Romarama il Mattatoio

Nell’ambito del programma di Romarama il Mattatoio accoglie due installazioni di artisti contemporanei: Gaia di Luke Jerram (UK) – dal 29 luglio al 3 agosto, posizionata all’aperto, nel centro del complesso del Mattatoio – e Thirst di Voldemārs Johansons (Lettonia) – dal 31 luglio al 16 agosto, allestita in uno dei teatri all’interno de La Pelanda

80109_Gaia di Luke Jerram_ veduta dell'installazione presso W5, Belfast, 2019

La vocazione del Mattatoio, definita negli obiettivi dell’Azienda Speciale Palaexpo, è quella di un luogo di ricerca, formazione, produzione e presentazione delle pratiche legate alle arti performative, nell’ottica dello scambio interdisciplinare fra i diversi linguaggi della performance – arti visive, danza, musica, teatro.

Sede del Master PACS (Arti Performative e Spazi Comunitari) – percorso formativo di eccellenza organizzato da Palaexpo con il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, che prevede una serie di appuntamenti pubblici, iniziati a febbraio e sospesi a causa dell’emergenza sanitaria – il Mattatoio, nel corso di questa estate propone una ricca programmazione che mette la performance in relazione con la dimensione espositiva e installativa, e sviluppa attorno a essa eventi, occasioni di confronto e laboratori per bambini.

Come già comunicato, dal 23 luglio il Padiglione 9b ospita la mostra La sottigliezza delle cose elevate di Andrea Galvani – primo appuntamento del nuovo progetto Dispositivi Sensibili a cura di Angel Moya Garcia.

Fino a fine agosto, invece, proseguono all’interno degli spazi de La Pelanda le residenze artistiche di ricerca e produzione di Prender-si cura.

Alla fine di luglio il Mattatoio si apre a due nuovi interventi, pensati per riprendere confidenza e possesso dello spazio pubblico, riflettendo al tempo stesso sulla complessità del presente; due opere che, con linguaggi diversi, ci parlano della condizione dell’essere umano nella sua relazione con l’ambiente, in un momento forse unico di riflessione e consapevolezza condivisa a livello globale.

L’allestimento di Gaia di Luke Jerram consentirà al pubblico, per la prima volta dopo anni, di attraversare, anche con lo sguardo, il grande viale centrale che collega il Lungotevere e il Ponte Testaccio con Piazza Orazio Giustiniani.

Gaia di Jerram è una riproduzione fedele del pianeta visto dalla Luna: misura sette metri di diametro e la sua superficie è stata creata attraverso la combinazione di immagini ad alta definizione fornite dalla Nasa.

Gaia oggi appare a tutti noi, e non solo alle minoranze sensibili alle questioni ecologiche o climatiche, un luogo comune, uno spazio enorme e complesso, uno spazio interconnesso, in cui ciascuno sta facendo esperienza delle medesime cose da punti di vista e situazioni diverse. Nell’immaginario contemporaneo questo oggetto, che da lontano sembra una pallina di marmo blu venata di bianco, è l’immagine stessa della bellezza, ma anche della fragilità, del rischio di trasformazioni irreversibili e catastrofiche in quanto totali, è uno dei tanti pianeti ma l’unico ‘mondo’ che dobbiamo preservare e abitare creando alleanze che superino l’umano”, afferma la curatrice Ilaria Mancia.

Seguendo le indicazioni del suo stesso autore, Gaia diventerà uno spazio di attivazione e di espressione per altri artisti e pensatori. Il programma prevede – dal 29 luglio al 3 agosto – l’intervento di ospiti che condivideranno fisicamente e idealmente questo contesto creativo di confronto e di scambio, in un gioco di contaminazioni tra momenti performativi, incontri su tematiche ambientali e mitologiche, concerti, laboratori per bambini. Tra gli ospiti il musicista Davide “Boosta” Dileo, il coreografo Alessandro Sciarroni, la scrittrice e giornalista Loredana Lipperini, la formazione artistica Kinkaleri, il filosofo Leonardo Caffo, la dj e producer Deena Abdelwahed, i ricercatori Sara Gainsforth e Giacomo Maria Salerno, la cantante Ginevra di Marco, il filosofo Emanuele Coccia, insieme ai laboratori per bambini condotti dal Laboratorio d’arte di Palazzo delle Esposizioni e allo spettacolo per bambini della Compagnia I Sacchi di Sabbia / Teatro delle Briciole.

Thirst di Voldemārs Johansons è una video-installazione immersiva di un mare in tempesta che ci pone di fronte a una classica opposizione dialettica fra la contemplazione della potenza della natura, con il suo carico di fascino, e l’esperienza diretta, e quindi il rischio che ci potrebbe toccare o addirittura investire. Prosegue la curatrice: “Da una parte c’è il sublime – poter vedere qualcosa di terrificante stando al sicuro – dall’altra c’è il terrore rispetto a forze preponderanti e incontrollabili. Si dice che William Turner – che era un vero specialista di tempeste – nell’ansia, tipicamente romantica, di riuscire a “stare dentro” il sublime, a farlo proprio, si facesse legare all’albero maestro di navi che affrontavano il mare in burrasca. Forse la storia è inventata, ma è certo che i suoi quadri, che sono una delle fonti ispiratrici del lavoro dell’artista lettone, non sembrano mai visioni distaccate e rassicuranti. La tempesta ci travolge ma da un punto di vista in cui possiamo osservarla, abbandonandoci a una condizione impossibile e, allo stesso tempo, seducente.

