Stefano Cerio – NIGHT GAMES

Approda a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia una suggestiva selezione di scatti notturni dei parchi divertimento, tratta dal lavoro fotografico di Stefano Cerio NIGHT GAMES, in mostra dal primo giugno al 30 luglio, nella Project Room del Centro di Via delle Rosine 18 a Torino, prima personale dell’artista in uno spazio pubblico nazionale.

HyperFocal: 0Con la serie Night Games, Stefano Cerio prosegue la sua ricerca, apparentemente oggettiva, sui luoghi e sulle macchine del consumo del divertimento di massa, avviata con lavori quali Aqua Park (2010), Night Ski (2012) e Chinese Fun (2015). In mostra, ben 12 spettacolari immagini, di cui 8 di grande formato – oltre un metro di altezza per quasi un metro e mezzo di larghezza – e 4 di misure più contenute, che ben rappresentano la poetica di Cerio.

HyperFocal: 0Cosa succede in un parco dei divertimenti quando si spengono le luci? Cosa succede di notte nei parchi per bambini? Nel suo lavoro, Stefano Cerio offre alcune risposte a tali interrogativi e suggestive testimonianze visive, esplorando il tema dell’intrattenimento, del divertimento, della distrazione e lasciando che sia la realtà da lui immortalata a parlare, a raccontarsi.

Scrive Gabriel Bauret nel testo introduttivo del volume, edito da Hatje Cantz, che accompagna la mostra. “Stefano Cerio non realizza un inventario dei parchi divertimento e nemmeno cerca di declinare le fotografie al servizio di certe tematiche. Night Games riunisce luoghi e spazi differenti, come sono differenti i mondi a cui fanno riferimento gli scenari dei parchi: cinematografico, urbano, militare… Tutte le fasce di età sono in qualche modo coinvolte nella varietà dei parchi ai quali si interessa Cerio; compresa l’infanzia, perché Cerio fotografa anche nei giardini pubblici con giostre e scivoli. La composizione dell’immagine è di grande sobrietà. Il soggetto è spesso posto al centro e l’angolatura è rigorosa, in genere frontale. In compenso, ai margini è sempre presente qualche punto di riferimento che dà un’indicazione di scala. La gigantesca giostra di Coney Island a forma di fiore e il piccolo cavallo a molla del giardino di Villa Pamphili differiscono per dimensioni, ma non per il modo, identico, in cui sono trattate, un modo che rappresenta l’elemento unificatore dell’opera.

31-Nettuno-Beach-Roma.“Il progetto di Stefano Cerio potrebbe inscriversi – continua Gabriel Bauret – all’interno della dialettica artificio contro autenticità, poiché le sue immagini esprimono l’artificialità che invade il nostro mondo moderno. Potrebbe anche essere interpretato come una riflessione sul destino dell’America, soprattutto nel caso di Night Games e degli scenari del parco Mirabilandia a Ravenna, che rappresentano il crollo dei monumenti simbolici di Manhattan e danno l’immagine di un paesaggio urbano in preda alla decadenza.

HyperFocal: 0

Classe 1962, Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi. Inizia la carriera di fotografo a soli diciotto anni, collaborando con il settimanale L’Espresso. Dal 2001, il suo interesse si sposta progressivamente verso la fotografia di ricerca e il video. Tra le numerose mostre da lui realizzate, si ricordano Aqua Park (2010), Night Ski (2012) e Chinese Fun (2015). Le sue opere sono in molte collezioni pubbliche e private.

Contatti
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino
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Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049.663499
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Giulia Gaiato – pressoffice@camera.to – 346 5606493

#2 AMERICAS

L’EXMA – Exhibiting and Moving Arts presenta, dal 26 maggio al 25 giugno, AMERICAS, seconda tappa del prestigioso programma espositivo pluriennale SGUARDI SUL MONDO ATTUALE, dedicato alla grande arte contemporanea internazionale.

David LaChapelle, Surgery Story_ Free consultation, 1997Nato all’interno della rete di partnership promossa dal Consorzio Camù, il progetto mette in mostra opere appartenenti o nella disponibilità della collezione privata di Antonio Manca, con base in Sardegna, aperta verso il mondo.

