Fluid(a)zione

Presso la Galleria Zetaeffe (in Via Maggio 47/r – Firenze), è in esposizione la mostra Fluid(a)zione con i lavori di Carlo Cantini e Roberto Pupi. La mostra sarà visibile fino al 27 febbraio 2019, secondo gli orari di apertura della Galleria.

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Carlo Cantini e Roberto Pupi da molto tempo lavorano nell’ambito della sperimentazione fotografica e sono presenti, da diversi anni, nel panorama delle gallerie d’arte contemporanea fiorentine e italiane. In questa occasione presentano una mostra che è il risultato di una collaborazione che ha inizio da un corpus di opere realizzate alla fine degli anni ’80, da Carlo Cantini, per approdare alla sperimentazione spaziale e tridimensionale propria di Roberto Pupi.

I lavori di Carlo Cantini, ispirati al romanzo Cassandra di Christa Wolf, e facenti parte della raccolta di ritratti denominata La Terza nave, sono trasformati da Roberto Pupi in elementi tridimensionali, vere e proprie “fotosculture”, alla ricerca di una nuova lettura dell’opera fotografica di Cantini. La “riscrittura” dell’opera si protende verso nuove interazioni con lo spazio, in una ricerca costante di un dialogo con l’ambiente e le persone. Nel suo estroflettersi verso l’esterno l’opera si offre a nuove interpretazioni e possibilità spaziali. Lo spazio della galleria si offre come un nuovo luogo di interazione e di rinascita dell’opera.

In questo insolito lavoro “a quattro mani” anche la critica si è voluta porre nella condizione di cercare uno spazio inconsueto nel quale esprimersi, e che va ben oltre la scrittura. Pietro Gaglianò e Francesco Galluzzi, critici attivi nell’ambito della cultura contemporanea Toscana e Italiana, insieme a Gianni Pozzi, curatore e critico d’arte contemporanea, e a Raffaela Ganci, studiosa e curatrice di eventi di street-art, hanno voluto partecipare all’ulteriore messa in gioco dell’immagine e della parola attraverso il video e il montaggio dei loro interventi critici in uno spazio virtuale.

La videoinstallazione, presente in galleria durante la mostra, opera della film-maker Cristina Degl’Innocenti, altro non è che il breve documento video che racconta l’incontro tra i due artisti, Cantini e Pupi, in uno spazio che si dilata fino a contenere le varie presenze fatte di persone, di opere, di rumori e spazi in un dialogo di voci, suoni e colori. La materia fotografica si protende verso lo spettatore per divenire pittorica, fluida, liquida. In una continua trasformazione operata attraverso la parola di chi la racconta e la descrive e della ripresa video che la stravolge fino a ridurla a sola luce, quella stessa sostanza di cui, all’origine, è fatta la fotografia. Musiche originali sottolineano le immagini video del musicista belga Jan de Clercq.

Catalogo dell’evento bilingue, italiano-inglese, con interventi critici di Pietro Gaglianò e Francesco Galluzzi e altri contributi critici.

Per info:
Galleria Zetaeffe via Maggio 47/r Firenze
tel. +39 055 264345

http://www.galleriazetaeffe.com
info@galleriazetaeffe.com

h: lunedì – sabato 10.00/ 13.00 – 15.30/19.30

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INGE MORATH. La vita, la fotografia

Prima grande retrospettiva italiana di Inge Morath, la prima donna ad essere inserita nel cenacolo, all’epoca tutto maschile, della celebre agenzia fotografica Magnum Photos. Curata da Brigitte Blüml – Kaindl, Kurt Kaindl, e Marco Minuz la mostra si terrà presso la Casa dei Carraresi di Treviso, dal 01 Marzo al 02 Giugno 2019

INGE_MORATH

Impropriamente nota alle cronache più per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, divenendone moglie e compagna di vita, è stata in realtà soprattutto una straordinaria fotografa ed una fine intellettuale. Il suo rapporto con la fotografia è stato un crescendo graduale: dopo aver lavorato come traduttrice e scrittrice in Austria, inizia a scattare nel 1952, e dall’anno successivo, grazie ad Ernst Haas inizia a lavorare per Magnum Photos a Parigi.

Limitarsi a considerarla una fotografa di questa celebre agenzia è riduttivo. Le celebri fotografie realizzate durante i suoi viaggi, o gli intensi ritratti in grado di catturare le intimità più profonde dei suoi soggetti, si accompagnano ad una brillante attività intellettuale che si alimentava di amicizie con celebri scrittori, artisti, grafici e musicisti.

Che si trattasse di raccontare paesaggi e Paesi, persone o situazioni, le sue foto erano sempre caratterizzate da una visione personale e da specifica sensibilità, in grado di arricchire la percezione del mondo che la circondava. Come Inge Morath era solita dire:“Ti fidi dei tuoi occhi e non puoi fare a meno di mettere a nudo la tua anima”.

Ogni reportage di viaggio ed ogni incontro veniva da lei preparato con cura maniacale. La sua conoscenza di diverse lingue straniere le permetteva di analizzare in profondità ogni situazione e di entrare in contatto diretto e profondo con la gente.

Per questa ampia retrospettiva a Casa dei Carraresi – una selezione di oltre 150 fotografie e decine di documenti riferiti al lavoro di Inge Morath – i curatori hanno dato vita ad un percorso che analizzerà tutte le principali fasi del lavoro della Morath, ma al contempo cercherà di far emergere l’umanità che incarna tutta la sua produzione. Una sensibilità segnata dell’esperienza tragica della seconda guerra mondiale, che con gli anni si rafforzerà e diventerà documentazione della resistenza dello spirito umano alle estreme difficoltà e consapevolezza del valore della vita.