“Sopravvivere su un pianeta infetto” (Donna Haraway) è possibile grazie alle alleanze con gli altri esseri viventi e grazie a tutto ciò che accade indipendentemente dalle azioni umane ma forse è possibile anche grazie alle opere d’arte, alla loro capacità di accompagnare la bellezza alla riflessione critica, il piacere all’elaborazione del trauma. Ci poniamo come osservatori a contemplare i fenomeni naturali, siamo spinti da un desiderio di “comprensione” che possa portare a stabilire con questi una relazione, per sentire responsabilmente che, come le piante, siamo fatti d’acqua e poggiamo a terra le nostre vite insieme alle altre creature.

Le installazioni e tutti gli eventi collaterali fanno parte di Romarama, il nuovo programma culturale di Roma Capitale.

La terra (ri)trovata di Giuliano Censini

Dal 26 luglio al 2 settembre 2020 il Museo Comunale di Lucignano, in Piazza del Tribunale 22, ospita “La terra (ri)trovata”, personale di pittura di Giuliano Censini. L’inaugurazione si svolgerà domenica 26 luglio, dalle ore 17, alla presenza delle autorità regionali e locali.
La mostra, patrocinata dalla Regione Toscana e dal Comune di Lucignano, con il contributo de La Ferroviaria Italiana, verrà introdotta da Cristina Castelli e sarà visitabile negli orari di apertura del museo.

Giuliano_Censini

Il Museo Comunale di Lucignano riapre le sue porte all’arte contemporanea ospitando la mostra di uno dei principali pittori toscani della sua generazione, Giuliano Censini. In esposizione una ventina di opere eseguite con tecnica mista, in parte inedite, che dialogano con il prezioso patrimonio artistico lucignanese.
Il titolo della personale è già esplicativo. “Sono nato da una famiglia di contadini e nei primi anni di vita ho vissuto nella storica fattoria La Fratta di Sinalunga – racconta Censini – Di quel mondo ricordo poco, perché negli anni Cinquanta il miraggio della nascente industria portava le grandi famiglie chianine a smembrarsi e abbandonare la campagna. Fino agli anni Ottanta c’è stato quasi un rifiuto per la civiltà contadina. Oggi, per fortuna, grazie a una nuova consapevolezza, si è tornati a recuperare il mondo rurale e le tradizioni, anche in ottica turistica e culturale”.
Censini quel mondo lo ha vissuto soprattutto grazie ai racconti dei nonni e dei genitori, quindi di riflesso, ma l’esigenza di riappropriarsi dei suoi luoghi ha dato l’incipit per la mostra in uno dei borghi più belli d’Italia.

Fin dagli anni Novanta la pittura dell’artista toscano tende a esaltare, in un intimo percorso, i segni di una terra miracolosamente plasmata dalla natura e dalla mano umana. Un dialogo proiettato a celebrare il ritmo del tempo dove l’uomo idealizza il suo domani.
Esaminando il linguaggio informale e materico di Censini pare di vedere i terreni coltivati, l’aratura dei campi come se fossero graffiti che segnano la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, la valle segnata dalle stagioni o dai momenti della giornata, che ne cambiano sfumature e luce. In alcune opere tornano più marcati i colori tipici della cifra stilistica censiniana. Possiamo così osservare la passionalità del rosso, la spiritualità dell’azzurro ed infine l’oro, cuore alchemico delle composizioni, attorno al quale convogliano in maniera più complessa materia e cromie, che vanno man mano sfumando mentre ci si allontana dalla parte centrale del quadro.
Altro elemento peculiare è la parte superiore dell’opera più scura, che degrada d’intensità mentre si scende, a simboleggiare le memorie e il vissuto consolidati che si confrontano sia con un presente transitorio e in evoluzione, sia con un futuro ancora da svelare.

Giuliano Censini nasce a Sinalunga (SI) nel 1951, ma vive e opera a Torrita di Siena (SI). Dopo essersi diplomato all’Istituto d’arte “Piero della Francesca” di Arezzo, frequenta i corsi della facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze e consegue l’abilitazione per l’insegnamento di discipline artistiche e storia dell’arte. Inizia a dipingere fin da giovanissimo. Le prime mostre e i primi concorsi risalgono infatti alla fine degli anni Sessanta.
Dal 1973 al 2010 è docente di Design e Progettazione dell’oreficeria negli Istituti d’arte di Macerata, Pistoia, e per oltre trent’anni, all’Istituto d’arte di Arezzo. Dal 1975 al 1977 frequenta, sotto la guida di Remo Brindisi, i corsi di disegno all’Accademia di Belle Arti di Macerata e, da quegli anni, inizia a partecipare attivamente alla vita artistica italiana esponendo in mostre personali, collettive e rassegne.

Gli anni Ottanta e Novanta sono caratterizzati da soggiorni-studio nelle principali capitali europee dove studia e approfondisce le varie correnti artistiche. Grazie a queste esperienze, Censini arricchisce la sua tavolozza, maturando nuove espressioni e tecniche che lo fanno conoscere a livello internazionale.
Nel corso degli anni, Censini, oltre ad aver progettato varie opere pubbliche di carattere pittorico e scultoreo, collocate in contesti civili e religiosi, ha esposto in numerose mostre collettive e rassegne sia in Italia sia all’estero. Autorevoli storici e critici d’arte si sono interessati alla sua attività artistica. Le sue opere si trovano esposte in musei, enti e amministrazioni pubbliche, ma anche in collezioni private di tutto il mondo.