Agli esordi di una problematica “era Trump”, AMERICAS è un’esposizione importante, impegnata, partecipe del nostro presente: riafferma il valore dell’incontro, del dialogo e delle contaminazioni, mentre la politica impone nuovi muri e separazioni; laddove i decreti dividono, l’arte unisce, grazie al lavoro di quanti per le proprie storie biografiche, e per il coraggio di perseguire idee scomode e controcorrente, costituiscono un ponte tra differenti culture.

In AMERICAS, gli artisti sono di assoluto rilievo, e tra loro alcune vere e proprie icone della contemporaneità, quali David LaChapelle, Andres Serrano, Cindy Sherman, Nan Goldin: alla Goldin è riservato uno spazio privilegiato, con una raccolta di immagini appartenenti ad alcune tra le sue serie più celebri, a partire da The Ballad of Sexual Dependency, costruita come un diario intimo d’amore e perdizione contro il perbenismo della middle-class americana.

Sguardi sul mondo attuale
#2 AMERICAS
Arte contemporanea internazionale da una collezione privata in Sardegna
Cagliari – EXMA Exhibiting and Moving Arts
26 maggio – 25 giugno 2017
Opening venerdì 26 maggio ore 18.30

Maschere, di Chiara Passalacqua ed Enrica Passoni

Dal 20 maggio al 15 giugno 2017 ExpArt studio&gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena (AR), presenta “Maschere”, doppia personale di Chiara Passalacqua ed Enrica Passoni e a cura di Silvia Rossi.

foto Chiara PassalacquaL’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.
Sabato 20 maggio, dalle ore 17,30, l’inaugurazione in galleria con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge.

LA MOSTRA:
La mostra “Maschere” mette a confronto le opere di Chiara Passalacqua ed Enrica Passoni, due artiste che si confrontano attraverso il medium fotografico, indagando la potenza del ritratto e delle sue sfaccettature.
Entrambe “coprono” i volti, esaltandone però così la capacità comunicativa. La maschera, sia essa fisica, reale o concettuale, cambia la fisionomia dei volti, da una parte esaltandone le peculiarità, dall’altra annullandola, rendendo così universale lo stato d’animo celato all’interno di quel guscio di carne attraverso il cui comunichiamo più di quanto, a volte, non vorremmo.

foto Enrica PassoniLa Passalacqua interviene sui suoi soggetti con l’argilla, materiale che sa essere tanto morbido quanto immobile. Essa interagisce con i suoi soggetti mettendone a nudo ed esaltandone ogni dettaglio, ogni storia vissuta e intuibile. L’artista ha iniziato il progetto lavorando sul proprio volto creando: “una maschera di me stessa bloccata, costretta dentro al materiale” per poi, successivamente, trasportare il progetto su soggetti diversi ed eterogenei.
La Passoni, all’inverso, annulla la presenza materica del volto. Il suo lavoro, che parte dal medium fotografico, ma il cui risultato finale sfugge a una definizione certa, si interseca con scene e soggetti dal taglio stretto, i cui luoghi rimangono ignoti e il contesto è affidato solo alla sensazione del fruitore. Le sagome, i gusci vuoti che rimango dopo il suo intervento, hanno però la capacità di narrare, con delicatezza, momenti ed emozioni fragili ed eterei.

BREVI BIOGRAFIE:
Chiara Passalacqua è nata a La Spezia e cresce a Manarola di Riomaggiore (SP). Frequenta la sezione Scultura del Liceo artistico di La Spezia, dove ha l’opportunità di partecipare a corsi di manipolazione di svariati materiali, dall’argilla alla saldatura del metallo, fino a corsi di fotografia digitale. Durante gli studi si rende conto di quanto ha da esprimere e di quanta rabbia per la società, il mondo e le sue ingiustizie viene catalizzata nelle sue prime opere. Dopo il diploma intraprende gli studi all’Accademia di belle arti di Firenze, dove ha modo di affinare la tecnica del disegno e della manipolazione dell’argilla. Dal 2007 a oggi la giovane artista ha partecipato a mostre collettive, presentato installazioni ed eseguito performance. Nel 2014 è stata finalista al Premio Arte di Cairo Editore, che l’ha portata a esporre al Palazzo della Permanente di Milano e vincere il Premio Accademia nella sezione Fotografia.

