#Liberidileggere per la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’Autore

#Liberidileggere, il programma delle iniziative organizzate in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’Autore si terrà domenica 23 aprile, dalle ore 10.30 nella sede del Polo Museale di Trani e della Fondazione SECA, Piazza Duomo 8/9

locandina_1Voluto dal Consiglio Regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo, Fondazione Seca, Teatro Pubblico Pugliese con la collaborazione operativa del Comitato Giovani UNESCO Puglia , Citta dei Bimbi, il programma si avvale del patrocinio dell’ Associazione Italiana Biblioteche sezione Puglia.

Alle ore 10.30 si terrà l’inaugurazione dello spazio di pubblica lettura dove interverranno: Loredana Capone, Assessore Regionale Industria Turistica e Culturale, Giulia Murolo Responsabile della Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia, Isabella Ciccolella, Presidente della Fondazione Seca, Simona Ferrante e Raffaele Attardi rappresentanti del Comitato Giovani Unesco Puglia.

Alle ore 11.00 il programma degli eventi proseguirà con lo speech di lettura dove gli operatori culturali pugliesi presenteranno le iniziative di promozione della lettura realizzate in Puglia.

Nel pomeriggio dalle ore 18.00 si terrà il laboratorio gratuito di scrittura creativa e di disegno per bambini con Liliana Carone e Silvia La Franceschina (per info e prenotazioni 0883.582470 – email: segreteria@fondazioneseca.it). Ai partecipanti sarà donata copia di “Fiabe per integrarsi” pubblicazione a cura della Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. Alle ore 18.30 si terrà la presentazione del volume “Capissce a mmè? Do you understand me? Ritratti della gestualità barese di Anna Simi Grenzi Editore presenta, Mariagrazia Marchese.

La giornata dedicata al libro si concluderà con uno spettacolo alla ore 19.30 “Pasolini ascoltava il Jazz…” letture di Gigi Mangia e sonorizzazione di Raffaele Casarano. All’interno del Polo Museale di Trani sarà allestito lo Scambialibro dove gli appassionati della lettura potranno scambiare il loro libri con altri titoli, un percorso editoriale in cui le case editrici pugliesi come: Florestano Edizioni, Secop Edizioni, Progedit, Rotas, Lb Edizioni, Falvision, Claudio Grenzi Editore, Edzioni Di Pagina, Wip, Matilda Editrice, Mammeonline, La Meridiana ed Edipuglia presenteranno le loro novità in catalogo.

Per tutti coloro che parteciperanno al contest “Dimmi che lettore Sei?” riceveranno in regalo un #Libroalbuio donato dalla Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. Per l’occasione il Polo museale, il Museo Diocesano e il Museo della Macchina da scrivere sarà aperto al pubblico per l’intera giornata e l’accesso sarà gratuito per i primi cento visitatori.

Per informazioni sul museo e il percorso editoriale contattare la Fondazione Seca e il Polo Museale di Trani –
Tel. 0883/582470 – segreteria@fondazioneseca.it –
Consiglio Regionale della Puglia – Responsabile Comunicazione Istituzionale –

Giulia Murolo 080.540.27.73- 349.5283664
comunicazione@consiglio.puglia.it

Ricomposizioni – Mostra personale di Silvio Natali

Dal 22 aprile al 18 maggio 2017 ExpArt studio&gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena (AR), presenta “Ricomposizioni”, personale di Silvio Natali a cura di Silvia Rossi.

Senza titolo-1L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.

Sabato 22 aprile, dalle ore 17, l’inaugurazione in galleria con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge.

LA MOSTRA:
“Ricomposizioni” è il titolo scelto da ExpArt per presentare la mostra personale di Silvio Natali, artista marchigiano dalla singolare cifra stilistica.
Un’opera che scompone, sforma, analizza e infine riassembla con uno sguardo che unisce e mescola una moltitudine di stili e correnti, interpretando in modo innovativo e singolare i soggetti.

Le dense pennellate espressioniste, così racchiuse in recinti di colore ben delineati, creano sgomento e interrogativi. L’approccio apparentemente naïf si contrappone alla sistematicità dell’analisi della forma e della composizione, raccontando con occhi diversi la quotidianità del paesaggio urbano e naturale.
I colori, a tratti acidi, controbattono alle tinte tenui, esaltandone la dimensione concettuale e riflessiva, astraendo il soggetto naturale a puro dinamismo.
La primavera nello spazio espositivo casentinese è dunque scandita da un autore apprezzato a livello nazionale e all’estero per il suo linguaggio distintivo, che attinge con sapienza al passato per dare vita a uno stile pienamente contemporaneo.