Segnalato da Marco Botti
marco.botti9@gmail.com

Giada Maccioni e Il suon di Lei

Phos Centro Fotografia Torino ( Via Giambattista Vico 1) presenta dal 6 luglio al 6 agosto la mostra personale di fotografia di Giada Maccioni “Il suon di Lei”.

Giada-Maccioni_Il-suon-di-Lei

“Il suon di Lei” nasce dall’ascolto della montagna: questo simbolo per eccellenza di misticismo e sacralità è oggi sempre più deturpato e “accessibile”. Le sue strade sono sempre più spesso piene di rifiuti, contaminate dal passaggio umano.

Da qui la necessità di ascoltare: l’ascolto parte dall’osservazione di un paesaggio modificato, che chiede di essere udito. Un paesaggio nato come sede del divino e appello ad un cammino interiore, ora trasformato

Questo suono, contemporaneo e urgente, emerge silenzioso tramite un’immagine fotografica positiva, che non vuole mostrarne il deturpamento, ma ricordarne l’essenza e lo spirito. Un’immagine – influenzata dal lavoro di Nicolaj Roerich – che vuole risacralizzare, proteggere un paesaggio rimasto immutato per millenni e che ora, con la modernità, rischia di essere perso per sempre.

Un ricordo lontano, mitologico, che vuole dirci di rallentare e accontentarci, di accettarci come esseri umani, di rispettare le stagioni della vita, le sue nuvole e le sue piogge. Vuole dirci di accogliere le albe e gli inverni, di aspettare senza fretta la primavera, di osservare i colori e perdervisi senza desiderio di possesso, senza pretese e forzature. Per ascoltare un suono – presente e vivo – che ci parla ogni giorno, che ci protegge e ci cura.

Le fotografie dialogano con le poesie, realizzate per questo progetto dalla scrittrice Maria Elena Tripaldi. I testi portano la “voce del Nord” tra le vie di Torino.

Lentezza, osservazione, ascolto, comprensione: se vogliamo curare l’equilibrio ambientale dobbiamo ascoltare questa “donna sempre più sola” – la montagna – e rispettarla nelle sue sfumature, nei suoi canti, nella sua bellezza.

Osserviamo questi paesaggi e ascoltiamoli, accettiamoli: comprendiamoli nella loro profondità. Non sfuggiamo un rumore, ma abbracciamo un suono. Non aggrediamo il paesaggio, ma rispettiamolo per quello che è.

Le fotografie mostrano la bellezza della montagna, che si rivela anche nella narrazione poetica; i testi, metaforici ed ermetici, accompagnano il viaggio, accennando alle intenzioni.

Il percorso che si viene a creare conduce ad una presa di coscienza della differenza tra ciò che è e ciò che potrebbe non più essere.

Relazioni nomadi dell’arte

Relazioni nomadi dell’arte” è la mostra collettiva d’arte contemporanea a cura di Massimo Scaringella che si terrà presso la Kou Gallery dal 30 Giugno al 15 Settembre.

Artisti in mostra: Alex Caminiti, Flaminia Mantegazza, Francesca Tulli, Francesco Impellizzeri, Hannu Palosuo, Jairo Valdati, Jorge Romeo, Piero Mottola, ROP, Silvana Chiozza e Tuomo Rosenlund.

Relazioni nomadi dell’arte
HANNU PALOSUO – The Uncertainties of Memory, 2018, oil and mixed media on canvas, cm80x120, photo by Giorgio Benni

Kou Gallery inizia con questa mostra collettiva una serie di eventi espositivi ideati per far conoscere al pubblico romano, e non solo, questo mondo affascinante in bilico tra il linguaggio della modernità e i legami con la tradizione mettendo a confronto artisti di vari continenti e indicando come sottolinea il titolo del ciclo le “Relazioni nomadi dell’arte”.

Tra nuova figurazione, linguaggi sperimentali o astrazione, elementi comuni sono sempre un’attenta osservazione della società in evoluzione del loro continente e una esplosione di vita che rendono la mostra un’esperienza dei sensi. L’arte contemporanea sempre più spesso ricerca una precisa integrazione con il territorio, sia inteso come ambiente sia inteso come relazioni umane, che la pone inevitabilmente in confronto con il suo contesto visivo. Il visibile si impone chiaramente per quello che è, non per quello che rappresenta, e l’artista con il suo lavoro affronta con procedimenti desacralizzanti o artificiali il superamento del doppio gioco della realtà o della fantasia. Rifletta sull’interesse crescente e contemplativo o addirittura partecipativo dell’osservatore con un significato e un contenuto che sono una sfida alla sua spontaneità creativa. Crea così, un dialogo tra geografie fisiche e interiori, tra tensioni sociali e tensioni creative, senza tralasciare in alcun modo l’assimilazione di comportamenti di un territorio che sta fuori di noi e della nostra cultura originale, in altri luoghi, che noi fatichiamo a considerare nostri, proprio per l’incapacità di viverli qui e ora come elemento recepito e decodificato. Nello scenario imponente di una nuova idea creativa, le opere degli artisti contemporanei hanno un risalto particolare in quanto estranee spesso agli ambienti, generando un conflitto visivo apparente che allo stesso tempo ci porta ad un effetto di amalgama temporale che ci trasporta fuori dal tempo.

Come scrive Mircea Eliade, “L’istituzione di uno spazio sacro dove si rivive nel presente una scena mitica fuori dal tempo, è la risposta archetipica dell’uomo al suo terrore della storia, del divenire e della dissoluzione nella molteplicità”.