Enrica Passoni è nata a Trezzo sull’Adda (MI) ma vive e lavora a Monza. Nella sua arte si trovano disegni, dipinti, carte, collage, foto, materiali di recupero, installazioni… tutto per riconnettere i fili spezzati del senso e ritrovare una nuova attitudine all’attenzione. Un tentativo di condividere orizzonti di mondo rianimando il dialogo tra differenze interrotto dalle contraddizioni del presente. L’irriducibile opacità dell’Altro restituita dalla superficie riflettente dell’Io, una pratica artistica pronta al confronto con il silenzio e l’assenza oltre i vuoti, tra le pieghe di oblio e memoria. L’apparizione dell’immagine si staglia su uno sfondo di assenza: la verità richiede pazienza di ascolto e tempi di attesa. L’equilibrio minimalista delle forme e la rarefazione dei segni è l’autoritratto della dignità dell’umano, rivelato dal volto sempre mutevole dell’Altro. Personali, collettive, installazioni e performance hanno portato l’artista da molti anni a esporre con successo in tutto il territorio lombardo.

http://www.expartgallery.com

Martedì 16 maggio 2017

Ufficio Stampa – Marco Botti
tessera ODG 118843 – cell. 3475489038
marco.botti9@gmail.com – marco.botti@pec.giornalistitoscana.it

Pop my bling bling

Con pop my bling bling il mondo dell’arte si tinge di rosa, emanando charme e ambiguità che uniscono le emozioni e i desideri proiettati da artisti, curatori e galleristi.

Un ambiente levigato e glitter che nasce all’intersezione tra mostra e pop-up store, in cui ogni opera è parte di un dialogo più ampio attorno al sistema dell’arte contemporanea. In un confronto aperto con i concetti e le estetiche dell’effimero, la mostra si propone di evocare il senso di illusione e disillusione di quando la bolla scoppia.

Pop my bling bling

Nel corso del ventesimo secolo, gli artisti e le loro esistenze si sono resi fondamentali per la creazione di valore in una new economy dove l’arte, sempre più permeata dal quotidiano, si è rivelata una “forma pietrificata della vita economica”, come afferma lo storico d’arte Michael Baxandall.

Un’autonomia dell’arte condizionale alla realtà periferica, che tralascia tuttavia una libertà residua. In un flusso convoluto che scorre dal prodotto al processo, dal materiale all’immateriale, dal vendibile al non vendibile, pop my bling bling celebra una nuova forma di convivenza nata dall’eterno matrimonio e divorzio tra arte e mercato, capace di svelare altri orizzonti possibili all’interno di questa cornice conflittuale.

Attraverso live, performance e screening – interventi come proiezione ulteriore di sé – gli artisti si confronteranno con le dinamiche del sistema dell’arte contemporanea, speculando anche il complesso paradosso del self-marketing, con un tono che oscilla tra il critico e l’irriverente.

Pop my bling bling
THE FLAT – MASSIMO CARASI
Milano – dal 17 al 19 maggio 2017
Via Paolo Frisi 3 (20129)
+390258313809 , +39 0258313809 (fax), +39 022155325
carasi-massimo@libero.it
http://www.carasi.it

I have longed to move away. Lawrence Carroll, Opere/Works 1985-2017

Domenica 14 maggio alle ore 11.00 al Museo Vincenzo Vela si inaugura l’esposizione “I have longed to move away. Lawrence Carroll, Opere/Works 1985-2017” (14 maggio – 15 ottobre 2017).