L’ARTISTA:
Silvio Natali, classe 1943, è originario di Corridonia (MC).
Autodidatta, espone per la prima volta nel 1986 nel suo paese natale, per poi espandere la propria attività in tutta Italia e in Europa, fino ad arrivare negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi.
Presente in tutte le principali pubblicazioni del settore, la notorietà del suo lavoro si è espansa a macchia d’olio, imponendosi ben presto all’attenzione degli esperti del settore.
Le opere di Natali sono custodite in importanti collezioni pubbliche e private.

http://www.expartgallery.com
http://www.silvionatali.com

Martedì 18 aprile 2017

Ufficio Stampa – Marco Botti
tessera ODG 118843 – cell. 3475489038
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

“OUT OF HERE “| MATTEO SANNA| Solo show | GALERIE 95, BIEL, SWITZERLAND

There is one thing that we do every day, every hour, every minute and every second almost without even realizing: breathing! On average are made to 13 breaths in a minute, and then multiplied by one hour is 780 breaths in a day are about 18720.

matteo-sanna-inviteLife begins with the first breath and ends with the last, in the middle is our life. The breath is closely linked to all levels of our being.

The breath is certainly the most important symbolic act and concrete and necessary, totally connected with the concept of independent living.

This new cycle of Sanna’s paintings, leaves from mature awareness of how important the breath has in our lives. Not only technical (the pictorial action is completed through the drafting of color on the canvas by means of breaths that create fluctuating images and in constant motion) In the breath we find everything we need for development; not only the opportunity to experience the opposite, but also how to unify them, how to enter to access were deeper and deeper.

Between one extreme of non figuration and its opposite of figuration, the painting of Matteo Sanna standing there in the middle, with a freedom, a freshness and a truly amazing vitality. Where “vitality” are not to be understood only of the sign and the color mobility, energy flows and the dynamics of the forms that are still among the strong points and qualifying, immediately perceptible, the figure of his way of thinking and doing painting.

What, in fact, more vital and essential perception of living and move? Or the time and space, that is the figure or landscape? Not described, not told. But sublimated, filtered and rendered the essence of light, rhythm, flow.

The breath is the rhythmic movement that animates.

Matteo Sanna

+39 3285469597
http://www.matteosanna.it

Matteo Sanna

“Out of Here”
21.04 – 3.06.2017
Galerie 95

Aarbergstrasse 95 Biel, Switzerland

Pablo Echaurren. Du champ magnétique Opere 1977-2017

8.Du champ magnétique. Il luogo, la Scala del Bovolo, è parte integrante di questa mostra. Una mostra incentrata sulla rilettura dell’opera di Duchamp che, guarda caso, si svolge lungo una scala, ed è proprio una scala che ha reso celebre nel mondo (sin dalla partecipazione all’Armory Show nel 1913) Marcel Duchamp col suo “Nudo che scende una scala”. Il “nudo” (“nu” in francese) diventa dunque “noi” (“nous” in francese), noi che saliamo e scendiamo la Scala del Bovolo siamo dunque protagonisti di questa mostra, non solo semplici spettatori ma attori. Il “salire” e lo “scendere” sono perciò azioni centrali nella ideazione e costruzione dell’esposizione site specific.

Pablo Echaurren. Du champ magnétique
Opere 1977-2017

“La révolution mise à nu par ses agitateurs, même”: Pablo Echaurren rilegge Duchamp

Scala Contarini del Bovolo, S. Marco 4299, 30124 Venezia
9 maggio – 15 ottobre 2017

Mostra a cura di Raffaella Perna e Kevin Repp. Promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris di Roma.

L’esposizione propone una serie di opere realizzate nell’arco di quarant’anni in cui Pablo Echaurren dialoga con l’ombra del padre dell’arte concettuale Marcel Duchamp. Il percorso della mostra si sviluppa lungo lo spazio fisico della Scala Contarini del Bovolo, che nella sua forma a spirale (bovolo in dialetto veneziano significa chiocciola) rimanda emblematicamente alla coppia di opposti alto/basso e ascesa/discesa.

Traendo spunto dall’opera duchampiana Nu descendant un escalier, l’artista ha concepito una serie di cartelli segnaletici che invitano lo spettatore, con un gioco di parole onomatopeico, a salire le scale (Nous ascendants un escalier) e poi a discenderle (Nous descendants un escalier).
La mostra è anche un viaggio nel tempo lontano/vicino e immaginato/vissuto che collega tre date: 1917, 1977 e 2017.
1917: anno in cui Duchamp presenta il ready-made Fountain, l’opera provocatoria per antonomasia.
1977: abbandonata per qualche tempo la professione di artista, Echaurren, legandosi alla corrente ironica e creativa dei cosiddetti indiani metropolitani, elabora con il gruppo un nuovo linguaggio collettivo basato sull’uso delle provocazioni duchampiane ma in chiave politica, creando fanzine, disegni, collage e dando vita a happening a sorpresa.
2017: l’artista decide di recuperare i materiali legati a quei momenti, quaderni, appunti scritti e disegnati, proponendo anche nuovi lavori che mettono in evidenza la possibilità di servirsi ancora oggi di Duchamp come un palinsesto su cui tracciare un percorso personale.

Il fulcro della mostra è rappresentato da una serie di collage che entrano in rotta di collisione con i materiali cartacei della “boîte verte”, la scatola duchampiana intitolata La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1934). Un’opera che rappresenta per Echaurren non solo un personale oggetto d’affezione ma anche uno stimolo e uno spunto di riflessione sul fare arte come prassi legata alla dimensione del pensiero.