La mostra ripercorre tutti i principali reportage realizzati dalla fotografa austriaca: da quello dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio; dalla Spagna alla Russia, dall’Iran alla Cina, alla Romania, agli Stati Uniti d’America passando per la nativa Austria.

Contemporaneamente il percorso espositivo darà spazio ai suoi celebri ritratti di scrittori, pittori, poeti, tra cui lo stesso Arthur Miller, oltre ad Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Alexander Calder: quest’ultimo suo vicino di casa a Roxbury, nel Connecticut, dove Inge Morath visse con il marito Premio Pulitzer per tutta la vita.

Ci sarà poi spazio anche per il mondo del cinema. Nel 1960 Inge Morath viene infatti inviata dall’agenzia Magnum nel set della pellicola hollywoodiana “The Misfits”, un’enorme produzione cinematografica con alla regia John Houston, alla sceneggiatura Arthur Miller, ed attori del calibro di Clark Gable e Marilyn Monroe. All’epoca Miller e la Monroe erano sposati, ma la loro relazione era già in difficoltà. Proprio sul set del film, la Morath ebbe modo di conoscere lo scrittore, che sarebbe diventato poi suo marito.

Come dichiara Marco Minuz: “E’ un progetto espositivo che vuole descrivere, nel dettaglio e per la prima volta in Italia, la straordinaria vita di questa fotografa; una donna dalle scelte coraggiose, emancipata, che ha saputo nella fotografia inserirci la sua sensibilità verso l’essere umano”.

Questa prima retrospettiva italiana è prodotta da Suazes con Fotohof di Salisburgo, con la collaborazione di Fondazione Cassamarca, Inge Morath Foundation e Magnum Photos.

 

Segnalato da : Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Referente Roberta Barbaro gestione3@studioesseci.net

FANTOMOLOGIA. Dal micro al macro ai fenomeni del reale

Dal 31 gennaio al 6 aprile 2019 CUBO promuove la seconda edizione di das – dialoghi artistici sperimentali, la rassegna dedicata al dialogo artistico e culturale sui temi della contemporaneità, che nasce come territorio di confronto – di contenuti, tecniche, linguaggi – fra i maestri dell’arte contemporanea, già storicizzati, ed esponenti della new generation.
fantomologia72.jpgIl progetto ” FANTOMOLOGIA. Dal micro al macro ai fenomeni del reale” a cura di Marco MancusoDaniela Tozzi e Ilaria Bignotti – presentato quest’anno per das – si articola attraverso due differenti linee di azione. Da un lato suggerisce una possibile evoluzione della proposta artistica di CUBO, che prosegua la ricerca condotta negli ultimi anni e induca un’analisi più profonda sul rapporto tra tecnologia, indagine scientifica e dialogo identitario tra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda. Dall’altro, decostruisce le modalità espositive classiche dell’arte contemporanea e di narrazione della New Media Art, muovendosi in maniera fluida tra elementi installativi, restituzioni performative e apparati teorici e dialogici.
Gli artisti chiamati a interpretare questi 4 concetti sono Ugo La Pietra, storico protagonista dei linguaggi radicali, della cultura architettonica, urbana e del design italiano in dialogo con il media artist britannico STANZA e il duo bielorusso/russo di science art Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand.

L’intera rassegna vuole osservare l’ambiente secondo 4 punti di vista diversi:-

L’ambiente Tecnologico e il flusso di dati sopra di noi, che ci sovrasta
– L’ambiente Sub-Atomico che ci sottende, ciò di cui ogni cosa è costituita
– L’ambiente Fenomenologico che ci circonda, il livello invisibile in cui siamo immersi
– L’ambiente Urbano e Architettonico, che cresce intorno a noi, la sua complessità strutturale e sociale

La rassegna das CUBO sceglie come momento inaugurale la settimana dell’arte contemporanea a Bologna e comprende una serie di appuntamenti per tutte le età a confermare la sua versatilità:

Giovedì 31 gennaio
18:00/ Inaugurazione FANTOMOLOGIA

Venerdì 01 febbraio
16:00/ Laboratorio teenPlay-makers/the nemesis pins in collaborazione con Fablab Bologna.
18:30/ Talk L’AMBIENTE FENOMENOLOGICO: UNA ENERGIA INVISIBILE. Immersioni e Fenomeni dell’arte contemporanea , partecipano Ariane KoekAlfredo Cramerotti e Ugo La Pietra, moderano Marco Mancuso e Ilaria Bignotti.

Sabato 02 febbraio
16:00/ Laboratorio junior La città di carta/Ambientazione urbana in collaborazione con Articolture.
18:00/ Experience workshop Le immersioni come esperienza . Due momenti generati da Le immersioni di Ugo La Pietra con Lucia Longhi e Matteo Galbiati, in collaborazione con Espoarte Magazine.
21:30/ Live performance Force Field L’ambiente subatomicodi Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, Italian première in Unipol Auditorium.

Domenica 03 febbraio
17:30/MEET THE ARTIST con Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, introduce Marco Mancuso.

Mercoledì 20 marzo
17:30/ Talk L’AMBIENTE ARCHITETTONICO E SOCIOLOGICO: IL DATO SENSIBILE. Nuove strutture urbane, culturali e sociali , partecipano Bertram NiessenSalvatore Di DioPaolo Rigamonti, modera Daniela Tozzi.

