Drishti

La Galleria Patricia Armocida è lieta di annunciare Drishti, la prima mostra personale italiana dell’artista madrilena Nuria Mora, a cura di Fabiola Naldi; inaugurazione mercoledì 27 Settembre 2017 alle ore 19.

NURIA_MORPer l’occasione, saranno esposti ventuno disegni ad acrilico su carta e due installazioni site specific.

L’universo di Nuria è un insieme di stimoli esterni ed interni, a partire da una famiglia per così dire artistica, da un padre architetto, da un insieme di sollecitazioni che si sono poi regolamentate all’ università madrilena, dove gli studi di arte e di architettura sono divenuti pretesti per iniziare a guardare lo spazio con un’attenzione particolare, in cui ogni minima parte, allora come adesso, possa divenire un nuovo ipertesto visivo composto di forme, codici, linguaggi e cromatismi in divenire.

Nuria elabora nuove forme, linee e moduli in grado di inserirsi nelle architetture più diverse, optando per soluzioni in bilico fra l’astratto e il concreto, in cui fitomorfismi di varia estrazione possano poi divenire un unico codice, una firma senza firma.

L’artista sostiene che non vi sono dichiarati richiami alla storia dell’arte o dell’architettura, ma è pur vero che osservando le trame originali da lei realizzate è possibile individuare un legame con il Neoplasticismo le cui geometrie si fanno, nel caso di Nuria, distorte, a tratti sghembe, e dove la rigidità degli angoli viene addolcita dalla tavolozza tipicamente mediterranea che attinge alla tradizione popolare, al Romanico di area iberica e al paesaggio urbano contemporaneo con i suoi paradossi visivi.

Per Drishti, la prima personale italiana dell’artista, le caratteristiche peculiari del suo segno si uniscono e dialogano con lo spazio ospitante. Drishti è un approccio iniziatico, è solo l’istante in cui il corpo, in una precisa posizione dello yoga, incanala una quantità di energia necessaria a far confluire nuovi stimoli. Il titolo quindi va inteso come punto di partenza, aperto quanto basta a qualsiasi scelta dell’autrice che, in questa occasione, opta per una grande installazione denominata boe e diverse opere su carta in cui la matrice dei pattern realizzati in strada trova soluzioni inedite, nuove codifiche e specifiche ambientazioni. Tali moduli cromatici si evolvono proprio in funzione dell’espansione di un motivo, all’interno del quale le nuance ricercate si abbracciano.

Sia per le boe che per le carte utilizzate per i disegni acrilici, l’oggetto non viene modificato nel luogo stesso, ma portato via, in un’appropriazione indebita in cui la funzione iniziale si modifica.

In passato nei pali elettrici alcune parti erano realizzate in ceramica con la duplice funzione di isolare e connettere: quegli oggetti, nati per un preciso scopo, sono, se visti isolati, elementi a se stanti, corpi realizzati in un materiale antico attraverso un processo artigianale.

Ecco quindi che quelle parti di ceramica, salvate dal degrado e dalla distruzione, colorate, rivestite, trasformate, unite al legno, alle corde e al vetro, galleggiano nell’aria, non più appese a una struttura funzionante, bensì elevate a soggetti di presenza, di attesa e di difesa.

Materia e forma acquistano una rinnovata valenza, sia estetica sia funzionale plasmate da un’artista visionaria in grado di armonizzare delicate sfumature cromatiche e rigorose campiture geometriche, dando vita a un lessico originale nel quale l’astrazione appare più concreta che mai “. (Estratto dal testo critico “Una promessa Mantenuta” di Fabiola Naldi.)

 

Biografia:

Attiva dalla metà degli anni Novanta nel mondo complesso e variegato dell’arte urbana europea, Nuria Mora (Madrid, 1974) è riconosciuta come una delle principali esponenti della ricerca astratta nello spazio pubblico, sia in ambito illegale sia in interventi commissionati. Co-fondatrice di Equipo Plastico (insieme a Nano4814, Sixe e Eltono), Nuria ha realizzato grandi opere murali, installazioni, sculture per spazi esterni e interni, carte, tappeti, oggetti in vetro e legno collaborando con marchi come Sybilla , DAC Rugs, Ikea, Facebook, Loewe. Nel 2013 la Fondazione Absolut le ha conferito l’ Absolut Art Award .