La scatola, com’è noto, contiene la riproduzione di appunti, foto, disegni e fogli strappati relativi all’elaborazione del Grande Vetro. Una sorta di cassetta degli attrezzi ma anche un potenziale collage. Echaurren, che sin dal 1969 ha praticato la via del collage accanto alle altre discipline artistiche, ha utilizzato copie dei facsimile della “boîte” per realizzare cinquanta lavori in un’ideale partita a scacchi con il grande maestro. Al fine di rimarcarne l’importanza, un esemplare originale della scatola è materialmente presente nella mostra.

A conclusione dell’itinerario, la scultura di ceramica U/siamo tutti Duchamp, una copia dello storico orinatoio firmato R. Mutt, sulla quale Echaurren è intervenuto applicandovi una sorta di tatuaggio realizzato con una tecnica desunta dal compendiario della grottesca faentina cinquecentesca, trasformando così l’oggetto in una suppellettile straniante attraverso un détournement in bilico tra medioevo, graffitismo, passato e presente, alto e basso.

Catalogo Silvana Editoriale

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio. Questa è la direzione in cui l’artista si è mosso da allora, sempre alla
ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione, senza mai adagiarsi sul già fatto.
Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, realizzando illustrazioni, manifesti e copertine, tra cui quella del best seller Porci con le ali , nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra “alto” e “basso”, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.
Dopo il Duemila, la sua poliedrica produzione è stata presentata in alcune esposizioni personali: Pablo Echaurren. Dagli anni settanta a oggi (Chiostro del Bramante, Roma 2004); Pablo Echaurren a Siena (Palazzo Pubblico, Siena 2008); Crhomo Sapiens (Museo della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Roma 2010-11); Lasciare il segno (MAR, Ravenna 2011); Al ritmo dei Ramones (Auditorium Parco della Musica, Roma 2006); L’invenzione del basso (Auditorium Parco della Musica, Roma 2009); Baroque’n’Roll (MACRO, Roma 2011); Matta: Roberto Sebastian Matta, Gordon Matta-Clark, Pablo Echaurren (Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2013); Iconoclast (Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra 2014); Contropittura (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, 2015-16); Make Art Not Money (Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago del Cile 2016).

Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017
“La révolution mise à nu par ses agitateurs, même”: Pablo Echaurren rilegge Duchamp
Scala Contarini del Bovolo, S. Marco 4299, 30124 Venezia

inaugurazione martedì 9 maggio – ore 18.00-21.00
data di chiusura: 15 ottobre 2017
orari di apertura: 10.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00
chiuso il lunedì

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net

Gian Butturini. People and Borders

Da quest’oggi Fondazione Stelline (Corso Magenta 61, Milano) presenta una importante retrospettiva per riscoprire anche in Italia l’opera di Gian Butturini (Brescia, 1935 – 2006), fotografo sensibile e autentico, sempre sul campo nei conflitti più importanti degli anni ‘70 e ‘80, in Italia e all’estero.

Gian ButturiniDopo la riscoperta internazionale da parte di Martin Parr, che lo ha incluso nella sua mostra londinese “Strange and Familiar” (2016) – unico italiano presente insieme a Henry Cartier-Bresson, Paul Strand, Robert Franck e Garry Winogrand -, la mostra “Gian Butturini. People and Borders” ripercorre il suo lungo viaggio fotografico alla ricerca del senso dell’uomo e della sua umanità, ai confini del mondo; un confine geografico, ma soprattutto culturale e mentale, che Butturini sente suo immedesimandosi nella condizione degli “ultimi”.

Appunti fotografici di un uomo della strada che fotografa uomini della strada” sono le parole con cui Butturini apre il suo primo lavoro fotografico, “London by” (1969) libro cult e ormai introvabile, che descrivono perfettamente tutta la sua produzione. L’uomo e il senso dell’umanità attraversano tutte le sue immagini, rendendoci partecipi dello sguardo candido e curioso, vero e vivo, coerente e incoerente, dell’uomo Butturini, prima che del fotografo. Questo sguardo prende corpo in inquadrature magistrali di una purezza e suggestione rara. Fotogrammi a tratti pieni di dolore, polemici, ma anche ironici e sarcastici, sempre soffusi di poesia, toccati dalla grazia di un gesto, dalla dolcezza di un’espressione.

Oltre sessanta le opere in mostra, tra cui diciotto rarissime vintage print firmate dall’autore e mai esposte prima: dalle immagini del progetto “London” (1969), al conflitto nell’Ulster (1971), fino al viaggio a Cuba con Fidel Castro (1971), al Cile di Allende (1973) e Pinochet (1987), al Portogallo dopo la rivoluzione dei Garofani (1975), al Fronte Polisario nel Sahara occidentale (1982), insieme all’importante capitolo dedicato all’antipsichiatria di Basaglia (1975) e ai movimenti operai con gli scioperi dei metalmeccanici (1973).