I have longed to move away. Lawrence CarrollLa mostra, a cura di Gianna A. Mina, direttrice del Museo, è la prima monografica dedicata da un museo svizzero all’artista e presenta una sessantina di opere di Carroll dagli esordi ai nostri giorni. Costruita sull’arco di quattro anni, l’esposizione propone numerosi lavori inediti, molti dei quali realizzati per questa occasione.
All’inaugurazione, alla presenza dell’artista, interverranno la curatrice e Lara Conte, storica dell’arte e autrice di uno dei saggi in catalogo, e vi saranno intermezzi musicali eseguiti dal sassofonista Alan Rusconi.

I have longed to move away. Lawrence Carroll, Opere/Works 1985-2017, allestita dal Museo Vincenzo Vela, è la prima esposizione monografica dedicata da un museo svizzero al noto artista americano di origini australiane Lawrence Carroll (*1954). Essa è costruita nei minimi dettagli come una sorta di autobiografia predisposta nelle sale della casa-museo ottocentesca, e presenta opere selezionate dagli esordi fino ai nostri giorni. Attraverso l’allestimento essenziale e mirato, vengono evidenziate le sottili tematiche ricorrenti nel lavoro di Carroll, come pure gli snodi dai quali hanno preso avvio nuove ricerche all’interno di un corpus coerente nel complesso, ma costantemente modulato con minute e raffinate variazioni tematiche e di tenore espressivo. Ne risulta un percorso, che chiede di essere fruito con attenzione e tranquillità dal visitatore, accompagnato in questo processo di avvicinamento a una poetica molto personale dalle parole dell’artista stesso, raccolte in una agile guida alle sale.

La mostra è stata costruita sull’arco quattro anni, in stretta relazione con lo spazio del museo – che l’artista ha più volte vissuto in residence –, e in rapporto con l’opera monumentale dello scultore Vincenzo Vela, nonché attraverso un dialogo serrato con la direttrice del Museo e gli autori dei saggi in catalogo. Ne è nato un progetto indirizzato dall’artista attraverso una selezionare mirata di opere, la quale consente di liberare all’occhio e ai sensi dello spettatore le trame centrali e gli echi presenti nella sua poetica.
A lavori di grandezza monumentale si accostano dipinti minuti, dall’energia concentrata, nonché un nucleo di disegni, che rappresentano un arco di tempo dalla metà degli anni ’80 ai nostri giorni. Tra le opere esposte – di cui molte inedite – la maggioranza sono di recente produzione e provengono dall’attuale eremo creativo di Carroll, gli atelier di Bolsena e Grotte di Castro. Al tenore errabondo della sua vita e della sua ricerca introspettiva, scandita da numerose tappe e altrettanto numerosi spazi creativi, fa riferimento il titolo della mostra, I have longed to move away, che cita il titolo di una poesia di Dylan Thomas e che allude alla predilezione dell’artista per l’arte poetica.

Particolarmente affascinante e stimolante per l’osservatore attento risulta essere il sotteso colloquio tra i dipinti-sculture di Lawrence Carroll, i gessi preparatori di Vincenzo Vela (1820-1891) e altre opere in collezione Questo dialogo non risulta né palese né pedissequo. Esso invece scaturisce da numerose affinità: la comune porosità dei materiali, solo in apparenza frangibili (le grandi massicce tele tagliate e ricucite di Carroll, i monumentali gessi di Vela); il respiro connaturale alle opere di entrambi (la palpabilità delle tele ricoperte di polveri e cera dell’americano e la superficie permeabile delle sculture del ticinese); la “pittura scultorea” del primo che risuona nella “scultura dalle forti qualità pittoriche” del secondo). Insomma, uno stare bene insieme, seppur separati cronologicamente e dal contesto; uniti dalla profonda consapevolezza, dichiarata dall’uno quanto dall’altro, di appartenere a un flusso imprescindibile e necessario, quello narrato dalla “storia dell’arte”, e di sentire altrettanto indispensabile al proprio fare un forte e ponderato coinvolgimento personale.

Accompagna la mostra un catalogo riccamente illustrato, che racchiude testi dei critici David Carrier, Barbara Catoir, Lara Conte, Petra Giloy-Hirtz oltre alla presentazione di Gianna A. Mina, Edizione 5 Continents Editions.