Tra le mostre personali ricordiamo: Objects in the mirror are closer than they appear, Winterlong Gallery, Niort, Francia, 2016; Mango Chile, Celaya Brothers Gallery, Città del Messico, 2015; En la frontera, Astarté Gallery Madrid, Spagna, 2014; Sedimentos, Molinos del Rio, Murcia, Spagna, 2014; Punto Volado, Delimbo Art Space, Siviglia, 2013; Paisaje de Fondo, SKL Gallery, Maiorca, Spagna, 2012; Mirilla, Turbo Gallery, Buenos Aires, Argentina, 2009; Napa Aire LOEWE, Vacío9 Gallery, Madrid, Spagna, 2006; Eigenkunstruktion, Artitude, Berlino, Germania, 2006; (x,y,z), Vacío9 Gallery, Madrid, Spagna, 2006; Outside In, The Arches Gallery, Glasgow, Scozia, 2003; Complémentaires, Vacío9 Gallery, Madrid, Spagna, 2002.

Tra le principali mostre collettive: Nu Geometry, Mirus Gallery, San Francisco, USA, 2017; Free to Be, 1AM Gallery, San Francisco, USA, 2015; Miss Van & Nuria Mora works on paper, Art Gang Gallery, Montreal, Canada, 2015; Caleidoskope, Mya Gallery, London, UK, 2015; Colour Sphere, Mini Gallery, Amsterdam, Olanda, 2014; Girls Just Want to Have Fun, Astarté Gallery, Madrid, Spagna, 2013; Caballo, caballo, tigre, tigre, Equipo Plastico, Beijing, Cina, 2012; Grafika, mostra itinerante promossa dall’Insituto Cervantes, Madrid, Spagna, 2011; Murales. Nuria Mora y Eltono, Fundacion Mirò, Barcellona, Spagna, 2010; One Year Helmet Exhibition, Helmet Gallery, Monaco, Germania, 2010; Subglob II, Orebro Konsthall, Orebro, Svezia, 2010; Poliniza 010, Valencia, Spagna, 2010; Street Art, Tate Modern, Londra, UK, 2008; Nomadaz, Scion Gallery, Los Angeles, USA, 2008; Benin, Seen Adoc Gallery, New York, USA, 2007; Privé och Publico, Gallery54, Goteborg, Svezia, 2007.

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Per giungere fino a te

Dal 23 settembre al 4 ottobre 2017 la ex chiesa di Santa Maria della Misericordia di via Oberdan 54, a Perugia, ospita “Per giungere fino a te“, mostra personale di pittura di Adele Lo Feudo, in arte ALF.

locandina Per giungere fino a teL’inaugurazione, a ingresso gratuito, si terrà sabato 23 settembre alle ore 18. Interverrà il giornalista culturale e curatore Marco Botti.
Per l’occasione Adele Lo Feudo sarà protagonista anche di un’affascinante performance, accompagnata dalle poesie di Gian Paolo Migliarini e Catia Rogari, nonché dai pensieri di Patrizia Ragnacci, Manuela Partenzi, Valeria Massoli, Clotilde D’Archivio e Roberta Spogli.

La mostra, patrocinata dal Comune di Perugia, sarà visitabile tutti i giorni, con ingresso libero, dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30.
“Per giungere fino a te” è accompagnata da un catalogo curato da Ezio Pappalardo con la collaborazione di Enrico Fico. All’interno sono presenti i brevi saggi introduttivi alla mostra di Stefano Maria Baratti e Marco Botti e tutte le tappe salienti della carriera della pittrice.

opera 1 Adele Lo Feudo - Voglio crederci ancora (costruzione)Si ringraziano Sabrina Montosi per l’allestimento, Angelica Sticca per le foto, Fabrizio Borghini per i video ed Enrico Fico per i pannelli introduttivi.