La mostra è inserita nelle iniziative di PHOTOFESTIVAL ed è a cura di Alessandra Klimciuk. Realizzata dalla Fondazione Stelline con la collaborazione dell’Associazione Gian Butturini e il prezioso contributo di Heillandi Gallery di Lugano, con il patrocinio della Regione Lombardia e Comune di Milano, la mostra vuole segnare solo l’inizio di una nuova ricerca approfondita sulla sua sconfinata produzione.

Pellegrino nella scultura

“Penso che le sue opere che vidi non fossero prive dell’intervento dello Spirito Santo…”: questo il motto tratto da “La pesca e i discorsi dei pescatori” del poeta croato di Hvar Petar Hektorović (1487-1572) prescelto per rappresentare l’eccezionale arte scultorea dell’artista croato Kuzma Kovačić le cui opere più prestigiose sono state selezionate per una grande mostra – per la prima volta in Italia – da quest’oggi a Roma presso i Musei di San Salvatore in LauroMuseo Donazione Umberto Mastroianni.

Kuzma KovacicCon l’esposizione, intitolata “Pellegrino nella scultura – lo scultore croato Kuzma Kovačić“, si propone di presentare il lavoro di un artista contemporaneo di ispirazione cristiana che scaturisce dalla fede e che modella la fede, raro esempio nell’ambito delle arti visive contemporanee del mondo occidentale. Frutto di una collaborazione tra l’Ambasciata della Repubblica di Croazia presso la Santa Sede e il Musei Ivan Meštrović, l’esposizione gode del Patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, nella persona del cardinale Gianfranco Ravasi, e del Co-patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia e della Città di Zagreb.

La mostra, che conta 46 sculture realizzate prevalentemente in materiali resistenti (legno, pietra, bronzo, vetro, terracotta ecc.) e 15 grandi fotografie di monumenti pubblici o opere scultoree sacre, per un totale di sessanta oggetti, si propone di presentare il lavoro di un artista contemporaneo di ispirazione cristiana che scaturisce dalla fede e che modella la fede, raro esempio nell’ambito delle arti visive contemporanee del mondo occidentale.

Kuzma Kovacic – Pellegrino nella scultura
COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN SALVATORE IN LAURO
Roma – dall’undici aprile al 20 maggio 2017
Piazza Di San Salvatore In Lauro 15 (00186)

Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani

A Villa Bardini la collettiva di arte contemporanea ‘Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani’ allestita dal 14 aprile al 9 luglio nelle sale espositive del terzo piano.

Nero su NeroCurata da Vera Agosti, l’esposizione è promossa dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini Peyron della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze in collaborazione con Tornabuoni Arte e Fondazione Roberto Capucci e ha il Patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze.

L’evento è reso possibile grazie al contributo di Unicoop Firenze, Zoolandia e Ars Movendi E.S. Logistica Firenze. Alcune delle opere esposte provengono anche dalla galleria Claudio Poleschi Arte Contemporanea di Lucca e da L’ARIETE artecontemporanea Bologna. Il titolo è tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, i cui eredi e la relativa Fondazione ne hanno autorizzato l’utilizzo.

La rassegna è una originale riflessione sull’utilizzo del colore nero nella pittura e nella scultura a parete italiana attraverso una selezione di 31 capolavori di noti maestri, rappresentativi dei principali momenti artistici della storia dell’arte contemporanea del nostro Paese. Ecco allora lo Spazialismo con 5 tagli neri di Lucio Fontana e un’opera di Paolo Scheggi, l’Informale con un Catrame di Alberto Burri e un raffinato piatto, il Concettuale con Vincenzo Agnetti, l’Arte Povera con una grande scultura di Mario Ceroli e un lavoro di Jannis Kounellis, il famoso maestro recentemente scomparso. E ancora, la Pop Art con quattro tele di Tano Festa e Franco Angeli, la Transavanguardia con il dipinto La Monaca di Enzo Cucchi, opere di personalità uniche e singolari come Gino De Domincis e Nunzio, il gruppo degli Anacronisti e il Magico Primario con Omar Galliani, un campione del disegno contemporaneo, che ha saputo nobilitare questa pratica e attualizzare la tradizione classica e rinascimentale. In mostra anche Nicola Samorì, pittore amatissimo in Italia e nel Nord Europa e protagonista nell’ultimo Padiglione Italia della Biennale di Venezia, Francesca Pasquali, con le sculture di cannucce e neoprene che creano superfici vibranti, Lorenzo Puglisi che reinterpreta i capolavori dei maestri del passato e il fiorentino Iacopo Raugei, con allegorie contemporanee e un nero sontuoso, ricco e composito, che talvolta vira impercettibilmente verso altre tinte. Nella collettiva viene ricordato anche il lavoro dell’antropologo Michel Pastoureau sulle implicazioni storiche e sociologiche dei colori.

Un originale approfondimento del nero nella moda viene offerto anche dallo stilista Roberto Capucci che presenta, nell’ultima sala, alcuni abiti neri in dialogo con tre lavori di Alberto Burri, Enzo Cucchi e Omar Galliani, una sorta di summa e di sintesi dell’intera collettiva. Per l’occasione e per tutta la durata della mostra nel Museo Capucci, ospitato nella villa, sono presentati solo modelli in nero. A corredo un elegante e prestigioso volume della Prearo Editore, storica casa editrice milanese specializzata in libri d’arte.