L’eterno ritorno allo stesso ambito cognitivo sicuro, sia come esorcismo all’universo palpitante che gli artisti invocano e celebrano, sia come rifugio davanti al passo vertiginoso di una marea universale, fanno sembrare quello spazio più vicino e riconoscibile alla nostra ineffabile umanità.

Questa sintesi temporale è il motivo per il quale le opere scelte per questa esperienza visiva sono tutte appositamente scelte per delineare un viaggio culturale avventuroso e sorprendente in cui la giustapposizione di punti di vista, a volte radicalmente diversi, riesce a svelare la trama di una narrazione polifonica, un’eco del mondo a venire come risultante della intersezione dei vettori del passato più prezioso con quelli della contemporaneità.

Prenota una visita privata

Kou Gallery
Via della Barchetta, 13 – 00186 Roma
Tel. +39 0621128870
Orari Lun-Ven 10:00-19:00

kou.gallery

Alessandra Brown – H o s t a g e s

Alessandra BrownCurva Pura è lieta di riaprire le sue porte con la prima mostra personale di Alessandra Brown, giovane artista (1992), nata in Inghilterra e cresciuta in Emilia Romagna, che nella mostra Hostages presenta i suoi ultimi lavori a cavallo tra fotografia e mixed media.

La galleria torna ad esplorare, con la mostra Hostages a cura di Vittorio Beltrami e Andrea Romagnoli, il tema della “sospensione metafisica“, dell’indagare oltre il visibile e della ragione esistenziale che può rendere allo stesso tempo gli esseri umani, liberi od ostaggi

Alessandra Brown nel suo lavoro fotografico, modificato ad hoc con stratificazioni (velature) materiche, racconta in modo molto incisivo le diverse gradazioni della realtà e degli stati emotivi dell’uomo: dalla serenità, all’alienazione, dalla felicità alla spersonificazione dell’anima per evocare un senso di universale accettazione della difficoltà e per definire una propria identità. Ostaggi di se stessi o di una società sempre più sfilacciata e individualista.

La mostra Hostages è stata concepita ben prima del “Covid Lockdown” ma, fatalmente, le emozioni che ogni essere umano può aver vissuto in quei mesi surreali si possono “ri-manifestare” e “ri-provare” nei lavori della Brown. Le opere presentate a Curva Pura, in una ambientazione impreziosita da un’istallazione site specific, paiono sospese, avulse dal tempo, anche se in realtà vivono in una dimensione cronologica plurima e cum-temporanea. Adagiate come sotto una segnante velatura, confinate da un sottile strato di silice, alcune immagini in bianco e nero si rivelano nella diafana traslucenza della memoria, affiorando senza emergere, intime sembianze di una vita trascorsa nei luoghi dell’artista. Sono ospiti di un tempo remoto, memoria di intima felicità, che lo sguardo stenta ad intravedere ma si ferma a cercare.

Hostages, opere che uniscono elementi cross, tra fotografia e scultura installativa, si innestano nel mosaico di una ricerca che Curva Pura ha avviato nelle più recenti stagioni espositive e che continuerà per raccontare le intersezioni più sperimentali provenienti da artisti italiani ed internazionali.

La mostra sarà visitabile nelle serate del 19, 20 e 21 giugno, oltre che su appuntamento, per tutto il mese di luglio.

Alessandra Brown nasce nel Regno Unito il 24/04/1992. Dopo essersi laureata in Storia presso l’Università di Bologna (2013), consegue un master a Canterbury (UK) in Storia e Filosofia dell’Arte (2014) e successivamente il biennio specialistico in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna (2018). L’indagine degli effetti del tempo e dello spazio sono elementi chiave nella sua pratica artistica. È attirata da un immaginario che contiene un senso di perdita e svanimento, in bilico tra l’assenza e la presenza, il passato e il presente, il reale e l’immaginato. Nei suoi progetti più recenti ha impiegato una combinazione di processi digitali, fotografia, disegno e di objet trouvé, al fine di creare installazioni che riflettono le sue ricerche. Nel 2019 vince il “Premio ORA”, il bando di residenza d’artista “Vis à Vis – Fuoriluogo 22”, il “Premio Arcipelago”, avente come giudici Lorenzo Balbi e Silvia Evangelisti, e il premio “Malamegi Lab II”. Lo stesso anno è finalista del premio “Ashurst Emerging Art Prize” di Londra e del concorso “ASPA Awards”. Sempre nel 2019 realizza una mostra personale, “Waiting for Venus”, curata da Federica Fiumelli, e partecipa alle mostre collettive “Geografie della Memoria” curata da Katia Baraldi, al festival ravennate “Camera Work – Circuito OFF” diretto da Denis Curti, e le mostre “Sedimenti” e “Binomi” curate da Alessandro Mescoli. Nel 2018 è finalista del “Premio Nazionale delle Arti”, viene scelta per “Ai Piani Intimi”, mostra collettiva curata da Irene Fenara e Luca Caccioni e partecipa alla mostra “Sospensioni”. Lo stesso anno apre assieme ad altri tre artisti “SottoSuolo”, uno spazio dedicato alla sperimentazione artistica e a mostre di artisti emergenti.

Gli Origami di Davide Benati

Dopo il successo riscosso nel 2019 ad Arte Fiera Bologna, con uno stand interamente dedicato a Davide Benati, la Galleria Bonioni Arte (Corso Garibaldi 43, Reggio Emilia) riprende la propria attività espositiva con una selezione di opere recenti dell’artista reggiano conosciuto ed apprezzato a livello internazionale. Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra sarà visitabile dal 13 giugno al 26 luglio 2020.