LA MOSTRA
Negli spazi della ex chiesa di Santa Maria della Misericordia, nel cuore di Perugia, Adele Lo Feudo presenta “Per giungere fino a te”, il suo nuovo progetto espositivo che guarda a ciò che è stato, ma con il cuore e la mente già proiettati al futuro.
L’artista e performer – calabrese di nascita e umbra d’adozione – muove dall’autoindagine per portare avanti una complessa esplorazione del mondo esterno e dell’uomo contemporaneo, ogni giorno alle prese con le contraddizioni, le debolezze, le instabilità che descrivono questa epoca.
“Per giungere fino a te” è una retrospettiva che riunisce i principali cicli che Lo Feudo ha portato avanti in questi anni. Eterogenei per la tematica – le dualità vita/morte, luce/buio, sogno/realtà, presenza/assenza, la terra d’origine, la riconoscenza, la violenza sulle donne – ma legati da un fil rouge: il proprio vissuto.
La cifra stilistica figurativa di Adele, l’uso peculiare del colore, in particolare del fucsia, la forza monumentale delle figure consentono all’osservatore di empatizzare subito con il suo mondo pittorico, in cui neorealismo e post pop sconfinano con originalità nell’iperrealismo, nel surrealismo e nel concettuale.
Nell’arte dell’eclettica pittrice coesistono un percorso solido alle spalle e un talento finalmente libero di esprimersi, ma soprattutto emerge il coraggio di una donna artista dei nostri tempi, che ha saputo superare gli ostacoli e abbattere le barriere che la vita le ha messo di fronte, che ha ottenuto la gioia passando per la sofferenza, che si pone degli obiettivi e lotta quotidianamente per raggiungerli.
«“Per giungere fino a te” è un progetto artistico che, pur nelle sue varie polivalenze, riflessioni, rimandi, tecniche e variegate tematiche, rivela una sua uniformità d’intenti – scrive Stefano Maria Baratti nel saggio critico che accompagna la mostra; – si tratta di una storia personale intesa come entità astratta che ripercuote la sua azione sulla vita di ognuno di noi e ne stravolge il corso per sempre. Adele Lo Feudo ci invita a spegnere momentaneamente il quadrante del nostro cellulare, eliminando le apparenze per ripristinare il ruolo della finestra, quella cornice da cui l’uomo osservava la vita sociale, la stessa che Leon Battista Alberti definiva “aperta sul mondo”».

BREVE BIOGRAFIA
opera 2 Adele Lo Feudo - Voglio crederci ancora (distruzione)Adele Lo Feudo, in arte ALF, nasce a Cosenza nel 1967. Dopo gli studi classici e la laurea in giurisprudenza si trasferisce a Perugia, dove la sua vita prende la via dell’arte. Si diploma interior designer e insegna per 7 anni nel settore. Riprende a dipingere e consegue il diploma di maestro d’arte, iniziando il suo percorso artistico in modo serio e continuativo sia come pittrice, sia come performer.
La prima personale è Ali per volare del 2010 a cui seguono Fucsia nel 2011, Adele e Adele nel 2011, Tante mani per… nel 2012, Anima e Corpo e Riflessioni nel 2013, Artista d’avorio, Qui non si muore e Motus Terrae nel 2014, Messi a Nudo nel 2015, Presenze/Assenze: IO SONO! nel 2016. Organizza eventi come Un petalo rosa… per non dimenticare, coinvolgendo 65 artiste in un programma antiviolenza sulle donne, con donazione a una fondazione delle opere esposte a Perugia e Cosenza. Nel 2016 realizza il progetto I Maccaturi, partendo dalla tradizione delle filande calabresi e coinvolgendo 106 artisti sul tema del recupero dei valori del passato. Le sue originali performance hanno ricevuto apprezzamenti di pubblico e critica. Le sue opere sono inserite in collezioni private e pubbliche.