Villa Bardini
Costruita su un preesistente impianto medievale, Villa Bardini fu edificata dall’architetto Gherardo Silvani nel 1641.Dopo il susseguirsi di una serie di passaggi di proprietà, la villa fu acquistata nel 1913 dall’antiquario Stefano Bardini insieme ad alcuni edifici in via de’ Bardi, così facendo questi furono uniti al palazzo in Piazza de’ Mozzi acquistato in precedenza. Alla morte di Stefano Bardini la proprietà passò al figlio Ugo che morì senza eredi nel 1965. Il suo lascito sarebbe dovuto andare alla Confederazione Elvetica che lo rifiutò e fu così che nel 1987 lo Stato Italiano ricevette tale meravigliosa eredità. La Villa fu poi affidata all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nel 1998 e dopo un lungo periodo di lavori il giardino fu riaperto al pubblico nel 2005 e la Villa nel 2007.

Il giardino di Villa Bardini
Gli appassionati dell’arte possono immergersi nel parco naturalistico e architettonico del Giardino Bardini, luogo tra i più affascinanti di Firenze dal cui Belvedere si gode di una spettacolare vista sulla città. Quattro ettari di bosco, frutteti e giardini di rose, iris, e ortensie costeggiano parte delle mura medievali di Firenze. Il “Giardino dei tre giardini” – secondo la definizione data dall’antiquario Stefano Bardini (1836 – 1922) ultimo proprietario privato – si presenta con il bosco all’inglese, la scalinata barocca e il parco agricolo, e si configura come eclettica stratigrafia di usi e gusti, di mode e utilizzi che hanno cavalcato i secoli. Sono circa duecento i reperti tra statue e vasi, oltre a piccole architetture, fontane e arredi lapidei, oggi tornati al loro antico splendore dopo un accurato restauro durato cinque anni.

La Fondazione Leonardo Sciascia
Ente morale giuridicamente riconosciuto, è stata istituita dal Comune di Racalmuto d’intesa con lo scrittore, che le ha donato una pregevole collezione di ritratti di letterati (dipinti da Clerici, Guccione, Guttuso, Caruso, Tranchino e Chagall), quasi tutte le edizioni italiane e straniere dei suoi libri, le lettere ricevute in mezzo secolo d’attività letteraria e circa 2000 volumi della sua biblioteca. L’istituzione bandisce un premio biennale per tesi di laurea sulla figura e l’opera di Leonardo Sciascia. Di particolare interesse la mostra fotografica permanente “La Sicilia, il suo cuore”, interamente dedicata a ritratti d’autore di Sciascia firmati da fotografi di fama internazionale come Henri Cartier-Bresson e Ferdinando Scianna. Sede di prestigiosi convegni letterari e scientifici, di rassegne di pittura, scultura e cinema, di esibizioni musicali, di seminari di studio su diversi temi, curatrice e promotrice di pubblicazioni, strettamente legate al ricordo e all’attualizzazione del messaggio di Leonardo Sciascia, la Fondazione è costantemente impegnata, nel rispetto della volontà dello scrittore e per sua stessa vocazione, al fine di contribuire alla promozione della cultura nel territorio siciliano e allo sviluppo di una forma di “turismo culturale”.

Unicoop Firenze
È una cooperativa di consumatori con oltre un milione di soci. Le radici di Unicoop Firenze risalgono al XIX secolo quando – il 1 novembre 1891 a Sesto Fiorentino – fu costituita la cooperativa dalla quale, in seguito ad una serie di fusioni, è nata l’attuale cooperativa. Unicoop Firenze intende promuovere la cultura a favore dei propri soci sponsorizzando ormai da anni le attività di Villa Bardini.

Zoolandia
Controlla venticinque negozi specializzati in articoli e servizi per animali domestici in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. I punti vendita acquisiti sono caratterizzati da un avviamento pluriennale (in alcuni casi ultradecennale) e dall’offerta di un vasto assortimento di prodotti (circa 8.000 referenze), un posizionamento desiderato, una storia di risultati economici positivi e un’alta marginalità. Per la maggior parte sono di ampie dimensioni e presentano indicatori di performance superiori alla media di mercato tra gli indipendenti. Il primo punto vendita di Casnate con Bernate è stato acquisito nel 2014, dando vita al caso base sperimentale. Dopo circa un anno di analisi del mercato e della gestione, a maggio del 2015, è cominciato il processo di acquisizione di negozi specializzati. Il concept è arricchito da un focus sul benessere e sulla componente nutrizionale, sottolineata dalla presenza di parafarmacie all’interno di tre punti vendita. Molte entrate derivano anche dagli acquisti online, tramite il colorato e pratico sito internet http://www.zoolandia.net facilmente consultabile per ogni esigenza.