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L’esposizione trae il titolo – ” Origami” – da tre opere inedite ad acquerello su tela, che attraverso la puntuale stratificazione dei colori primari sembrano alludere all’arte giapponese di piegare la carta per ottenere forme che richiamino la natura.

Come si legge nel testo di Sandro Parmiggiani pubblicato all’interno della monografia Skira (Milano, 2010), «La pittura di Benati respira passione in ogni sua fibra: in quel subitaneo accendersi e incupirsi, e nell’altrettanto repentino farsi soffio, fugace e transeunte, dei colori; nello sciogliersi e annullarsi della forma dentro il vuoto, dentro il grande oceano del chiarore della carta; negli stessi repentini movimenti del polso che fanno mutare la direzione del segno, sviando quelli che sembravano il profilo e l’itinerario predestinati di una forma, come se la sua pittura fosse l’esito combinato di molti misteriosi sommovimenti generati dall’interiorità da memorie che riaffiorano, o addirittura da qualche incontrollabile agente come il battito del cuore o il ritmo del respiro».

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Davide Benati è nato a Reggio Emilia nel 1949. Ha frequentato il liceo artistico di Modena e in seguito l’Accademia di Brera di Milano. È stato titolare delle cattedre di Anatomia e Pittura all’Accademia di Brera e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1972, alla Galleria Il Giorno di Milano, si tiene la sua prima mostra personale. Il suo curriculum espositivo, già rilevante negli anni Settanta, dovuto ad intense ricerche e sperimentazioni, si arricchisce nel decennio successivo di mostre personali ed esposizioni collettive nazionali e internazionali: nel 1982 è invitato da Tommaso Trini alla Biennale di Venezia, dove tornerà di nuovo nel 1990 con una sala personale. Nel 1986 partecipa alla Quadriennale di Roma; nel 1989 la Galleria Civica di Modena organizza su di lui una mostra antologica, alla quale Antonio Tabucchi dedica un racconto in catalogo; nel 1992 e nel 2010 espone ai Musei Civici di Reggio Emilia e in quell’occasione Luciano Caramel scrive un saggio di commento sul catalogo della mostra. Degno di nota è anche l’elenco delle partecipazioni a esposizioni collettive in Italia e in tutto il mondo: nel 1985 partecipa ad “Anni Ottanta” a Bologna, nello stesso anno alla III Triennale Internazionale tenutasi alla Kunsthalle di Norimberga, nel 1985 a “Dopo il concettuale” a Trento, nel 1986 “Itinerari di arte contemporanea” a Lisbona, nel 1995 alla Biennale Internazionale del Cairo e parallelamente espone in molte altre mostre in gallerie private italiane e straniere: Milano, Anversa, Stoccolma, Amburgo, Zurigo, Parigi e New York. Dal 2006, per circa dieci anni, ha lavorato in esclusiva per la Galleria Marlborough Monaco. Nel 2018 Luca Tommasi Arte Contemporanea di Milano presenta la personale “Back to Italy”. Nello stesso anno, nell’ambito della “Biennale del Disegno” di Rimini, gli viene dedicata una grande mostra nella sede di FAR Fabbrica Arte Rimini. Nel 2019 la Galleria Bonioni Arte presenta ad Arte Fiera Bologna una “Piccola antologica” di opere scelte. Attualmente collabora con la galleria milanese Luca Tommasi Arte Contemporanea e con la galleria reggiana Bonioni Arte.

La mostra sarà visitabile da martedì a domenica con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Ingresso libero. È possibile fissare un appuntamento per garantirsi di una visita esclusiva.

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0522 435765, cell. 338 40005234,
http://www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it,
http://www.facebook.com/bonioniarte,
http://www.instagram.com/bonioniarte.

 

Segnalato da:
Chiara Serri
CSArt – Comunicazione per l’Arte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142
M. +39 348 7025100
info@csart.it
http://www.csart.it

CAMERA – Il Centro Italiano per la Fotografia riapre al pubblico

A partire da lunedì 18 maggioCAMERA – Centro Italiano per la Fotografia riapre le sale di via delle Rosine 18 per tornare a vivere di persona, e in sicurezza, le mille e una storia delle fotografie di Memoria e Passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero e della mostra in Project Room Biomega Multiverso.

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La chiusura forzata del centro espositivo ha portato ad un naturale cambiamento della programmazione in corso e futura: Memoria e Passione resterà aperta fino al 30 agosto, Biomega Multiverso in Project Room sarà visitabile fino al 14 giugno, mentre la grande mostra su Paolo Ventura, inizialmente in programma a fine maggio, aprirà in autunno.

In queste settimane di restrizioni – commenta il direttore Walter Guadagnini – abbiamo realizzato e proposto al pubblico le nuove rubriche online di #CAMERAonair per raggiungere le persone a casa e coinvolgerle con aneddoti, curiosità e racconti legati alle mostre e alle numerose attività di CAMERA. Per noi, come per molte altre realtà che si sono reinventate, è stata una sfida, alla quale abbiamo risposto con entusiasmo, cercando di fare quello che ci riesce meglio, diffondere la cultura fotografica, con tutti i mezzi e in ogni situazione. Ci auguriamo, ora, di accogliere nuovamente il nostro pubblico nelle sale di CAMERA, così da festeggiare, se non un ritorno alla normalità piena, quanto meno un ritorno alla cultura dal vivo, davanti agli oggetti e insieme alle persone.