Il Polo Museale della Sardegna a Monumenti Aperti

Il Polo Museale della Sardegna partecipa alla manifestazione Monumenti Aperti a Cagliari, nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 maggio, con un ricco programma e la visita gratuita del Museo Archeologico Nazionale, della Pinacoteca Nazionale e dello Spazio San Pancrazio e della Basilica di San Saturnino.

Basilica di San SaturninoAl Museo Archeologico i “ciceroni” saranno i bambini della Chatterbox English School che proporranno visite guidate in italiano e inglese, mentre continua il progetto Musei di Storie con l’evento, diventato già di grande successo, Piccoli Costruttori di Nuraghi, dove bambini e ragazzi potranno “edificare” con le loro mani i monumenti archeologici grazie a materiali leggeri che permettono di sperimentare tecniche e metodi costruttivi del periodo prenuragico e nuragico.

Nella Pinacoteca Nazionale e nello Spazio di San Pancrazio, sempre in Cittadella dei Musei, all’interno del progetto Cultura senza barriere gli studenti del Liceo Classico “G.M. Dettori” effettueranno delle visite guidate per non vedenti e non udenti, mentre gli studenti del Liceo Classico “G. Siotto Pintor” saranno disponibili ad illustrare il percorso espositivo a tutti i visitatori.

La Basilica di San Saturnino resterà aperta al pubblico nelle giornate di sabato 13 e domenica 14, dalle 9.00 alle 19.00 con visite guidate a cura del Liceo Classico e musicale della Scuola superiore Convitto nazionale, del Liceo Artistico Foiso Fois e dell’Associazione ANFASS ONLUS Cagliari.

Inoltre, sabato 13 maggio, per la Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio, promossa dall’AIS, si terrà nella Pinacoteca Nazionale, dalle 10.00 alle 13.30, una conferenza dal titolo: Vitigni e cultivar tradizionali: un’identità da preservare e un patrimonio da valorizzare.

Infine, sempre sabato 13, dalle 16.00, all’interno del Museo Archeologico verranno allestiti spazi di degustazione guidata a cura dell’Associazione Italiana Sommelier.

Dal sito web del Mibact

Other Places

Intragallery presenta la doppia personale fotografica degli artisti Matteo Basilé e Corrado Sassi, “Other Places”, che inaugurerà a Napoli il 18 maggio 2017, alle ore 19, negli spazi di Via Cavallerizza a Chiaia 57, con la presenza degli artisti.

MATTEO-BASILE-CARRARA-1Il titolo scelto per la mostra, “Other Places”, invita lo spettatore verso luoghi altri, evocando visioni di realtà immaginate.

Entrambi gli artisti si esprimono attraverso la fotografia; Basilé progetta accuratamente la sua visione, prevedendo con esattezza gli elementi che restituiranno il suo racconto, mentre Sassi ha un approccio più istintivo: fotogrammi da lui raccolti in velocità, vengono poi sovrapposti, per creare una suo ideale luogo altro.

OTHER PLACES – Matteo Basilé / Corrado Sassi

18 maggio / 30 giugno 2017

OPENING

Giovedì 18 maggio 2017

dalle 19.00 alle 21.00

Orario galleria: dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30, sabato dalle 10.30 alle 13.30

CORRADO-SASSI-NEBRASKA-2017

Art &Poetry – The Worship of nature

L’artista taiwanese Lee Feng torna in Italia con una panoramica riassuntiva delle sue recenti collezioni, esattamente a due anni di distanza dalla sua prima mostra a Milano durante l’Expo. L’evento fu organizzato a maggio del 2015 nell’elegante cornice dell’Hotel Boscolo, dopo il viaggio in Svizzera in occasione dell’Art Basel 2016 per una Mostra collettiva con 3 maestri cinesi del calibro di Ho Kan, LiuYiyuan e Hsiao Cin.

Copia-di-FLYER_promoLa mostra di Lee Feng (in origine Lee Wee- Ping) dal titolo “Art &Poetry – The Worship of nature” è organizzata da Amalart e Big Eyes Vision International, in collaborazione con Banca Generali Financial Planner, sotto la Direzione artistica di Edward Xu& Zhao XiangWu.