Ars Movendi E. S. Logistica Firenze
Nasce nell’aprile del 1999 per volontà di Marco Fusi, socio fondatore ed attuale amministratore della società, che porta la sua esperienza acquisita dal 1985. Nel 2002, crea un reparto di falegnameria interno; l’opera non viene solo trasportata con riguardo, ma viene prima messa in sicurezza con imballaggi realizzati ad hoc e curati in ogni minimo dettaglio, come il safe box. ARS MOVENDI E. S. Logistica Firenze nei suoi oltre 15 anni di presenza sul mercato, è riuscita ad annoverare tra i suoi clienti prestigiosi Musei, gallerie, artisti e collezionisti. Pianifica ed effettua trasporti fine art su tutto il territorio nazionale ed europeo, offre alla propria clientela trasporti dedicati ma anche in groupage, sempre organizzati su precise e diligenti considerazioni. Si occupa inoltre di allestimenti, offre un servizio di fine art storage e può reperire coperture assicurative per tutte le operazioni.

‘Nero su Nero. – Da Fontana e Kounellis a Galliani’’
A cura di Vera Agosti
Aperta dal 14 aprile al 9 luglio
Firenze, Villa Bardini (Costa San Giorgio 2 – Tel. biglietteria/bookshop 055 2638599)
Orario: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.00) – Chiuso i lunedì feriali.
Biglietti:
Intero: € 8.00
Ridotto € 6.00 riservato a visitatori dai 7 ai 14 anni, studenti, gruppi superiori a 10 persone (solo Villa), ai soci ACI, Touring Club, Unicoop Firenze, FAI, Feltrinelli e a chi è in possesso del biglietto del ‘Museo del ‘900’, del ‘Museo di Palazzo Vecchio’, del ‘Forte Belvedere’.
Ridotto € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori), per i soci FAI Giovani e per i possessori del biglietto a pagamento del Giardino Boboli-Bardini.
Gratuito per diversamente abili e loro accompagnatori, giornalisti, insegnanti con scolaresca, guide turistiche e bambini sotto i 6 anni, possessori della Firenze Card.
Visite guidate tutti i sabati e domenica alle ore 16.30 e 17.30
Laboratori didattici per le famiglie la domenica con giochi didattici ispirati al tema della mostra.
Il biglietto intero di ingresso alla mostra consente la visita al Giardino Bardini

Per informazioni: info@bardinipeyron.it – tel. 055.20066206 (dal lunedì al venerdì) – Parcheggio gratuito nel piazzale interno al Forte Belvedere fino a esaurimento dei posti

Alfabeta 1979-1988. Prove d’artista nella collezione della Galleria Civica di Modena

Alfabeta 1979-1988. Prove d'artista nella collezione della Galleria Civica di ModenaInaugurata il 25 marzo 2017 nelle Sale superiori di Palazzo Santa Margherita la mostra Alfabeta 1979-1988. Prove d’artista nella collezione della Galleria Civica di Modena, è realizzata anche grazie alla collaborazione di Fondazione Mudima, Milano, è dedicata alle 66 Prove d’artista realizzate da 49 autori per la storica rivista di informazione culturale “Alfabeta” tra il 1983 e il 1988.

Il nucleo di opere su carta (composto da disegni, collage, grafiche e fotografie), tra i primi ad entrare a far parte della collezione della Galleria Civica di Modena sul finire degli anni Ottanta, in seguito alla chiusura del mensile, si presenta come un prezioso e raro spaccato di quello che è stato un fenomeno culturale importante, mosso dallo spirito della neoavanguardia.

Pubblicata a Milano dal 1979 al 1988, su iniziativa del comitato di redazione composto da Nanni Balestrini, Maria Corti, Gino Di Maggio, Umberto Eco, Francesco Leonetti, Antonio Porta, Pier Aldo Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella e Paolo Volponi, “Alfabeta” era l’espressione di un gruppo di intellettuali diversi per formazione e interessi personali, accomunati dall’attiva partecipazione al discorso culturale, sociale e politico degli anni Sessanta e Settanta, e successivamente uniti nella riflessione sul come poter svolgere il proprio ruolo nella società “ideologicamente confusa” dei primi anni Ottanta.

La prove d’artista iniziano a comparire sul mensile a partire dal numero 44, del gennaio 1983, con un disegno di Fausto Melotti. Gli oltre sessanta interventi artistici successivi costituiranno via via una vera e propria rubrica, affidata al lavoro di artisti, scrittori e poeti, anche molto diversi tra loro per generazione (autori storici, nati a partire dall’inizio del Novecento, fino ai più giovani nati negli anni Cinquanta), per stile (dall’Arte povera all’Informale, dalla Op-art alla poesia visiva) e linguaggio: artisti differenti votati alla scultura, all’installazione, al disegno, alla grafica o al design come Enrico Baj, Alighiero Boetti, Eugenio Carmi, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Alessandro Mendini, Claudio Olivieri, Concetto Pozzati, Toti Scialoja, William Xerra, tra gli altri, insieme a esponenti del Gruppo 63 come Luigi Malerba o Gianfranco Baruchello.

In mostra, oltre ai disegni pubblicati, saranno esposte anche le Prove inedite, insieme a video-testimonianze di alcuni dei protagonisti di quel momento e a numeri della rivista consultabili in formato digitale.