CUBO è il museo d’impresa del Gruppo Unipol, uno spazio dove la cultura viene condivisa. Raccontiamo il patrimonio, la storia di Unipol e il ruolo sociale dell’assicurazione con il linguaggio della cultura e dell’arte, consapevoli che la cultura è il principale strumento di sviluppo, inclusione e dialogo sociale.

Terraforming Fantasies a Palazzo De’ Toschi

Banca di Bologna continua il suo percorso dedicato all’arte contemporanea presentando per il quarto anno consecutivo una mostra di profilo internazionale.

terraforming fantasies

Martedì 29 gennaio alle 18.30 presso il Salone della Banca di Palazzo De’ Toschi inaugurerà la prima personale in Italia del fotografo e videomaker belga Geert Goiris (Bornem, BE, 1971. Vive e lavora ad Anversa), le cui opere sono state esposte in prestigiose istituzioni europee. Il progetto rientra tra i main projects di ART CITY Bologna 2019 in occasione di Arte Fiera.

Si rinnova inoltre la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna: gli studenti del Corso di Didattica dell’arte e mediazione culturale del patrimonio artistico accompagneranno i visitatori in mostra per tutta la durata dell’evento.

La mostra — composta da una selezione di stampe fotografiche di diverso formato, uno slide show e una video installazione multicanale — sarà presentata in un allestimento ambizioso e innovativo concepito appositamente dall’architetto Kris Kimpe, collaboratore abituale dell’artista. Il Salone sarà occupato da moduli espositivi esagonali, alcuni chiusi, altri aperti e accessibili, ognuno dei quali ospiterà sulle proprie pareti fotografie o immagini in movimento. I moduli, distribuiti in maniera irregolare, offriranno allo spettatore un’esperienza immersiva, lasciandogli al tempo stesso la libertà di scegliere il proprio percorso.

La mostra bolognese è legata alla personale di Goiris presso la Royal Academy of Fine Artsdi Anversa, in programma tra novembre e dicembre 2018. L’artista ha lavorato ai due progetti parallelamente, dando vita a due percorsi speculari le cui opere in gran parte coincidono — ma che risultano completamente diversi nell’allestimento, sottolineando le peculiarità dei due spazi.

Il titolo della mostra, tratto dalla video-installazione inclusa in essa, è Terraforming Fantasies (“Fantasie di terra-formazione”). Il termine ‘terra-formazione’, di creazione recente, viene usato per lo più nel contesto di speculazioni sul futuro dell’umanità, e si riferisce alla possibilità di rendere simili alla Terra, e dunque abitabili per gli esseri umani, pianeti diversi dal nostro alterandone chimicamente l’atmosfera. Si tratta di un’ipotesi che a oggi risulta fantascientifica, e la cui tacita premessa non è difficile da indovinare: l’ambizione di colonizzare altri pianeti rivela una profonda inquietudine circa il futuro del nostro, su cui incombe la minacciato di una catastrofe ecologica. Spiega Goiris: “È fuorviante pensare alla “terraformazione” a questo stadio. In sé e per sé è un concetto interessante, ma manchiamo assolutamente della tecnologia e delle risorse (per non parlare dell’etica) per realizzarlo. Sognarlo, comunque, è profondamente umano: ambizioso, e allo stesso tempo tragicamente lontano dalla realtà”. L’allestimento stesso della mostra è legato questo tema: “La scenografia porta nello spazio una costellazione di oggetti estranei. L’intervento è, in una certa misura, inadatto, una forma di colonizzazione. Il mio intento (e la mia speranza) è che parli anche di caratteristiche umane come la meraviglia, la curiosità, la perplessità, eccetera. Scegliendo accuratamente le immagini e presentandole in un’accurata scenografia, miro a immergere lo spettatore in un mondo parallelo, una realtà prossima alla nostra ma che non coincide esattamente con essa”.

Pur senza escludere gli interni e la figura umana, la ricerca fotografica e video di Geert Goiris si concentra soprattutto sul paesaggio. Sia che catturi nelle sue immagini siti ai confini del mondo (dall’Antartide al deserto vulcanico di Dancali, in Etiopia), sia che si concentri su luoghi familiari, Goiris li fa apparire sospesi ed enigmatici, come se appartenessero a un altro pianeta. Un risultato che è frutto di scelte tecniche e stilistiche precise: l’artista si serve principalmente di una macchina fotografica di grande formato, su cui monta pellicole speciali (ortocromatiche, per riprese aeree, a infrarossi). Gli scatti hanno luogo soprattutto durante le ore del tramonto, nell’ora incerta in cui la luce inizia a declinare e lascia posto all’oscurità. Il metodo di lavoro è una combinazione di preparazione e casualità: Goiris adopera la camera con la precisione di un consumato professionista, ma durante il lungo tempo di esposizione che predilige può accadere potenzialmente qualunque cosa. Il modo in cui la pellicola trasformerà il soggetto inquadrato in un’immagine rimane, in una certa misura, imprevedibile. La macchina fotografica non è mai un mero tramite attraverso il quale possiamo entrare in connessione visiva con il mondo esterno, ma uno strumento per esplorare la differenza fra la nostra “esperienza” di esso e l’atto di vederlo per ciò che è. Come il filosofo e fotografo francese Jean Baudrillard, Goiris sembra aver compreso che la macchina fotografica è dalla parte del mondo, e ci offre uno spiraglio su come esso appare quando è spogliato di ogni proiezione o interferenza umana. Nelle immagini dell’artista il sentimento ambiguo e inquietante che, a partire dal Settecento, ha preso il nome di “Sublime” sorge non tanto dalla vastità terrificante dei siti, o da un disastro che crediamo di veder incombere su di essi: è il risultato della sensazione distinta di essere tagliati fuori da ogni autentica connessione con il mondo.