http://www.adelelofeudo.it

OLIVIERO TOSCANI / NEVERENDINGPHOTOMASTERCLASS / INTEGRAZIONE

INTEGRAZIONE è il nuovo appuntamento di NEVERENDINGPHOTOMASTERCLASS , il progetto per chiunque voglia imparare a esprimersi attraverso l’immagine, cogliendo la profondità del reale oltre il mero virtuosismo estetico.
INTEGRAZIONE entra nella realtà della Croce Rossa, dove vengono accolti i migranti e richiedenti asilo, in attesa della loro futura destinazione.

toscani

Il workshop, full immersion di due giorni, è articolato in:

– lectures
– shooting fotografico
– lettura portfolio
– discussione lavori
– dibattito

“L’intensità della fotografia è commisurata alla sua negazione fisica del reale, all’invenzione di un’altra scena; è togliere al reale una ad una tutte le sue dimensioni, il peso, il rilievo, il profumo, la profondità, il tempo, la continuità, e ovviamente il senso. La fotografia acquista così questo potere di fascinazione.”

Oliviero Toscani

 

Per tutte le informazioni visita il sito masterclass.toscani.com

Turi Simeti – Opere 1961-2017

Dal 22 settembre al 24 novembre, il Museo delle Arti di Catanzaro (Marca), ospita un’antologica che celebra la carriera di Turi Simeti (Alcamo, Trapani, 1929), dal titolo “Opere 1961-2017”.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro con la collaborazione dell’artista e dell’Archivio Turi Simeti.

Turi-SimetiIl percorso espositivo, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, prende avvio da un collage di carte bruciate realizzato nel 1961, intende ribadire il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano, e pone l’attenzione sul suo intero iter creativo attraverso alcune opere particolarmente rappresentative.

Le ricerche del dopoguerra vedono in Simeti un rappresentante aggiornato seppur anomalo alla vulgata europea. La sua attività si discosta per un’attenzione al dato di superficie inteso quale campo sensoriale, ben lontano da un’impostazione meramente oggettuale e positivistica della tela. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno.

Accompagna la rassegna un volume realizzato da Prearo Editore, con un saggio critico di Andrea Bruciati, le immagini delle opere esposte, una selezione dei principali lavori conservati nelle più importanti collezioni pubbliche di tutto il mondo, e aggiornati apparati bio-bibliografici. L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

 

Glass and Bone Sculptures 1977-2017

Grande successo di pubblico per la mostra ‘Glass and Bone Sculptures 1977-2017‘ , il progetto inedito e appositamente studiato da Jan Fabre (Anversa, 1958) per gli spazi dell’Abbazia di San Gregorio a Venezia.

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L’esposizione, in corso fino al 26 novembre 2017 , è stata visitata sino ad ora da più di 250.000 persone che hanno apprezzato le oltre 40 sculture in vetro e ossa realizzate dall’artista belga in un quarantennio di lavoro, tra il 1977 e il 2017.
Opere in grado di ripercorrere la sua ricerca fin dalle origini, che innescano una riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte attraverso la centralità della metamorfosi.

La rassegna, evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, è curata da Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov, promossa dalla GAMeC in collaborazione con EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene e The State Hermitage Museum di San Pietroburgo.

JAN FABRE. GLASS AND BONE SCULPTURES 1977-2017
Evento collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Venezia, Abbazia di San Gregorio (Dorsoduro 172)
Fino al 26 novembre 2017

Orari:
martedì – domenica: ore 11:00 – 19:00
lunedì chiuso

Ingresso libero

Maggiori dettagli sul sito http://www.gamec.it

Immagine:
Jan Fabre
Greek Gods in a Body ‐ Landscape, 2011 (part.)
Dimensioni variabili
Vetro di Murano, ossa umane, inchiostro di penna Bic
Foto: Pat Verbruggen
© Angelos bvba

 

 

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Glass Walls

JenniHiltunen_painting_2017_After_ImageMimmo Scognamiglio Artecontemporanea ospita per la seconda volta una personale della giovane artista finlandese Jenni Hiltunen. Dopo Pretty Absence del 2013, la mostra Glass Walls porta avanti la riflessione sull’immagine e l’apparire come condizione dell’esistenza e della donna quale oggetto di indagine privilegiato.