I 66 lavori acquisiti dalla Galleria Civica nel 1989, grazie al sostegno del CME Consorzio Modenese Edili ora CME Consorzio Imprenditori Edili Soc. Coop., fanno parte della Raccolta del disegno avviata nel 1988 da Flaminio Gualdoni, allora direttore dell’Istituto. Un patrimonio che, tra acquisizioni e comodati, conta oggi oltre 4000 fogli di autori contemporanei a testimonianza della cultura disegnativa italiana del XX secolo.

In mostra opere di: Rina Aprile, Enrico Baj, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Alighiero Boetti, Anna Valeria Borsari, Eugenio Carmi, Giovanni Carta, Tommaso Cascella, Loriana Castano, Pietro Coletta, Giovanni D’Agostino, Dadamaino, Sergio Dangelo, Piero Del Giudice, Lucio Del Pezzo, Beppe Devalle, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Pablo Echaurren, Omar Galliani, Piero Gilardi, Gianpaolo Guerini, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Alberto Magnaghi, Luigi Malerba, Enzo Mari, Giuliano Mauri, Fausto Melotti, Alessandro Mendini, Aldo Mondino, Claudio Olivieri, Giulio Paolini, Gianfranco Pardi, Goffredo Parise, Claudio Parmiggiani, Luca Patella, Concetto Pozzati, Carlo Ramous, Liberio Reggiani, Marco Nereo Rotelli, Toti Scialoja, Loreno Sguanci, Giuseppe Spagnulo, Aldo Spoldi, Emilio Tadini, Grazia Varisco, William Xerra.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Fondazione Mudima, con testo di Francesca Mora e una testimonianza di Flaminio Gualdoni, oltre alla riproduzione delle opere esposte in mostra.

mostra Alfabeta 1979-1988. Prove d’artista nella collezione della Galleria Civica di Modena
a cura di Francesca Mora
sede Palazzo Santa Margherita (Sale superiori), corso Canalgrande 103, Modena
Fino al 7 maggio 2017
organizzazione e produzione Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
in collaborazione con Fondazione Mudima
orari mercoledì-venerdì 10.30-13.00 e 16.00-19.30; sabato, domenica e festivi 10.30-19.30. Lunedì e martedì chiuso.

ingresso gratuito

ufficio stampa Pomilio Blumm
Irene Guzman tel. +39 349 1250956, email irene.guzman@comune.modena.it
informazioni Galleria Civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena
tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932
http://www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI

Aspettando la Biennale – secondo appuntamento

Secondo appuntamento con la Rassegna “Aspettando la Biennale” DOMANI, SABATO 8 APRILE 2017, dalle 17, con DUE MOSTRE E UN CONCERTO alla Galleria ItinerArte, Venezia, Dorsoduro 1046 (accanto alle Gallerie dell’Accademia)

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INGRESSO LIBERO

Simultaneamente nei due spazi in cui si articola la Galleria (lo Spazio Campiello e lo Spazio Rio Terà), apertura delle due mostre personali dedicate rispettivamente a VITO CARTA (“Epifanie”) e LIANA CITERNI (“Bagliori e battiti d’ala”) con mini-concerto in acustica del giovane cantautore romagnolo DAVIDE SOLFRINI, che presenta per la prima volta a Venezia brani del suo ultimo EP intitolato “Vestiti male” (New Model Label).
Direzione artistica e curatela: Virgilio Patarini. Organizzazione: Zamenhof Art (Milano-Ferrara-Napoli), in collaborazione con Le Pleiadi (Venezia)
La S.V. è invitata

VITO CARTA, EPIFANIE
Quelle che affiorano nella luce cangiante della memoria di Vito Carta sono immagini inquiete: volti, corpi, scenari… fotogrammi che galleggiano in una luce che cambia, a tratti morbida, tenue, soffusa, a tratti abbacinante e tagliente. La memoria è il flusso, la corrente che le trasporta, le sparpaglia, le accosta, le mischia, le sovrappone, le allontana, le deforma: scompone e ricompone i contesti in cui le immagini stesse trovano nuove combinazioni, nuova luce, nuovi colori, nuovi significati. Perché Vito Carta sa bene che la memoria è una compagna infedele che mente con abilità, ma spesso nei suoi inganni, nelle sue bugie si nascondono rivelazioni spiazzanti e realtà insospettabili. E l’artista, come un giocoliere, usa l’inganno e la menzogna per raccontarci la verità, attraverso immagini che si rivelano vere e proprie, spiazzanti epifanie”. (Virgilio Patarini)