 

Geert Goiris è nato nel 1971 a Bornem, in Belgio. Tra gli spazi istituzionali che hanno ospitato sue mostre personali ricordiamo: FOAM, Amsterdam; FRAC Normandie, Rouen; Museum M., Leuven (BE); Hamburger Kunsthalle, Amburgo; CAB, Burgos (SP); Kunstforum, Basilea; Le Credac, Ivry-sur-Seine (F).

Il suo lavoro inoltre è stato presentato a Manifesta 5, San Sebastian, e in istituzioni internazionali quali Boijmans Van Beuningen Museum, Rotterdam; Wiels Contemporary Art Center, Bruxelles; Palais de Tokyo, Parigi; Nouveau Musée National de Monaco, Monte Carlo; Museum of Contemporary Photography, Chicago; Centre Pompidou, Metz; Jeu de Paume, Parigi; Museo de Arte Contemporaneo, Santiago de Chile; FRAC Bourgogne; Casino Luxembourg; Gallery of Modern art, Brisbane.

È inoltre docente presso la Royal Academy of Arts di Anversa, ed è stato visiting lecturerpresso la Rietveld Academy di Amsterdam, l’Ecole Nationale Supérieure de la Photographie di Arles, la Fachhochschule di Bielefeld (Germania), la Ladislav Sutnar faculty of design and art di Plzeň, il CEPV di Vevey (CH), e la ERG di Bruxelles.

Banca di Bologna, partner della mostra, è una realtà molto legata alla città di Bologna, al territorio bolognese e ai centri della provincia. Le sue numerose iniziative di mecenatismo contemplano gli interventi per la riqualificazione e il restauro di Piazza Galvani, per i restauri dell’Oratorio dei Fiorentini e delle porte monumentali di Bologna, per il recupero e la riqualificazione di piazza Minghetti, per la ristrutturazione di Palazzo De’ Toschi. A questi si aggiungono i lavori per il restauro della Basilica di San Petronio e della Cappella dell’Arcangelo Michele, con il noto affresco di Calvaert.

Palazzo De’ Toschi, edificio storico nel pieno centro cittadino inaugurato a inizi ‘900 su progetto di Antonio Sarti è nato con nome e funzione di Palazzo delle Poste. Per le caratteristiche costruttive, in particolare la struttura in cemento armato, interessò Le Corbusier, che lo vide durante il suo viaggio in Italia del 1907 e ne scrisse nella sua corrispondenza. Il Palazzo è stato acquistato nel 2007 da Banca di Bologna e riaperto al pubblico nel 2013 come luogo di iniziative culturali, formative, espositive. Fra queste, ricordiamo un ciclo di conferenze dedicate al tema del rapporto fra arte e cibo attraverso i secoli, tenute da importanti critici e studiosi, organizzato da Banca di Bologna in occasione di Expo 2015; la mostra fotografica L’industria bolognese, un DNA riconosciuto, realizzata in collaborazione con Collezioni Alinari e forte di immagini in gran parte inedite; e il ciclo di mostre curate da Simone Menegoi in occasione di Arte Fiera, aperto dalla collettiva LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia (2016), e proseguito in seguito con le mostre personali di Peter Buggenhout (2017) e di Erin Shirreff (2018).

INFO

Geert Goiris

TERRAFORMING FANTASIES

a cura di Simone Menegoi e Barbara Meneghel

Salone Banca di Bologna – Palazzo De’ Toschi

Piazza Minghetti 4/D, Bologna

29 gennaio | 24 febbraio 2019

Inaugurazione  29 gennaio 2018, ore 18.30

Orari di apertura nei giorni di ART CITY Bologna:

venerdì 1 febbraio, ore 10-20

sabato 2 febbraio, ore 10-24

domenica 3 febbraio, ore 10-20

Orari di apertura ordinari:

giovedì e venerdì, ore 15-19

sabato e domenica, ore 11-18

chiuso il lunedì, martedì e mercoledì

Ingresso libero

Partner del progetto

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Promosso da ART CITY Bologna 2019

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Informazioni

Luigi Raffa | l.raffa@bancadibologna.it | 342 8019558 – 051 6571430

Francesca Caselli | f.caselli@bancadibologna.it | 051 6571431

Plusdesign Experience

Lunedì 17 dicembre 2018 alle ore 18, presso l’aula magna dell’ISIA Faenza nello storico Palazzo Mazzolani, si terrà l’incontro con l’architetto Andrea Caputo dal titolo Plusdesign Experience, terzo appuntamento del nuovo ciclo In Between di conversazioni con i protagonisti del mondo del design, dell’arte e della creatività contemporanea.

Plusdesign Experience

Nel 2014 Andrea Caputo rileva insieme a Luca Martinazzoli la galleria milanese Plusdesign con il desiderio di rinnovare l’intento iniziale dei fondatori. Nell’ottobre del 2017, ha riaperto le sue porte nel cuore di Milano, in Spazio Maiocchi, un luogo fondato da Carhartt WIP e Slam Jam in cui arte, design e moda si uniscono per creare nuove esperienze culturali e rappresentare alcuni dei talenti internazionali più promettenti del settore.

Plusdesign è oggi una piattaforma all’avanguardia con un forte impegno per il design contemporaneo, un luogo in cui ripensare concetti e collaborazioni attraverso la ricerca, con un approccio pratico all’esplorazione dei materiali, alle tecniche artigianali e alla progettazione del prodotto.

