalogo Exhibition book: NFC Edizioni. Rimini
Media Partnership: exibart
Ufficio Stampa Press office: Michele Tursi
michele.tursi64@gmail.com
tel. +393929560906

Davide Maria Coltro – Pax Naturae

Dopo il successo della mostra milanese allo Studio Museo Francesco Messina e la prima personale in Svizzera, Davide Maria Coltro torna a Verona, sua città natale, con una rassegna monografica negli spazi di Kromya Art Gallery (via Oberdan, 11c). Curata da Alberto Fiz, l’esposizione Pax Naturae sarà inaugurata sabato 21 maggio alle ore 18.00.

Il tema scelto dall’artista appare particolarmente attuale nella fase di profonda incertezza che stiamo vivendo. Con Pax Naturae, il Quadro Mediale inventato da Coltro nel 2001 si fa, infatti, interprete della natura come elemento teso verso una progressiva pacificazione.

Paesaggi, cieli, arborescenze assumono in questa prospettiva un nuovo significato dove l’intervento digitale coglie l’aspetto totalizzante di una natura in perenne trasformazione: «Il Quadro Mediale per sua stessa definizione è sempre cangiante, predisposto ad assorbire il flusso continuo delle immagini e proprio per questa ragione diventa lo strumento ideale per mettersi in relazione con l’infinito naturale», afferma Alberto Fiz.

La mostra propone oltre 30 opere e un ciclo inedito dove l’artista analizza la trasformazione di elementi floreali visti dall’alto attraverso un procedimento lenticolare nel quale fotografia, pittura e tecnologia trovano una rinnovata sintesi: «Ogni volta che il visitatore entra in mostra si trova di fronte ad un lavoro differente, in progress, con continue alterazioni che superano la comunicazione istantanea per andare incontro al tempo della coscienza», spiega Coltro.

Il Quadro Mediale modifica la fruizione dell’opera d’arte in quanto consente di produrre un continuum estetico e iconico in perenne cambiamento. Non più, dunque, un dispositivo fisso come nel caso del video, ma un’opera che in base agli input dell’artista sviluppa un processo che non può essere determinato aprioristicamente.

In questa occasione l’opera di Coltro indaga il tema della nascita e della germinazione, come appare evidente nel ciclo delle arborescenze, dove «l’artista evidenzia quella crescita necessaria che si materializza davanti ai nostri occhi». Lo scrive Patrizia Nuzzo curatrice responsabile della GAM -Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, lo spazio che in contemporanea con la mostra da Kromya Art Gallery presenta “Contemporaneo Non-Stop. Il respiro della natura”, dove sono esposti anche tre lavori di Coltro (l’artista è anche presente nella collezione permanente del museo) del medesimo ciclo.

La rassegna in galleria propone diversi piani di lettura e da ogni Quadro Mediale derivano le icone digitali prodotte in esemplare unico che sembrano fissare l’istante frantumando il flusso temporale: «Sono Filiazioni, ovvero opere generate dal Quadro Mediale ma di lettura indipendente, che divengono memoria del continuo divenire», afferma Coltro. «è la fase in cui lo sguardo si deposita sull’immagine e ne cattura i contenuti». Si tratta di un procedimento con il quale l’artista fissa la reminiscenza dell’immagine che all’interno del Quadro Mediale viene continuamente riformulata.

In occasione della mostra viene pubblicata un’ampia monografia di Coltro con la sua produzione degli ultimi vent’anni. Il volume, edito da Vanillaedizioni, è curato da Alberto Fiz e contiene testi di Aida Accolla, Chiara Canali, Luigi Codemo, Joseph di Pasquale, Marcello Francolini, Maria Fratelli e Patrizia Nuzzo, oltre a un’intervista all’artista di Gabriele Perretta.