Abbiamo passato settimane difficili – continua il presidente Emanuele Chieli – e complicati saranno i mesi a venire, non possiamo negarlo. Ma dobbiamo ritornare alla normalità e ritornare a guardare avanti, con grande prudenza ma altrettanta determinazione e fiducia. Il nostro primo pensiero va a tutti coloro che non sono più tra noi e a tutti coloro che soffrono e che hanno sofferto. Il secondo pensiero, colmo di gratitudine, va a tutti i lavoratori che ci hanno permesso di superare questo momento drammatico con impegno, dedizione e senso del dovere, confermando la solidità dei valori sui cui la nostra società è basata. Per dimostrare la nostra gratitudine e ricordarci di quanto sia importante il ruolo della Sanità e della Protezione Civile, abbiamo deciso di offrire l’ingresso gratuito, fino alla fine della mostra in corso, a medici, infermieri, a tutto il personale sanitario e ai volontari della Protezione Civile. Un piccolo gesto che vuole essere un sincero “GRAZIE” collettivo da parte di tutto lo staff di CAMERA.
Abbiamo bisogno di bellezza e gioia di vivere; in queste settimane abbiamo avuto l’ulteriore conferma dell’importanza della cultura e dei valori di cui la cultura è portatrice. Con la riapertura di CAMERA e la proposta della magnifica mostra in corso, speriamo di poter offrire al pubblico bellezza, leggerezza e, soprattutto, una ritrovata normalità.
Non dimentichiamo infine che Il 2020, iniziato in modo così difficile, resta per CAMERA un anno molto importante: in autunno festeggeremo il nostro quinto compleanno e stiamo lavorando assiduamente perché sia un momento di condivisione e di rinascita.

CAMERA riapre le porte al suo pubblico e lo fa con nuove modalità di prenotazione online, con tutte le misure di sicurezza necessarie per accogliere al meglio i visitatori e con nuove audio visite.

Le nuove modalità di prenotazione online

A partire dal 25 maggio, sarà possibile prenotare gratuitamente – da remoto o di persona – il proprio turno d’ingresso in mostra, così da evitare o ridurre i tempi di attesa e assicurare ingressi meglio distribuiti nel corso delle giornate, attuando le prescrizioni sul distanziamento fisico e migliorando l’esperienza di visita. Il sistema, in costante potenziamento, è reso possibile grazie all’app di gestione della fila virtuale UFIRST (https://ufirst.business/utenti/scarica-app/), facilmente scaricabile da App Store e Google Play.

Le nuove audio visite

Per continuare ad accompagnare il visitatore anche in tempi di distanziamento fisico, CAMERA ha pensato e realizzato un sistema di audio visite per offrire una nuova versione della classica visita guidata: grazie ad un semplice QRcode, ciascuno potrà scegliere di ascoltare l’introduzione del direttore e i contenuti audio per singola sala costruendo, così, una fruizione personale e modulare della mostra. Sarà sufficiente inquadrare con la propria fotocamera del cellulare il QRcode per ascoltare i file audio.
Il servizio, offerto in collaborazione con ARTECO, sarà gratuito.

Le misure di sicurezza e gli orari

Per CAMERA la sicurezza rappresenta oggi più che mai la priorità. Le mostre potranno essere fruite con percorsi monodirezionali di ingresso/uscita chiaramente segnalati. Nello spazio, pannelli informativi daranno le indicazioni per mantenere le distanze di sicurezza e le giuste precauzioni. All’interno del centro espositivo sarà obbligatorio l’uso della mascherina e, se prescritto dalle autorità competenti, a ogni visitatore verrà controllata la temperatura corporea all’ingresso della Fondazione.Al bookshop verranno distribuiti guanti monouso per sfogliare i volumi esposti mentre il gel disinfettante sarà a disposizione in vari punti dello spazio espositivo. Verranno, infine, assicurate procedure di igienizzazione ripetute nel corso della giornata e di sanificazione periodica.

CAMERA sarà aperta con il consueto orario: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00, giovedì dalle 11.00 alle 21.00. Per festeggiare la possibilità di tornare a visitare le mostre, anche due aperture straordinarie, dalle 11.00 alle 19.00: martedì 19 maggio e martedì 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana.

Le attività online

In attesa di far ripartire tutta la programmazione di incontri e attività in presenza di CAMERA, in questa fase prosegue lo spazio virtuale di racconto e condivisione di #CAMERAonair attraverso video, immagini, storie, curiosità pubblicate sui nostri canali social – Instagram, Facebook e Vimeo.
Si arricchisce settimana dopo settimana con un ottimo successo di follower il programma dei FOTO-TALK, A CASA DELL’ARTISTA – le dirette Instagram del giovedì alle 18.30 in collaborazione con Lavazza. Si stanno alternando così “al microfono” di Instagram, insieme al curatore di CAMERA Giangavino Pazzola e alla curatrice e registrar Monica Poggi, i fotografi Lorenzo Vitturi (9 aprile), Paolo Ventura (16 aprile)Silvia Camporesi (23 aprile), Francesco Jodice (30 aprile), Jacopo Benassi (7 maggio), Nicola Lo Calzo (14 maggio), Federico Clavarino (21 maggio) e Linda Fregni Nagler (28 maggio).
Continuano i FOTO-PODCAST, le audio rubriche del sabato che ci intrattengono con audio in versione podcast di estratti tratti da preziosi libri fotografici del nostro bookshop, e i laboratori online per i più piccoli di CAMERA KIDS, una domenica al mese in collaborazione con ARTECO.
Ritorna anche la rubrica FOTO-NOTE, un’occasione di studio a distanza grazie ai contributi video del direttore di CAMERA Walter Guadagnini che, dal suo studio di casa, ci racconta alcuni dei passaggi salienti della storia della fotografia italiana e internazionale.
Infine, prosegue la rubrica FOTO-STORIE, il contest di fotografia e scrittura che ogni lunedì lancia una nuova sfida di creatività per comporre un piccolo grande racconto a partire da un’immagine dell’Archivio Storico Eni pubblicata sui nostri canali social.