Per Andrea Caputo, la galleria rappresenta la necessità di operare a un’ulteriore scala, quella dell’oggetto, integrando lavori di interior commissionati a designer sempre diversi. Questo genera molteplici scenari, scongiurando il rischio di replicare un ambito domestico, lavorativo o commerciale attingendo dallo stesso repertorio.

Andrea Caputo (Cesena, 1976) ha fondato andreacaputo.com nel 2011 a Milano, in Italia. Si è laureato presso l’Università di Ferrara in Italia e guida il lavoro di andreacaputo.com e Plusdesign. È anche autore di All City Writers, un’antologia sul movimento Graffiti Writing in Europa, pubblicata nel 2009 da Critiques Livres Paris, che documenta l’evoluzione e le conseguenze di un fenomeno controculturale che nel corso di alcuni decenni ha provocato un cambiamento nell’estetica e le regole della comunicazione della società moderna. Il suo lavoro costruito spazia dalla progettazione di mostre e negozi, agli edifici ad uso misto, alle sedi degli uffici e alle strutture logistiche.

andreacaputo.com è una società di studi di architettura e ricerca interdisciplinare con uffici a Milano e Shanghai. Composto da un gruppo di architetti e designer che operano a livello internazionale nel campo dell’architettura e del design, sviluppa progetti complessi su tutte le scale in Europa e in Asia. andreacaputo.com conduce anche un’unità di ricerca locale che indaga su una serie di temi rilevanti per il dibattito architettonico contemporaneo. Le varie uscite definiscono diversi metodi di interazione con la ricerca, dalla pubblicazione del periodico biennale Public Domain, all’organizzazione di serie mensili di lezioni, alla ricerca di pubblicazioni e alla gestione di Plusdesign, una piattaforma culturale dedicata al design e al coinvolgimento sociale.

ISIA Faenza Design & Comunicazione è un’istituzione di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei che, fin dalla sua fondazione, opera nell’ambito dell’alta formazione del design. Grazie anche alla nuova governance di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione della cultura del design con una particolare attenzione al tema della ceramica.

Ufficio stampa ISIA Faenza
Irene Guzman
Email ufficio.stampa@isiafaenza.it 
Cel +39 349 1250956

www.isiafaenza.it

Ministero Istruzione, Università e Ricerca Alta Formazione Artistica e Musicale
ISIA FAENZA – ISTITUTO SUPERIORE PER LE INDUSTRIE ARTISTICHE
Corso Mazzini, 93 | 48018 Faenza RA | 0546 222 93 | isiafaenza@isiafaenza.it

Cina 1978. Appunti di viaggio

A Temporary Gallery di Paolo Gotti inaugura sabato 15 dicembre alle ore 19.00, la mostra Cina 1978. Appunti di viaggio, una serie di scatti in bianco e nero del fotografo Paolo Gotti che documentano diversi aspetti di quella che era la Cina di quarant’anni fa.

Operaio cinese al tornio

Nel luglio del 1978, Paolo Gotti prende parte a un viaggio d’inchiesta organizzato dall’Istituto politico culturale Edizioni Oriente di Milano per osservare da vicino la società cinese, dal punto di vista di una pluralità di interessi che vanno dall’educazione alla sanità, dalla giustizia all’industria. Il reportage sarà poi pubblicato nella rivista quadrimestrale Vento dell’Est, attiva dal 1965 al 1979.

La delegazione, di cui fanno parte una ventina di persone tra cui personalità del calibro di Silvia Calamandrei, Lisa Foa, Franco Marrone, Paola Manacorda e Claudio Meldolesi, viaggia nella parte settentrionale del paese partendo dalla capitale Pechino per poi visitare le città di Dalian, Shenyang, Changchun, Harbin e i pozzi di petrolio di Daqing, fino ai confini settentrionali della Manciuria. L’indagine si inserisce all’interno di una situazione politica segnata dai clamorosi avvenimenti seguiti all’arresto della “banda dei quattro” che rappresentò la fine più evidente di quel movimento politico noto come Rivoluzione Culturale, lanciata da Mao nel 1966 contro le strutture del Partito Comunista Cinese.

Gruppo di cinesi

L’obiettivo del viaggio era quello di comprendere quanto stava avvenendo e le ragioni che avevano scatenato un’inversione di rotta che avrebbe portato nel tempo a un nuovo schieramento del paese nello scacchiere internazionale, ma questo avveniva registrando non tanto i luoghi della politica quanto piuttosto quelli frequentati dalla gente comune: fabbriche, scuole e asili, quartieri urbani e zone rurali.

Sono queste immagini, scattate da Paolo Gotti, a immortalare alcuni tra gli aspetti più singolari della società cinese di quaranta anni fa – così diversa dalla Cina contemporanea – visti attraverso l’emozione di uno sguardo occidentale: dai mezzi di trasporto spesso bizzarri e improvvisati alle insegne disegnate con i gessetti e ai grandi pannelli illustrati con fumetti promozionali, dalle ricamatrici tradizionali alle esercitazioni delle soldatesse armate di fucile, dalle scuole speciali per bambini ipovedenti fino alle fabbriche, come quelle dei locomotori, che avrebbero portato in futuro il paese a diventare la potenza economica che è oggi.

Macchina cina

La mostra, con il patrocinio dell’Istituto Confucio dell’Università di Bologna, nasce dalla riscoperta dell’archivio relativo a quel viaggio, che recentemente ha riconosciuto a Paolo Gotti l’assegnazione del Premio UVA promosso dall’Università di Verona.
Per l’occasione sarà presentato il calendario 2019 Cina 1978. C’era una volta con fotografie a colori di quel viaggio.