Colori, pennellate, luci ed ombre entrano in relazione generando un movimento armonico e bilanciato, creando immagini permeate da uno scambio dialogico tra background iconico orientale e assenza di vuoti tipica-mente occidentale. Arte strumento e parafrasi del non detto, del silente, dell’Io sovraordinato e trascendente in quiete con Energia ed Universo. Questo il pensiero dominante capace di oltrepassare le barriere linguistiche, culturali, personali che Lee Feng attraverso le sue opere, vuole comunicare.

L’evento culturale si svolgerà a Milano presso Banca Generali in Via San Paolo 7 (6° piano), già sede negli ultimi anni di esibizioni di artisti nazionali ed internazionali.

Mostra visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 17,30 (venerdì fino alle ore 16,30).

Amalart (www.amalart.it) nasce nel 2013 con l’idea di valorizzare l’arte contemporanea italiana ed internazionale, con un approccio innovativo alla comunicazione. La sua strategia lungimirante ha proiettato la società verso mercati quali come Cina, India, Russia e Corea, dove ha siglato partnership e collaborazioni con importanti gallerie d’arte, musei, case d’aste, boutique di lusso, studi di architettura ed interior designer.

L’inaugurazione della mostra si terrà martedì 16 maggio alle ore 18.30. Evento ad invito riservato.

Per approfondimenti sull’artista consigliamo il sito internet http://www.amalart.it/feng mentre per avere informazioni sulla mostra e le prenotazioni scrivere alla mail milano2@bancagenerali.it.

FILES: PDF delle Opere di LeeFeng LEE FENG: Art &Poetry – The Worship of nature Via San Paolo, 7 (sesto piano) a Milano – Sede di Banca Generali Financial Planning Mostra visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 17,30 (venerdì fino alle ore 16,30).

KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々ovvero “Qui si incarnano gli dei”

Generali Italia apre al pubblico Palazzo Morosini a Venezia offrendo la possibilità di visitare gratuitamente lo storico edificio, che ospiterà KOKODÉ KAMIGAMI ここで神々, che letteralmente vuol dire “Qui si incarnano gli dei”. Una mostra che racconta, attraverso l’arte della fotografia unita alla pittura, la pratica più misteriosa delle arti marziali e la spiritualità che la contraddistingue: il Sumo.

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L’evento, promosso e organizzato da Generali Italia, in collaborazione con Arthemisia e contestualmente alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rientra nel programma di Generali Italia Valore Cultura, che ha l’obiettivo di sostenere le migliori iniziative artistiche e culturali e promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del territorio.

La mostra, che apre al pubblico dall’ 11 maggio al 16 luglio 2017, è curata da Xavier Martel, docente di storia dell’arte del XIX secolo all’Università Paris I.

Attraverso 33 opere l’artista giapponese Daimon Kinoshita – incisore di ukiyo-e – e il fotografo francese Philippe Marinig illustrano tramite la commistione della loro stessa arte il mondo della forza, dell’intelligenza e dell’accettazione di sé dei lottatori di sumo, i sumotori che diventano rikishi se professionisti.

Gli artisti, che lavorano entrambi sullo stesso tema, raccontano le origini di questa antica lotta che è lo sport nazionale del Giappone dove i contendenti, immortalati nella quotidianità dalla macchina fotografica di Marinig, si allenano nelle heya (le palestre dette anche scuderie) o si affrontano nel dohyo (la zona di combattimento), indossando il mawashi (il caratteristico perizoma) e acconciando i capelli con la oi-cho mage (la particolare crocchia).
Nelle opere in mostra anche la rappresentazione dello yokozuna, il grande campione per eccellenza distinguibile perché durante l’ingresso sul dohyo indossa la pesante corda annodata detta tsuna. E a questa figura è dedicata un’intera sezione che narra il successo del giapponese Kisenosato, il 72° yokozuna in tutta la storia del Sumo, lunga più di 400 anni. Kisenosato, dopo aver vinto il torneo Grand Sumo di Spring 2017, ha raggiunto l’apice del successo a distanza di 19 anni dall’ultimo yokozuna giapponese.