Le mostre

Memoria e Passione. Da Capa a GhirriCapolavori dalla Collezione Bertero, curata da Walter Guadagnini con la collaborazione di Barbara Bergaglio e Monica Poggi, racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale dagli anni Trenta fino alla fine del XX secolo. Ma la mostra è anche l’omaggio alla splendida storia di un collezionista, Guido Bertero, che, a partire dalla fine degli anni Novanta ad oggi, ha raccolto oltre duemila stampe in una raccolta unica in Italia per originalità dell’impostazione e qualità delle fotografie presenti. Tra le tante immagini che compongono la collezione, i curatori ne hanno scelte più di trecento, realizzate da circa cinquanta autori tra i quali alcuni dei protagonisti della storia della fotografia italiana e mondiale della seconda metà del Novecento: Bruno Barbey,Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin,Robert Capa,Lisetta Carmi,Henri Cartier-Bresson,Mario Cattaneo,Carla Cerati, Mario Cresci,Mario De Biasi,Mario Dondero, Alfred Eisenstaedt,Franco Fontana,Luigi Ghirri,Mario Giacomelli, Jan Groover,Mimmo Jodice, William Klein, Herbert List,Duane Michals,Ugo Mulas,Ruth Orkin,Federico Patellani,Ferdinando Scianna, Franco Vimercati e Michele Zaza.
BIOMEGA Multiverso di Cosimo Veneziano, esposta in Project Room e a cura di Beatrice Zanelli (ARTECO) e Vincenzo Estremo, è parte del progetto BIOMEGA iniziato nel 2018 con il sostegno della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del Bando ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea. L’artista, in collaborazione con il Brain Lab. Dipartimento di Neuroscienze dell’Università IULM di Milano, ha realizzato un lavoro transdisciplinare sull’uso delle biotecnologie in ambito agroalimentare, per riflettere sulle procedure di acquisto dei consumatori, oggetto di studio del neuromarketing. Partendo da queste indagini, Veneziano ha realizzato BIOMEGA Multiverso, un’installazione composta da serigrafie e ricami su tessuto, in dialogo con una coppia inedita di vasi in ceramica. L’intero lavoro riflette sulla percezione visiva, con l’obiettivo di indurre il visitatore a interrogarsi su quanto essa possa influire sulle sue scelte quotidiane di fruitore e consumatore, e della sua attuale applicazione nel campo delle neuroscienze.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

INFORMAZIONI
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino http://www.camera.to |camera@camera.to

Facebook
/ @CameraTorino
Instagram/ @cameratorino
Twitter/ @Camera_Torino #CAMERAtorino

Orari di apertura 
(Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura)
Lunedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica 11.00 – 19.00
Giovedì 11.00 – 21.00
Martedì Chiuso | Eccezionalmente, martedì 19 maggio e martedì 2 giugno 11.00 – 19.00

Biglietti
Ingresso Intero € 10
Ingresso Ridotto € 6, fino a 26 anni, oltre 70 anni
Soci Touring Club Italiano, Amici della Fondazione per l’Architettura, iscritti all’Ordine degli Architetti, iscritti AIACE, iscritti Enjoy, soci Slow Food, soci Centro Congressi Unione Industriale Torino, possessori Card MenoUnoPiuSei.
Possessori del biglietto di ingresso di: Gallerie d’Italia (Milano, Napoli, Vicenza), Museo Nazionale del Cinema, MAO, Palazzo Madama, Borgo Medievale, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna, Forte di Bard, MEF – Museo Ettore Fico, FIAF.

Ingresso Gratuito
Bambini fino a 12 anni
Possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte, possessori Torino+Piemonte Card, possessori tessera ICOM.
Visitatori diversamente abili e un loro accompagnatore.Servizio di biglietteria e prevendita a cura di Vivaticket.

Contatti

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino
http://www.camera.to | camera@camera.to

Ufficio stampa e Comunicazione
Giulia Gaiato
pressoffice@camera.to
tel. 011 0881151

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049 663 499
gestione3@studioesseci.net (Roberta Barbaro)
http://www.studioesseci.net

Visto da qui : Sergio Vega

La programmazione dell’intero 2020 della Galleria Umberto Di Marino è stata temporaneamente interrotta per fare spazio al progetto ‘Visto da qui‘.

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Visto da qui è stata una precoce occasione per riflettere sulla struttura della galleria stessa e del fare mostre, con l’obiettivo di eliminare quel surplus generato da una sempre più evidente sovrapproduzione di contenuti e riportando l’attenzione esclusivamente sulle opere. Tre per ogni artista, la maggior parte delle quali provenienti dal deposito della galleria, sono state esposte una per stanza tenendo in considerazione la visuale prospettica dello spazio espositivo.

Con cadenza bisettimanale si sono susseguite le opere degli artisti con cui la galleria ha collaborato nel corso dei suoi oltre venti anni di attività.