Davide Maria Coltro, nato a Verona nel 1967, vive a Milano. La sua ricerca artistica è rivolta all’utilizzo delle tecnologie di massa con inedite architetture che modificano i criteri di creazione, diffusione e fruizione dell’arte. Il risultato di questo studio è il Quadro Mediale o System di cui è l’inventore: si tratta di un dispositivo in continuo sviluppo progettuale che elabora e costruisce dando inizio a una nuova percezione dell’opera d’arte. Il quadro digitale non solo risponde ad una visione storica e culturale attuale, ma sprigiona il potere evocativo del quadro tradizionale. Negli ultimi anni Coltro ha iniziato un percorso di studi teologici con il desiderio di alimentare la propria ricerca artistica attraverso un’approfondita riflessione sul rapporto dell’uomo con la fede e con i temi fondamentali dell’esistenza umana. Ha partecipato a prestigiose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Nel 2011 è stato invitato alla Biennale di Venezia curata da Bice Curiger e in quell’occasione è stato presentato “Res_publica I”, una monumentale installazione di 96 quadri mediali, concludendo una delle più imponenti e complete ricerche sul paesaggio contemporaneo. Le sue opere sono state esposte in musei e istituzioni pubbliche tra cui: Museum of Modern Art di Mosca, Etagi Loft Project di San Pietroburgo, ZKM di Karlsruhe, Urban Planing Center di Shangai, Museo Pecci di Prato, Collezione Farnesina di Roma, MART di Rovereto, Galleria Civica di Trento, Marca di Catanzaro, Studio Museo Francesco Messina di Milano. I quadri mediali sono presenti nelle collezioni permanenti di prestigiose raccolte pubbliche e private tra cui: Galleria d’Arte Moderna Achille Forte di Verona, Collezione VAF Stiftung di Francoforte, Collezione Panza di Biumo di Varese, Galleria Civica Ezio Mariani di Seregno, Collezione Unicredit di Milano, GASC, Galleria d’Arte Sacra del Contemporaneo di Milano.

L’esposizione Pax Naturae sarà visitabile fino al 24 luglio 2022, da martedì a sabato con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso lunedì, domenica e 2 giugno. Ingresso gratuito.
Per informazioni: T. +39 045 9788842, riccardo@kromyartgallery.com, info@kromyartgallery.com,
http://www.kromyartgallery.com, http://www.instagram.com/kromya_art_gallery, http://www.facebook.com/Kromyartgallery.

Kromya Art Gallery nasce a Lugano, Svizzera, nel 2018 e si sviluppa negli spazi intimi di un appartamento di primo Novecento, nel centro storico della città. In aggiunta alla sede storica, diretta da Tecla Riva, nel novembre 2020 è stata inaugurata, con una mostra personale di Giorgio Griffa, una nuova sede a Verona, a pochi passi dall’Arena, diretta da Riccardo Steccanella. Un’iniziativa che segna l’impegno di Kromya quale punto d’incontro e scambio tra il panorama culturale svizzero e quello italiano, nell’ottica di una progettualità congiunta orientata alla crescita e alle contaminazioni. L’attività espositiva è distinta nelle sezioni denominate “CAMERE” e “•YOUNG”. Se con “CAMERE” la galleria rende omaggio a movimenti già storicizzati, con la sezione “•YOUNG” si dedica alla promozione del lavoro di giovani artisti emergenti. Oltre alla partecipazione a varie fiere d’arte nazionali ed internazionali (ultime delle quali Miart 2021, ArtVerona 2021, Roma Arte in Nuvola 2021, Wopart 2021, MIA Fair 2022, Arte Fiera 2022), Kromya Art Gallery ospita nelle sue sedi eventi artistici e culturali.

Segnalato da:
CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

Riccardo Bellelli – Disintegrating Bluetooth

Disintegrating Bluetooth è il titolo della performance dell’artista Riccardo Bellelli (Carpi, 1999) presso la storica Piazza San Domenico di Bologna, a cura di Mariarosa Lamanna e Antongiulio Vergine, promossa da Maison Ventidue per ART CITY Bologna 2022.

L’opera, elaborata da Bellelli durante il corso Progettazione spazi sonori tenuto dal percussionista Enrico Malatesta, si ispira a The Disintegration Loops (2002-2003) del compositore americano William Basinski – insieme di registrazioni che, per via della loro digitalizzazione, hanno subìto, restituendolo, il deterioramento di alcuni nastri – e intende riflettere sul delicato rapporto che unisce fruitore, spazio e opera d’arte.
Si tratta, in sostanza, di allontanare progressivamente uno speaker bluetooth dalla propria fonte di trasmissione, modulando la camminata in modo da non comprometterne definitivamente la connessione. Oltre a implicare un coinvolgimento sinestetico – la performance è pensata per essere realizzata all’aperto e in gruppo – l’opera necessita che vi sia una perfetta sintonia tra dispositivo, movimento e spazio.