Paolo Gotti nasce a Bologna e si laurea in architettura a Firenze, dove frequenta il Centro di studi tecnico cinematografici. Nel 1974 sceglie l’Africa come meta del suo primo grande viaggio. In seguito a questa avventura che lo segna profondamente, intraprende a tempo pieno l’attività di architetto, grafico e fotografo. Dopo varie esperienze nel campo della pubblicità, e una maturata esperienza nello still life, si dedica sempre più al reportage, visitando oltre 70 paesi nei cinque continenti. Ancora oggi gira il mondo per immortalare persone, paesaggi e situazioni che archivia accuratamente in un gigantesco atlante visivo, da cui nascono i calendari tematici che realizza da circa vent’anni.

Fabbrica scritte cinesi

CINA 1978. Appunti di viaggio

Temporary Gallery | via Santo Stefano 91/a, Bologna
Opening: sabato 15 dicembre ore 19.00
Periodo mostra: 16 dicembre 2018 – 31 gennaio 2019
Orari: martedì-domenica, 10.30-12.30 | 17.00-19.30

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo

ART ADOPTION NEW GENERATION in collaborazione con Cortona Sviluppo e con il patrocino del Comune del Cortona presenta : 

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo

Auditorium Sant’Agostino, via guelfa 40 Cortona (Ar)

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018

8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

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Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri.

Il Gioco, il Tempo, le lettere e il viaggio. Si articola attraverso questi quattro temi la personale dell’artista Paolo Mezzadri. Quattro punti, quattro linee, quattro spazi, quattro dimensioni aperte e partecipative. Un viaggio tutto da definire poiché il viaggio sono i viaggiatori, coloro che si muoveranno, disegneranno e condivideranno con l’opera dell’artista la propria esperienza emozionale in un percorso ludico e attivo dove lo spazio diverrà territorio di un tempo intimo e personale.

Ho iniziato ad usare il ferro per lavoro e non per passione. La passione è arrivata dopo, è arrivata quando per me il ferro era ancora un pezzo, un numero, semplicemente un grande contenitore con un codice, una targhetta e talvolta un ciclo di verniciatura. Spesso mi sono perso guardando pezzi tutti uguali…direi perfetti, anzi conformi, come spesso mi veniva detto. Tanto uguali e tanto perfetti da non avere un’anima. Disegnati per essere usati e non per essere guardati, per essere puliti e non per essere annusati. Il ferro per me profuma di nostalgia e quello arrugginito di storia. Inizio così il mio percorso nato con pezzi di scarto… immaginando e provando… sbagliando tantissimo, forse troppo, ma mai con metodo. Paolo Mezzadri

 

 

Auditorium Sant’Agostino via Guelfa 40 Cortona (Ar)

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo

a cura di Art Adoption

 

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018

8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

 

 

Associazione Art Adoption

via Nazionale, 63

52044 – Cortona (Ar)

Physiologus

Physiologus‘ è il titolo della mostra dell’artista senegalese Soly Cissè che dal 15 dicembre prossimo si terrà presso la Kyo Noir Studio di Viterbo. Curata da Antonella Pisilli la mostra rappresenta un nuovo atto di ‘Ex Africa Semper aliquid novi‘.

Physiologus3

Se neghiamo che nell’attuale condizione storica, l’arte non è più un mezzo per comunicare la nostra contemporaneità, la pittura ne è sicuramente il mezzo più lontano per raccontare l’oggi.
Pur tuttavia la pittura rimane ancora la più sensibile e il mezzo più adatto ad appropriarsi della spinta interiore dell’artista e trasmettere il sentimento umano più profondo.

La materia è il divenire continuo del reale e dell’essere, la materia ha la capacità di mostrare il proprio passato, trasformarsi e diventare futuro e di essere e manifestare il proprio presente.

Nell’opera di Cissè la materia diventa esistenza, che non riesce a riconoscersi e prendere coscienza del sé, che non definisce un tempo o un luogo, ma rappresenta il moto e l’esperienza fugace dell’essere.
Cissè dispone la materia pittorica direttamente sulla tela in strati spessi che si aggrovigliano: un attimo con gesti violenti e decisi e un attimo dopo delicatamente come un soffio leggero.

La pittura diventa moto esistenziale che alterna il flusso della materia viva e pura, dalle quale emergono come impigliati e prigionieri delle creature fantastiche e chimeriche, facendo assumere all’artista l’autorità di un immaginario Physiologus.
Physiologus non inteso come studioso della natura, ma come interprete sublime della natura.

Le creature fantastiche che abitano i quadri di Cissè lottano per trasformarsi da esseri informi a figure reali, che attraverso l’immaginazione della nostra mente si materializzano da puri segni illeggibili in raffigurazioni del pensiero astratto del nostro subconscio.

La mostra Phisiologus rappresenta un viaggio all’interno del nostro animo più profondo, un viaggio nell’inconscio, ma per riuscire a percorrere il viaggio è necessario guardare l’opera nel profondo, immergersi nelle pieghe della pittura, nelle tracce di colore che sfumano verso l’interno, ed abbandonarsi in una totale e sublime contemplazione.

 

La mostra, accompagnata da un video inedito con l’intervista realizzata da Antonella Pisilli all’artista, sarà inaugurata il 15 dicembre prossimo alle ore 18, e sarà aperta su appuntamento dal 16 dicembre 2018 al 26 gennaio 2019.