Hiltunen rappresenta sé stessa e tutte le donne allo stesso tempo, cogliendo uno stato d’animo ben preciso, quello in cui si smette di fingere, si smette di posare, un momento imperfetto e per questo denso di significato.
Non a caso un tema ricorrente nella sua ricerca artistica è la fotografia di moda e la “posing culture” creata dai social media e dalla rete che mostrano un’esistenza perfetta, edulcorata e che rappresenta esattamente la vita che vorremmo vivere o meglio il copione che stiamo recitando.

La donna ritratta da Jenni Hiltuten va al di là del concetto standard di femminilità e delle divisioni di genere, è una donna fluida che supera ed elabora il ruolo per lei prefissato nella società contemporanea. I dipinti dell’artista vogliono diventare un oggetto di identificazione, raccontare sentimenti reali in contesti quotidiani.
Per questo usa una pittura densa e risoluta, campiture contrastate di colore saturo, pennellate che lasciano il segno della materia sulla tela e che in un certo senso dimostrano le dissonanze che ci sono nel mondo e, allo stesso tempo, l’energia positiva che queste e i colori possono sprigionare.

Hiltunen ritrae modelle che sono stanche di posare, la loro immagine è esacerbata e il loro atteggiamento sprezzante, ma introverso. L’atto stesso del dipingere ha trasformato l’immagine di partenza, evidenziando i particolari più reali e personali, analizzando la realtà in tutte le sue sfaccettature, più o meno gradevoli, rilevando a volte i difetti ma con un intento catartico. Queste donne sembrano in attesa ma in realtà stanno semplicemente vivendo il presente e il glass wall è la pittura che ci permette di guardare al di là del muro, nella vita reale.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testo critico di Antonio D’Amico.

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JENNI HILTUNEN – GLASS WALLS
Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea
Via Goito 7 Milano

OPENING: 19 SETTEMBRE 2017 dalle 18.30
Dal 20 SETTEMBRE al 15 NOVEMBRE 2017
ORARI: MARTEDI’ – SABATO: 11.00–19.00

Segnalato da
Maria Chiara Salvanelli
Press Office & Communication
Via Bocconi 9
20136 Milano
cell + 39 3334580190 tel +39 02 39461253
mariachiara@salvanelli.it

MAGNA CARTA a PUNTO SULL’ARTE

MAGNA CARTA, una mostra interamente dedicata alle opere realizzate su supporto cartaceo aprirà la stagione espositiva 2017/18 della Galleria PUNTO SULL’ARTE a Varese – Casbeno.

magnacarta11 Artisti della galleria, pittori e scultori, italiani e stranieri, presentano per l’occasione opere realizzate su carta, un materiale tanto delicato e semplice quanto affascinante per la sua straordinaria versatilità.

Diverse le tecniche e gli approcci dei singoli artisti. Dai dipinti realizzati con colori ad acrilico e olio, a quelli con gli smalti; dalle biro colorate agli acquerelli, fino alle varie tecniche di incisione e alla creazione di sculture in cartapesta.

I soggetti sono quelli caratteristici degli artisti protagonisti della mostra: paesaggi di campagna perduti che ci raccontano la bellezza del mondo e la sua distruzione per mano dell’essere umano; animali stilizzati immortalati nelle più assurde situazioni e messi in relazione con oggetti quotidiani su fondali monocromatici; metropoli moderne costruite su un mirabile gioco di equilibri formali; immagini di paesaggi urbani attraversati da surreali figure di struzzi colorati; raffigurazioni di paesaggi boschivi autunnali e invernali dominati dal silenzio, raffinati e malinconici.