I partecipanti potranno seguire le movenze dell’artista in una sorta di processione guidata, attivando, così, un’ulteriore riflessione sulle origini del dispositivo impiegato – il nome “Bluetooth”, infatti, deriva dal nomignolo di Sant’Aroldo, Harald Blåtand, re di Danimarca dal 970 al 986, il quale, soprannominato proprio “Dente Azzurro”, unì il popolo scandinavo sotto la religione cristiana.

In un periodo storico fortemente contrassegnato da differenti forme di divario, anche fisico e sensoriale, Disintegrating Bluetooth cerca di recuperare quel legame, sempre molto fragile, che ci tiene uniti all’altro, nel nome di un segnale che, sebbene fondato su onde invisibili e destinato, prima o poi, a disintegrarsi, ci invita a riconsiderare il valore delle nostre relazioni.

ĐɨsɨnŧɇǥɍȺŧɨnǥ Ƀłᵾɇŧøøŧħ
► 12 maggio, dalle 18.30 alle 19.30
► 15 maggio, dalle 11.00 alle 12.00
📍 Piazza San Domenico, Bologna
Performance aperta al pubblico, senza prenotazione, nel rispetto delle norme vigenti.
Per contatti o informazioni aggiuntive:
389.1872729 | info@maisonventidue.it, maisonventidue@gmail.com http://www.maisonventidue.it
Sound-track performance: ĐɨsɨnŧɇǥɍȺŧɨnǥ Ƀłᵾɇŧøøŧħ

Riccardo Bellelli (Carpi,1999)
Nel suo lavoro, Bellelli sperimenta gli effetti di oggetti e materiali vari osservandoli, disgregandoli, assemblandoli, interagendo con essi per dare vita a sculture e installazioni minimali; spesso entra in contatto con apparecchiature appartenenti al mondo delle comunicazioni tele-radiofoniche che approccia in maniera molto amatoriale per indagarne le potenzialità linguistiche ed espressive.
Frequenta il corso di Pittura Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2019 ha preso parte al workshop con l’artista Cesare Pietroiusti in occasione della mostra Un certo numero di cose tenutasi presso il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Nel 2020 è stato finalista per il premio Combat Prize di Livorno. Ha partecipato a diverse mostre collettive, tra cui Neutral presso mtn | museo temporaneo navile di Bologna, mentre nel 2021 ha fatto parte del programma di residenze artistiche Capital Project Colle Ameno presso Sasso Marconi (BO).

Andreas Angelidakis – POST RUIN Bentivoglio

Palazzo Bentivoglio è lieto di presentare il progetto a cura di Antonio Grulli dell’artista Andreas Angelidakis (Atene, 1968). Al centro di tutto è la grande installazione POST-RUIN Bentivoglio (2020), che attraversa le tre sale dei sotterranei cinquecenteschi dell’edificio.

L’opera, da cui prende il titolo il progetto, rimanda al passato dell’edificio – legato al precedente palazzo della famiglia bolognese distrutto da una sommossa popolare – e fa parte di una serie in cui il concetto di rovina viene sovvertito rendendo l’opera utilizzabile a piacimento dal pubblico. Si compone infatti di elementi modulari attraverso i quali è possibile modificare gli spazi, assemblandoli per ricreare un’ipotetica rovina antica o dividendoli e sparpagliandoli così da ottenere sedute e punti di appoggio. I blocchi, gli archi e i frammenti della rovina sono realizzati con materiali soffici e leggeri. La superficie dei pezzi è stampata con la fotografia di un pattern marmoreo.