Physiologus – di Soly Cissè

Kyo Noir Studio
Via Maria SS Liberatrice 14 – Viterbo

Inaugurazione 15 dicembre ore 18
Aperta su appuntamento dal 16 dicembre 2018 al 26 gennaio 2019

Per informazioni:

Email: kyonoirpress@gmail.com
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OMAR GALLIANI, Carte d’Oriente. Carte d’Occidente

Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia (Vicolo Folletto, 1) presenta, dal 2 dicembre 2018 al 28 febbraio 2019, “Carte d’Oriente. Carte d’Occidente”, mostra che ricostruisce il rapporto tra Omar Galliani e l’Oriente attraverso una raccolta di opere su carta create negli anni Duemila, nel corso di ripetuti soggiorni in Cina, Corea, India e Vietnam. La personale sarà inaugurata domenica 2 dicembre, alle ore 17.30, alla presenza dell’artista.

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Dopo la recente donazione di un inedito autoritratto alle Gallerie degli Uffizi, museo fiorentino che custodisce la più grande collezione di autoritratti nel mondo, iniziata dal cardinal Leopoldo e proseguita dai Medici e dai Lorena fino ai giorni nostri, Omar Galliani torna a Reggio Emilia con un progetto teso ad illustrare il suo profondo legame con l’Oriente, fatto di ispirazione e sentimento.

Il percorso della mostra raccoglie una ventina di opere ed una serie di fogli tratti da quaderni di viaggio. Disegni a matita, a carboncino e a inchiostro su carte di manifattura orientale, alcune delle quali particolarmente preziose, che raccontano le atmosfere, la fascinazione e gli incontri di quei viaggi. Molti dei lavori esposti sono stati presentati in precedenza solo in contesti museali e provengono direttamente dall’Archivio di Omar Galliani.

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«Tra Oriente e Occidente – spiega l’artista – ho ritrovato quel filo rosso che da tempo attraversava i miei disegni. Tra Oriente e Occidente ho macchiato, tracciato, colmato e asciugato i calamai del tempo. Un tempo breve e lungo in cui la carta di seta e di riso accoglie il segno, per poi diluirlo nella trasparenza dell’acqua. Le filigrane si sciolgono e mutano sotto la necessità del soggetto. Un tempo breve e lungo ha attraversato i miei viaggi in Cina, in Corea, in India, in Vietnam, riportandomi sempre a casa, nel mio atelier, là dove la nebbia annulla e modifica i piani prospettici e dove la realtà si confonde con il sogno. Questi disegni sono l’eredità di quei viaggi, dove le carte arrotolate si sono riaperte sul tavolo di pioppo del mio studio, distante migliaia di chilometri dagli immensi baobab o dagli agarwood profumati d’Oriente. La carta la puoi portare con te, peso leggero e indispensabile supporto per la conoscenza della storia dell’arte e delle sue distanti e imprevedibili geografie, connesse fra loro dagli artisti mille anni prima dell’avvento di internet. La carta è come la nostra pelle: muta nel tempo, ingiallisce macchiandosi nel sole. Le cicatrici, i tattoo, i tagli, le cancellature, i pentimenti, le parole, le note, gli occhi, le labbra, i corpi, le stelle, i pianeti, le astrazioni, la matematica, i numeri infiniti. E tanto ancora è la carta dei miei disegni».

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L’Oriente, nel corso di una lunga frequentazione, ha lasciato un segno indelebile in Galliani, che affiora ancora oggi nel suo lavoro e nella sua anima.

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2019, venerdì e sabato con orario 10.30-13.00 e 16.00-19.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero.

Per informazioni:

tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, http://www.vicolofolletto.it.

Quello di Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954) con l’Oriente è un legame consolidato, riscontrabile e riconoscibile come cifra artistica in molte sue opere. La sua prima personale in Cina è allestita nel 2000, presso il Museo d’Arte Moderna (ex CAFA) di Pechino. Nel 2003 vince, insieme a Georg Baselitz, il premio per la miglior opera alla prima edizione della “Biennale Internazionale d’Arte di Pechino”. Nel 2006-2007 è protagonista di un grande tour della Cina (Shangai, Urban Planning Exhibition Center; Chengdu, Sichuan Art Museum; Suzhou, Museum of Fine Art; Jinan, Shandong Art Museum; Dalian, Dalian Art Exhibition Hall; Xian, Shanxi Museum of Fine Art; Wuhan, Gallery of Fine Arts of the Wuhan Academy; Hangzhou, Museum of Fine Art), in occasione del quale il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Jinan gli conferisce la laurea ad honorem in pittura. Un riconoscimento importante che gli consente di tenere un corso di pittura presso l’Accademia di Wuhan. Nel 2007 inaugura “Tra Oriente e Occidente” alla Fondazione Querini Stampalia, tra gli eventi collaterali della 52. Biennale di Venezia. Nel 2009 la Shangheye Gallery di Shanghai presenta “Lontano da Xian”. Sono di quell’anno le due monumentali opere, esposte in Galleria, realizzate a quattro mani con l’artista cinese Pen Lusheng. Risale al 2011 la personale “Diario Cinese”, allestita presso l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e al Museo di Tianjin, in occasione dell’anno culturale della Cina in Italia. Il MOA (Museum of Art) della National University di Seoul, nuova sede espositiva progettata dall’archistar Rem Koolhaas, lo invita a esporre i suoi lavori più recenti di grandi dimensioni: l’evento, dal titolo “Seoul/Soul”, è curato da Lóránd Hegyi e dal direttore del museo coreano Hyung Min Chung in collaborazione con Lucio Izzo, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura. Nel 2012 realizza la mostra “The Male, the Female, the Sacred. Omar Galliani in dialogue with drawing tradition”, a cura di Manuela Lietti e Wang Huangsheng, allestita nella nuova sede del CAFA Art Museum di Pechino, progettata da Arata Isozaki. Nel 2013 allestisce “Il sogno della Principessa Lyu Ji” nella Sala Cinese del Caffè Florian di Venezia per la XII edizione di “Temporanea” (catalogo a cura di Stefano Stipitivich e Andrea Formilli Fendi, con una poesia inedita di Roberto Mussapi). Due grandi opere dedicate alla principessa, la cui storia ha profondamente commosso l’artista, sono ora esposte presso Vicolo Folletto Art Factories. Nel 2015 partecipa alla “Tianjin International Design Week”. Nel 2018 la sua opera “Lontano da Xian”, esposta nel 2017 alla “Biennale Internazionale d’Arte di Pechino”, è stata acquisita dal Museo Nazionale d’Arte della Cina (NAMOC), con sede a Pechino, accanto ai lavori di Pablo Picasso, Salvador Dalí, Kaethe Kollwitz ed Ansel Adams.