LIANA CITERNI, BAGLIORI E BATTITI D’ALA
È la luce il filo d’Arianna che può consentire di penetrare nel Dedalo della produzione pittorica di Liana Citerni e raggiungerne forse il cuore, la stanza segreta, senza perdersi, senza soffermarsi troppo e invano su aspetti secondari, importanti ma non cruciali. Proviamo a seguirlo, allora, questo filo di luce. (…) Ecco, proviamo a mettere a fuoco… Sprazzi, bagliori di una luce intermittente, radioattiva, illuminano a tratti la materia magmatica e rutilante. Talvolta è un lampo che attraversa lo spazio virtuale del quadro separando zone, zolle, placche telluriche che si contrappongono tra di loro. Altre volte la luce si irradia in modo da definire i piani e la profondità dello spazio immaginario evocato dalla superficie della tela dipinta, creando una contrapposizione tra campiture cromatiche che balzano in primo piano e altre che restano sullo sfondo. (…) Nella pittura di Liana Citerni la luce è l’accento finale che contribuisce a rendere più spiccata la grande aporia che soggiace ad ogni quadro, (…) E in generale questa unica grande aporia potremmo definirla con una serie di ossimori rivelatori: disordine organizzato, bilanciato disequilibrio, movimento estatico, materia spirituale… oppure, citando un celebre romanzo e relativo film d’autore: Caos calmo. Nell’uso del colore, nella qualità del gesto e nell’uso della materia è tutto un gioco di pesi e contrappesi, alla ricerca, quadro dopo quadro, di una inarrivabile inquieta armonia. Un’armonia inquieta, un’armonia elusa e al tempo stesso allusiva, evocativa, colma di presagi e di segni, di significati fuggitivi eppure incombenti: inquieta come il battito d’ala di una farfalla, o come il bagliore di un lampo in un cielo affocato”. (Virgilio Patarini)

LA MUSICA DI SOLFRINI. C’è un mondo, Il mondo dei luoghi lontani dai riflettori, il mondo di un milione di solitudini che anche se messe insieme non riescono proprio a farsi compagnia, un mondo di uomini e donne che si guardano dentro e non trovano ciò che il mondo perfetto che sta intorno a loro vorrebbe che trovassero. Ecco: la musica di Davide Solfrini nasce proprio dall’esigenza di descrivere con senso critico ed ironia questa zona d’ombra presente fuori e dentro di noi, e la sua bravura sta nel fatto di saperlo fare con parole semplici ed immagini intense, puntando innanzitutto sul racconto di storie, a volte crude ed a volte più naìf e surreali. Anche i riferimenti e l’ispirazione del sound nei dischi di Solfrini vengono da un mondo non proprio italiano, la prima impressione che si ha all’attacco di ogni brano infatti è quella di addentrarsi in una produzione d’oltreoceano (o almeno d’oltremanica); il fantasma dei primi R.E.M., degli Smiths o di tanta musica wave di quegli anni è presente in maniera pregnante e decisiva nelle chitarre e nelle atmosfere di questo cantautore nato a Cattolica (RN) nel 1981. Insomma, Davide Solfrini ci porta per mano ad assistere ad un insieme di storie sospese nello spazio e nel tempo, ognuna con un suo mondo sonoro di riferimento. Il piccolo mondo stretto, caotico e talvolta grottesco, dove gli individui si accalcano nel poco spazio ed al contempo si perdono in un doloroso vuoto interiore. Ci sono canzoni come “Bruno”, che attraverso la storia di un tossicodipendente ci racconta tutto il lato più oscuro e doloroso dei “favolosi” anni ’70 e ’80, qui ad esempio è l’eroina a dettare la disgregazione dei sogni di un futuro perfetto di genitori perfetti per il loro figlio perfetto. Mi piace il blues” riporta il monologo di uno sconclusionato musicofilo che molesta i giovani nei bar sciorinando loro tutta la sua conoscenza sul mondo del blues e del rock’n’roll. Ma Davide Solfrini è capace anche di scrivere semplici e toccanti canzoni di amore e di perdita, come “Mai più ogni cosa” , “Equilibrio”, “Marta al telefono” (dall’album “Muda” – New Model Label, 2013) e “Animali” (da “Shiva e il monolocale: EP”, 2011)

VEDI PROGRAMMA COMPLETO SU
https://www.zamenhofart.it/aspettando-la-biennale-venezia-2017/

Zamenhof Art
Ufficio di Milano – cell. 377.46.89.785
email: zamenhof.art@gmail.com
sito: http://www.zamenhofart.it
SpazioE
Sede espositiva: Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4
tel. 02.58109843 (dal mart. alla dom. ore 15-19)
email: aestdelleden@libero.it
Galleria del Cammello
Ferrara, via Cammello, 33
(solo su appuntamento) cell. 333.80.322.46

Discovering China

La Cina vista attarverso gli occhi di 5 artisti contemporanei cinesi (Xu De Qi, Zhang Hong Mei, Xiao Lu, Song Yongping, Ma Yuan).

La Cina gioisa e pop vista da Xu De Qi con le sue bellissime Fishgirl e gli irriverenti Supermao e i Maodalì.

Il forte legame con il passato e al tradizione con le opere di Ma Yuan e Zhang Hong Mei.

Le contestazioni di Xiao Lu e Song Yongping strettamente legati ai moti culturalidel 1989 e al movimento artistico e culturale chinese “Avant-garde”

Discovering China

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MADEINARTGALLERY
Milano – dal 6 al 30 aprile 2017
Via Uberto Visconti Di Modrone 33 (20122)

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