Si tratta di un’opera che mette in discussione la monumentalità e la distanza di rispetto che siamo soliti riconoscere alle antichità. In passato, altre installazioni della stessa serie sono state esposte in importanti musei e in manifestazioni come documenta 14 del 2017, nella quale uno di questi lavori era diventato spazio dedicato ai talk aperti al pubblico. All’interno di questo progetto l’installazione diventa una scultura utilizzabile per vivere lo spazio e osservare le altre opere. Nei tre ambienti espositivi sono infatti presentati dei video sia ambientali, sia proiettati su schermi, in cui la visione dell’architettura e dello spazio abitato nel loro progresso storico ben esemplifica il lavoro di Angelidakis. Assieme a questi viene esposta una serie di piccole sculture realizzate tramite stampanti 3D e in grado di rendere reali le visioni architettoniche progettate al computer dall’artista. Mentre nella prima sala il pubblico è accolto da due grandi wallpaper realizzati per l’occasione, altro elemento classico della sua produzione artistica.

Andreas Angelidakis si muove nello spazio di confine in cui arte e architettura si sovrappongono. È stato definito un architetto che non costruisce, ma potrebbe essere più corretto vederlo come un critico e un intellettuale che utilizza l’arte per riflettere sullo spazio che ci circonda e sul modo in cui le nuove tecnologie influenzano l’architettura e il modo di vivere di ciascuno di noi. Il suo approccio non scade mai nel moralismo degli usi e dei costumi presenti. L’ironia e la giocosità di molte sue opere sono spesso intrinsecamente legate a un senso romantico di nostalgia e solitudine in grado di far emergere la complessità e il mistero della vita contemporanea. Il computer, internet e le nuove piattaforme social diventano per lui uno dei principali strumenti del fare architettonico, permettendogli di spostare una pratica generalmente collettiva – il costruire – nell’isolamento dello studio artistico e intellettuale.

Andreas Angelidakis (1968, vive ad Atene) ha studiato presso la prestigiosa scuola di architettura SCI-Arc di Los Angeles, e la Columbia MSAAD. Porta avanti una pratica artistica multidisciplinare intrecciata alla curatela e alla scrittura critica, in cui lo spazio e il modo di abitare hanno un ruolo cruciale. Negli anni ha partecipato a importanti manifestazioni internazionali come la Bergen Assembly del 2019 e la documenta 14 del 2017 per la quale ha realizzato una grande installazione ambientale pensata per ospitare i panel pubblici di discussione curati da Paul B. Preciado. Tra i suoi progetti principali ricordiamo The State of the Art of Architecture 1st Chicago Architecture Biennial, 12th Baltic Triennial (CAC, Vilnius), Supersuperstudio (PAC, Milano), The System of Objects (Deste Foundation, Atene), Fin de Siècle (Swiss Insitute, New York), Period Rooms (Het Nieuwe Instituut, Rotterdam), e OOO ObjectOrientedOntology (Kunsthalle Basel, Basilea).

angelidakis.com

Andreas Angelidakis – POST RUIN Bentivoglio
A cura di Antonio Grulli

Palazzo Bentivoglio

Via del Borgo di San Pietro 1, Bologna

Main Project di ART CITY Bologna 2022

Date
28 aprile-12 giugno 2022

Giorni e orari di apertura
7 maggio > 11.00-18.00 [ingresso libero]
8 maggio > 11.00-18.00 [ingresso libero]

Dal 12 al 15 maggio (ART CITY Bologna)
12 maggio > 11.00-18.00 [ingresso libero]
13 maggio > 11.00-18.00 [ingresso libero]
14 maggio > 12.00-22.00 [ingresso libero]
15 maggio > 11.00-18.00 [ingresso libero]

21 maggio > 11.00-18.00
22 maggio > 11.00-18.00
28 maggio > 11.00-18.00
29 maggio > 11.00-18.00
4-5 giugno > 11.00-18.00
11-12 giugno > 11.00-18.00

Negli altri giorni non elencati POST-RUIN Bentivoglio è visibile solo su appuntamento.

L’ultimo giorno disponibile per le visite è domenica 12 giugno.

Accessi

Obbligatoria la mascherina per la protezione individuale.

Per informazioni e prenotazioni

Caterina Pascale Guidotti Magnani | info@palazzobentivoglio.org | https://palazzobentivoglio.org/

Ufficio stampa

Sara Zolla | sarazolla@palazzobentivoglio.org

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