Andando oltre la formalità istituzionale dell’evento-opening, ogni capitolo del progetto è divenuto un momento di ricerca e approfondimento sull’operato dell’artista e sulla storia che lo ha accompagnato.

Visto da qui voleva essere un momento di ragionamento critico e condiviso sui processi e i luoghi del sistema dell’arte che ha portato a raccogliere nuove testimonianze, testi, dialoghi e approfondimenti.

Visto da qui avrebbe voluto chiedere a chi partecipa, informa e produce arte se fosse possibile una galleria senza inaugurazione, orfana di interazioni sociali fondamentali, ha cercato di stimolare un confronto su tematiche quali l’assenza dell’artista, l’utilizzo di una rigida prospettiva, l’immediata fruibilità online del percorso.

Dunque, data la situazione attuale e la sempre più condivisa necessità di una ridefinizione dei meccanismi standardizzati del sistema dell’arte, la Galleria Umberto Di Marino ha pensato di riproporre quanto già iniziato un anno fa e che forse, in un clima di rallentamento come quello che stiamo vivendo, potrà attivare una discussione collettiva in tempi più maturi.

Attraverso una newsletter settimanalmente verrà mostrato ogni singolo capitolo di Visto da qui e parte del materiale raccolto per l’occasione, digitalizzato e messo a disposizione di tutti i suoi contatti.

Visto da qui_Online: Sergio Vega (evento online)
Dal 13 al 19 maggio 2020
UMBERTO DI MARINO ARTE CONTEMPORANEA
Napoli, Via Alabardieri, 1, (Napoli)

Sito web
https://www.galleriaumbertodimarino.com/visto-da-qui_sergio-vega-22-october-7-november-2019/

Confronti col filtro

confronti in filtro-web

E’ online una nuova slideshow sul canale Leonartube della piattaforma video Youtube. Ha per titolo “CONFRONTI IN FILTRO – fra miniature del Quattrocento lombardo e soluzioni geometriche contemporanee“, e mette a confronto dieci disegni miniati appartenenti al codice ‘Theatrum sanitatis‘ e dieci dipinti contemporanei della serie ‘Conflitti’, dell’artiere Leonardo Basile, negli ultimi anni approdato sulle coste dell’astrattismo geometrico.

Le venti immagini vengono presentate assieme ad altrettante, risultato queste, di elaborazioni grafiche digitali delle prime.
Si fatica a trovare un nesso logico fra i due insiemi…fatica ‘sprecata’, considerando che un nesso…non esiste, dato che l’unico trait d’union fra i due generi, così platealmente incompatibili, è il ‘filtro grafico’ utilizzato per ognuna delle elaborazioni.

Un esperimento…questa la motivazione dell’azzardato confronto, data dall’autore della slide. Un esperimento dal risultato forse non eclatante ma, sicuramente, di discreto gradimento.

Il brano musicale che si ascolta in sottofondo è il ‘Rulers of Our Lands’ di Rafael Krux.

 

Mattanza

In questo difficile periodo di emergenza siamo costretti a rinunciare a molto, per il bene di tutti. Tra le cose a cui siamo costretti a rinunciare ci sono anche gli eventi culturali dal vivo, dei quali possiamo fruire solo online. Gli spettacoli online non possono sostituire lo spettacolo dal vivo, così come la riproduzione di un’opera d’arte non può sostituire la visita di un museo. Ma possono comunque aiutarci a sentirci meno soli e comunicare messaggi importanti, stimolando la riflessione del pubblico su temi che riguardano il nostro vivere nella società

MOTUS MATTANZAPer questo motivo, per celebrare la Festa Internazionale dei Lavoratori, l’Associazione MOTUS ha deciso di rendere disponibile online il video integrale dello spettacolo “Mattanza”, prodotto dalla Compagnia nel 2010 in collaborazione con Rassegna Sindacale, 2087 e Articolo 21, con il contributo di Regione Toscana e Comune di Siena. Lo spettacolo affronta il tema delle morti “bianche”, un tragico fenomeno che non accenna a diminuire: sono stati oltre 1.400 i morti sul lavoro in Italia nel 2019, in aumento rispetto ai dati degli anni precedenti (1.133 nel 2018 e 1.029 nel 2017).

Il link al video integrale sarà disponibile sulla pagina Facebook della Compagnia (www.facebook.com/MotusCompagnia) a partire dalle ore 15:00 del 1 Maggio e resterà online fino al 2 Maggio compreso.

La visione del video è gratuita e aperta a tutti. MOTUS rivolge però un invito agli spettatori ad effettuare una donazione all’Associazione. L’attuale emergenza sanitaria in corso sta infatti causando danni economici molto importanti a chi opera nel settore artistico e culturale, che probabilmente sarà uno degli ultimi a ripartire. Moltissime associazioni culturali, che realizzano progetti dal forte valore sociale, potranno sopravvivere solo grazie al supporto del pubblico, che potrà far sentire la propria vicinanza tornando ad affollare i teatri appena possibile, ma anche contribuendo “a distanza”. I fondi raccolti saranno utilizzati per realizzare le attività istituzionali di MOTUS, associazione attiva nella promozione dell’arte e della cultura da quasi 30 anni.

Per le donazioni IBAN: IT37B0103014208000000217771 intestato a MOTUS A.C.
Per ricevere la ricevuta della donazione effettuata, è necessario inviare un’email a info@motusdanza.it allegando la distinta del bonifico effettuato e indicando nome, cognome e codice fiscale per l’intestazione della ricevuta.

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