OMAR GALLIANI, Carte d’Oriente. Carte d’Occidente
2 dicembre 2018 – 28 febbraio 2019
Vicolo Folletto Art Factories, Reggio Emilia
Inaugurazione: domenica 2 dicembre, ore 17.30
Orari: venerdì e sabato 10.30-13.00 e 16.00-19.30 o su appuntamento

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Adam Nidzgorski e la Création Franche

Pierre_Albasser_Les_liems_familaux_2016_pennarello_e_acrilici_su_carta_recuperata_2016_305x365_cmAdam Nidzgorski e la Création Franche” è il titolo della mostra a cura di Dino Menozzi che dal 24 novembre al 15 dicembre 2018 si terrà alla galleria Rizomi di Parma.

In mostra, opere di sette autori – Pierre Albasser, Franck Cavadore, Claudine Goux, Bruno Montpied, Adam Nidzgorski, Jean-Joseph Sanfourche, Gèrard Sendrey – tutti presenti nelle collezioni del Musée della Création Franche di Bègles, in Francia.

Bruno_Montpied_Songeur_en_aparte_2018_oli_su_cartoncino_32x24_cmL’occasione della mostra è duplice: da un lato la mostra di Jean Dubuffet promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, dall’altro la pubblicazione del volume di Adam Nidzgorski “Lettera a Catherine” (Grafitalia, 2018).

Il termine “Création Franche”, coniato da Gérard Sendrey, indica una produzione artistica spontanea, libera e affrancata dalle regole dell’arte istituzionale. Nel 1996, nella città di Bègles, nasce per un’esigenza archivistica il Musée della Création Franche. «Non ci si stupirà di sapere – scrive Nicola Mazzeo – che l’espressione di Sendrey (Création Franche) nasce perché la Collection de l’Art Brut di Losanna gli impedirà di usare l’espressione coniata da Dubuffet (Art Brut). Come l’Art Brut nasceva in dialettica con l’arte ufficiale così la Création Franche in un certo senso nasceva in dialettica con l’ Art Brut… ».

franck_cavadore_senza_titolo_acrilici_su_carta_recuperata_29x212_cmParallelamente all’importante mostra di Jean Dubuffet, il progetto della galleria Rizomi intende sottolineare l’esistenza di altre ricerche, troppo spesso appiattite o non considerate nel panorama dell’arte contemporanea e delle grandi fiere di settore: Street Art, Lowbrow, Outsider Art, Création Franche, Art singulier e Art Brut, limitandoci solo alla tradizione occidentale, sono appunto alcuni di questi punti, ognuno con una sua autonomia e indipendenza.

La mostra “Adam Nidzgorski e la Création Franche”, promossa da galleria Rizomi e Artètipi, riunisce circa cinquanta opere di piccolo e medio formato messe a disposizione dagli autori stessi o dagli eredi.

Adam_Nidzgorski_senza_titolo_2018_acrilici_su_carta_41x305_cmIl giorno dell’inaugurazione sarà presente l’artista e autore Adam Nidzgorski per una contestuale presentazione dell’accorata lettera alla moglie recentemente pubblicata da Grafitalia.

Come scrive Abbondio Menozzi nella sua presentazione, il libro «è il racconto del viaggio che Adam Nidzgorski ha compiuto, da Marsiglia alla Tunisia, per eseguire le ultime volontà della moglie, deceduta nel 2005, la quale aveva espresso il desiderio che le proprie ceneri venissero sparse in mare al largo della cittadina di Hammam-Lif, dove aveva trascorso la propria gioventù».

La sede della galleria Rizomi (Strada Nino Bixio 50, Parma) è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 10.00-18.00, sabato e domenica su appuntamento. Per informazioni e appuntamenti: t. 0521 208520 / 339 7931250 / 347 4670645, info@rizomi.com.

Jean_Joseph_Sanfourche_senza_titolo_1996_pastello_ad_olio_su_carta_33x245_cmAdam Nidzgorski e la Création Franche

A cura di Dino Menozzi
Galleria Rizomi
Strada Nino Bixio 50, Parma
24 novembre – 15 dicembre 2018
Inaugurazione: sabato 24 novembre, ore 18.00
Orari: da lunedì a venerdì ore 10.00-18.00, sabato e domenica su appuntamento

Per informazioni e appuntamenti:
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