L’evento vede come sponsor tecnici Shoei, Awagami Factory e Fujifilm, media partner Billionaire e Gatehouse. Gli artisti sono rappresentati da Atelier Visconti. sposta presso Archivio di Stato – via Pietro Oreste 45, Bari – dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.30; sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Apertura straordinaria anche il 2 giugno. Ingresso euro 4,00 informazioni 080.541.48.13

Ivano Tomat – Tracce e Sedimenti

Inaugura martedì 16 maggio, ore 18.30, presso la galleria Rilievi Contemporary Art, la mostra Tracce e Sedimenti di Ivano Tomat, che si snoda su due registri: quello del colore, con poche variazioni, prediligendo una gamma polverosa e smorzata; la contrapposizione tra pieno e vuoto, dentro e fuori, l’aggetto della materia o la sua corrosione.

Ivano TomatL’esposizione è una panoramica sugli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista: tre opere inedite del 2016-17, prive di riferimenti grafici, che indagano ritmo e geometrie insiti negli accostamenti di toni contrastanti, vengono messe a confronto con tavole o tele dove alfabeti magici affiorano dalla superficie, e con lastre “arrugginite” che contengono in nuce entrambe le direzioni, andando fino alle origini figurative dell’autore.

Ivano Tomat (Roma, 1957) comincia come disegnatore. Dopo l’Istituto d’Arte e gli studi di illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design si specializza in incisione a puntasecca. Nel 1993 l’acquerello diventa il suo medium, astratto, dai timbri squillanti e i profili sinuosi. Poi torna alla tela e alla commistione di mezzi e generi. Che si esprima attraverso il gesso, l’acrilico o il legno l’intera ricerca verte sull’analisi delle dualità: della materia, del pensiero, della natura, della forma.

In un secondo momento compaiono simboli misteriosi, chiavi di accesso a mondi arcani, lettere indecifrabili e foglie stilizzate. I caratteri runici, primitivi; le continue cancellazioni, i graffi; la fascinazione per l’ignoto, l’oscuro, caratterizzano queste immagini e contaminano molte delle prove seguenti.

Ivano Tomat 2Oggi è focalizzato su dipinti che diventano bassorilievo. Una cadenza regolare, pieno-vuoto-pieno-vuoto, accompagna lo studio dell’incontro tra primari, secondari, complementari. Rosso, verde, viola, attutiti e mai strillati. «Il colore è emozione istantanea, non c’è un segno da leggere, basta uno sguardo, ti colpisce subito» (cit. l’artista).

Sebbene abbia cominciato a esporre nel 1995, è dal 2000 che le occasioni di presentare i propri lavori si fanno più frequenti. Sono da segnalare le collettive: Universo mare, I classificato nella sezione installazioni del Concorso Nazionale Romanatura organizzato dalla Regione Lazio al Porto di Ostia (2003); Sagome 547, a cura di Horti Lamiani Bettivò (2005); L’arte seduta, Vitarte, Viterbo (2006); Impronta Globale, a cura di Daniele Arzenta all’ISA Istituto Superiore Antincendi, Roma (2009); Marche d’acqua, Premio internazionale di acquerello, Fabriano (2010); Insieme, Banca d’Italia, col Patrocinio dell’Ambasciata del Guatemala (2011). Con la mostra Tracce e Sedimenti Ivano Tomat, a quasi dieci anni di distanza dall’ultima personale al Museo degli Strumenti Musicali di Roma, propone una visione completa degli sviluppi della propria indagine che, pur nelle diverse direzioni prese, rimane sempre fedele a determinati presupposti: la magia della pittura, l’azione che scava nella profondità del piano, il gusto per la qualità non sofisticata degli elementi.

Ivano Tomat, Tracce e Sedimenti
mostra personale di pittura

Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017 ore 18.30
Dal 16 al 23 maggio 2017
Orari: dal lunedì al sabato 11.00-19.30

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