Artisti in mostra: Angelo ACCARDI, Massimo CACCIA, Valentina CECI, Daniele CESTARI, Jernej FORBICI, Luca GASTALDO, Johannes NIELSEN, Alex PINNA, Tomàs SUÑOL, Marika VICARI, Alice ZANIN.

 

MAGNA CARTA
Vernissage: SABATO 9 SETTEMBRE 2017, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 10 – 30 Settembre 2017

PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese

0332 320990 I info@puntosullarte.it
Orari: Martedì – Sabato: h 10-13 e 15-19; Domenica 10 e 17 Settembre h 15-19

PHOTOLUX FESTIVAL 2017

PHOTOLUX FESTIVAL 2017
Lucca, sedi varie
18 novembre – 10 dicembre 2017

INVITO
PRESENTAZIONE
MILANO
Mercoledì 13 settembre, ore 18.30

Galleria Carla Sozzani – roof garden
10 Corso Como

Seguirà aperitivo

R.S.V.P
Studio ESSECI – gestione3@studioesseci.net
Tel. 049 663499

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La nuova edizione del Photolux Festival. Biennale Internazionale di Fotografia, a Lucca dal 18 novembre al 10 dicembre 2017, è dedicata ad un tema e ad un luogo simbolico:  il “Mediterraneo”.

“Il Mediterraneo è un immenso archivio e un profondo sepolcro.” Ad affermarlo è stato Predag Matvejevic, autore nel 1987 di Breviario mediterraneo, lavoro fondativo della storia culturale della regione del Mediterraneo, tradotto in oltre venti lingue. Le parole di Matvejevic risuonano, nella loro assoluta attualità, espresse da molte delle mostre e riecheggiate dagli appuntamenti di Photolux 2017.

“E oggi più che mai si avverte l’urgenza di tornare a interrogare il Mediterraneo e la sua storia, di trovare un nuovo dialogo tra le culture”. Enrico Stefanelli, fondatore e direttore artistico del Photolux Festival.

Per questo l’edizione 2017 di Photolux Festival vuole essere un focus sui fotografi del Mediterraneo e su quelli che del “mare nostrum” hanno fatto l’oggetto del proprio sguardo, che dia luogo a inedite contaminazioni e che provi a raccontare un mare dove da millenni si incontrano e scontrano civiltà che ne arricchiscono e complicano la storia”.

Per ulteriori informazioni:
http://www.photoluxfestival.it

Torna WopArt Fair Lugano

Wopart è la prima fiera d’arte europea interamente dedicata alle opere su carta tra Antico, Moderno, Contemporaneo e Fotografia.

Banksy a Wopart Fair Lugano

La manifestazione, che si svolge al Centro Esposizioni di Lugano dal 14 al 17 settembre 2017, ospita 62 gallerie provenienti da 11 paesi che espongono nei propri stand disegni, opere su carta, stampe, fotografie e libri d’artista con un unico supporto: la carta.

Dopo il successo della prima edizione, torna quindi un appuntamento importante per approfondire la conoscenza e il mercato delle opere d’arte su carta, nicchia che sta conquistando a livello globale un sempre maggior interesse da parte di addetti ai lavori, collezionisti e appassionati, per la relativa accessibilità dei prezzi (per esempio, nel 2016, solo per il contemporaneo più del 60% dei disegni venduti aveva un costo sotto i 5.000 $, portando sul mercato opere di artisti noti a una soglia molto più bassa delle loro normali quotazioni) e per l’ampiezza dell’offerta, legata alla crescente popolarità del medium della fotografia e alla rivalutazione della stampa d’arte.

Organizzata dalla società LoboSwisse, Wopart si avvale di un comitato scientifico di livello europeo per la selezione delle gallerie e la qualità della mostra. Durante le quattro giornate di fiera, sono previsti convegni e talk con esperti del mercato e del mondo accademico e critico.

Completano il progetto espositivo della fiera quattro focus espositivi, sempre all’interno dei padiglioni fieristici: la mostra fotografica 1930 – 1970: la fotografia d’avanguardia in Italia della collezione Prelz, a cura di Walter Guadagnini e di CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia di Torino; la mostra I mille volti del kabuki, che presenta una raccolta di stampe ukiyo-e provenienti dal Museo delle Culture di Lugano; una mostra di opere su carta e libri d’artista, provenienti dalle collezioni del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato; e infine un’installazione dell’artista della cancellatura, Emilio Isgrò. Nelle settimane precedenti la fiera, in via Nassa a Lugano, tre installazioni di Container Lab anticiperanno l’edizione 2017 di WOPART.

Tutte le informazioni: http://www.wopart.eu

THEA DJORDJADZE – FAUSTO MELOTTI

Nata dall’incontro tra l’artista georgiana Thea Djordjadze e l’opera di Fausto Melotti, la mostra trasferisce sul piano visivo i principi drammaturgici del metateatro, gioca sulla sovrapposizione dei piani temporali e riattiva significati latenti attraverso il dialogo tra artisti di generazioni diverse.
A cura di Lorenzo Giusti
Direzione artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte
Thea DjordjadzeAffascinata dai Teatrini di Melotti – piccole costruzioni polimateriche, in cui figure stilizzate mimano situazioni di incontro e stati d’animo – Djordjadze ha progettato un sistema architettonico flessibile, concepito allo stesso tempo come supporto per le opere del grande scultore italiano e come installazione autonoma, un ambiente immersivo in cui si mettono in relazione elementi dell’architettura, strutture portanti e sculture indipendenti. Palcoscenico per altri palcoscenici in scala ridotta, il lavoro di Thea Djordjadze costruisce un “metascenario” in cui il soggetto della rappresentazione è la rappresentazione stessa.
L’opera di Thea Djordjadze è sempre site specific: a guidare l’artista è un principio di adattamento che costituisce allo stesso tempo una modalità operativa e una ragione estetica. Le sue installazioni sono il risultato di assemblaggi di oggetti d’uso comune, privati di ogni possibile funzione, o materiali poveri: opere minimali che dialogano con i principi del design e con la tradizione della scultura astratta, senza appartenere, in realtà, a nessuna delle due categorie. Un lavoro che trova la sua forma finale nello spazio espositivo in cui si inserisce, come un organismo vivente, metamorfico, in cui il supporto si fa scultura e la scultura supporto, crescendo e integrandosi l’uno nell’altra.
Nell’installazione di Thea Djordjadze si innesta quindi, come una mostra nella mostra, il percorso dedicato ai Teatrini e, più in generale, al tema del teatro nell’opera di Melotti. Attraverso una selezione di venticinque preziosi lavori, tra i più rappresentativi della produzione dell’artista, realizzati tra gli anni Quaranta e la metà degli Ottanta, a cui si affianca un gruppo di disegni e schizzi preparatori, il progetto espositivo consente di ripercorrere le principali tappe di una ricerca a lungo considerata minore, circoscritta tra i vertici dell’astrattismo degli anni Trenta e le strutture filiformi degli ultimi due decenni, e oggi riconosciuta come uno dei momenti più alti e originali della vicenda artistica di Melotti.
Nati dall’interesse per il “luogo scenico” metafisico e da una riflessione sugli studi di Le Corbusier intorno al modulo architettonico – cui anche Thea Djordjadze ha sempre guardato con attenzione – i Teatrini sono sezioni di spazi abitabili, alveoli in cui prendono scena le più diverse situazioni umane. Non storie, poiché l’elemento narrativo è ridotto a pochi elementi essenziali, ma sequenze indefinite, camere incantate di un mondo sospeso in cui coabitano dimensioni liriche e drammatiche.
Credits
A cura di
Lorenzo Giusti
fino al 27 agosto 2017
Direzione artistica
Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte
Palazzo della Triennale
Viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

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